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Il clima necessario

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 08/10/2020

Il clima necessario Il clima necessario Aldo Cazzullo, Corriere della Sera
Adesso – scrive Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera a proposito dell’impennata di nuovi contagi in Italia – l’importante è non perdere la testa, parlare poco e chiaro, individuare regole semplici e farle rispettare; e soprattutto evitare la guerra di tutti contro tutti, governo e Regioni, maggioranza e opposizione, Pd e 5 Stelle. Nei momenti più gravi della nostra storia, continua Cazzullo – la forza morale e la capacità di resistenza degli italiani hanno spesso dovuto sopperire all’inadeguatezza delle classi dirigenti. È accaduto durante le due guerre mondiali; meno nella Ricostruzione, quando gli sforzi dei nostri padri furono assecondati da una generazione politica che seppe unirsi per scrivere la Costituzione e poi, nella sua parte cattolica e liberale, compiere la scelta atlantica e reggere l’urto della guerra fredda. Anche quello che stiamo vivendo è un tornante della storia. I numeri di ieri confermano che la seconda ondata sta arrivando. E colpisce anche Regioni dal sistema sanitario fragile, che la prima ondata aveva risparmiato. Le crisi da arginare sono due, strettamente collegate: quella sanitaria e quella economica. Si tratta di trovare norme di comportamento che evitino di sovraccaricare ospedali e terapie intensive, senza deprimere ulteriormente i consumi e di conseguenza la produzione e il lavoro. Non è semplice. Ma alcune cose le abbiamo imparate. Il virus sarà meno letale, ma non è affatto «clinicamente morto»; anzi. Le mascherine servono: al chiuso e anche in caso di assembramenti all’aperto. I test rapidi sono necessari se vogliamo tenere aperte le scuole. Tracciare i contatti resta fondamentale, ma lo è anche mettere in sicurezza — ad esempio negli alberghi purtroppo vuoti di turisti stranieri — le persone positive al virus che non hanno bisogno di essere ricoverate, ma non possono neppure restare a casa a rischio di contagiare i familiari. Soprattutto, è necessario costruire un clima di collaborazione.
 
Conchita Sannino, la Repubblica
Anche Conchita Sannino su Repubblica si occupa dell’aumento dei contagi, e in particolare nel Mezzogiorno, risparmiato dalla prima ondata della pandemia. Frenare prima che sia troppo tardi, avverte. Da un lato, non lasciare un centimetro di vantaggio all’avanzata del virus nell’esplosiva situazione del Sud, dovuta a una Sanità strutturalmente precaria e a un’economia già piegata dagli effetti del lockdown. Dall’altro, non trasmettere il panico alla popolazione: il trionfalismo di ieri o l’esorcismo che inneggiava al “miracolo” dell’infezione arrestata al di sotto del Garigliano – persino da parte di esponenti istituzionali di vertice - era fuori asse come forse certo allarmismo incontrollato, magari di parte, di oggi. Ma un dato è certo. Si apre per il Paese, non solo per Palazzo Chigi, una partita sulla quale né il premier Giuseppe Conte, né il ministro Roberto Speranza possono più celare in queste ore la loro preoccupazione. L’impennata di contagi, dalla Campania che nel mercoledì nero del Mezzogiorno infetto sfonda il tetto dei 500 al giorno (ed è stabilmente in cima alla statistica italiana dei nuovi positivi, nonostante resti all’ultimo posto per numero di tamponi su percentuale di abitanti) alla Puglia e alla Sicilia che arrivano intorno a quota 200, spinge il governo a immaginare un ventaglio di soluzioni. Rallentare i contagi, circoscrivere i focolai, soprattutto scongiurare il rischio che eventuali e a questo punto possibili restrizioni non inneschino la scintilla di proteste sociali, che già cominciano ad affacciarsi sulla piazza per la forza con cui la crisi soffia sulle famiglie, le aziende, il lavoro nelle fabbriche. Le ipotesi allo studio del Comitato tecnico scientifico sarebbero comunque temporanee, ma non possono non fare i conti con la storica “cagionevolezza” del territorio in cima a tutti i dossier delle ultime Repubbliche (e non per questo fronteggiata o superata).
 
Pietro Garibaldi, La Stampa
Sulla Stampa Pietro Garibaldi invoca norme chiare e omogenee per fronteggiare la ripresa della pandemia in Italia, ed evoca il pericoloso federalismo da mascherina. Dopo una riduzione estiva dei contagi, nella giornata di ieri gli individui positivi hanno superato le 3600 unità. Siamo tornati ai livelli di metà aprile, quando eravamo chiusi in casa da circa quaranta giorni. Anche se la situazione italiana è migliore di quella di Francia, Spagna e Regno Unito - dove i casi quotidiani spesso superano le diecimila unità - l’arrivo dell’autunno non lascia tranquilli i cittadini. Nella passata primavera gli italiani hanno obbedito in modo rigoroso a un provvedimento di chiusura del Paese che non aveva precedenti. Ma la realtà autunnale è molto più caotica. Lo stato di emergenza del Paese - approvato lo scorso marzo e inizialmente previsto fino allo scorso luglio, andrà avanti almeno fino al 31 gennaio 2021. Inoltre, da ieri e fino al 15 ottobre, in tutto il territorio nazionale la mascherina è diventata obbligatoria al chiuso e all’aperto. In realtà, in anticipo rispetto al provvedimento nazionale, ordinanze sull’uso della mascherina all’aperto erano già state emanate nel Lazio, in Campania, Calabria e parte della Liguria. I costituzionalisti ci spiegano che la sanità è materia regionale, ed è quindi normale e legittimo che ciascuna regione prenda le sue iniziative. I cittadini si sentono persi e hanno bisogno di un gesto di responsabilità a tutti i livelli di governo. Si evitino gli ingorghi decisionali tra i diversi livelli territoriali. Si utilizzi la conferenza Stato-Regione o un altro consesso istituzionale per evitare in futuro il federalismo della mascherina. Stato e Regioni si diano un modus operandi semplice che permetta di prendere provvedimenti chiari, semplici e facilmente spiegabili ai cittadini.
 
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