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La giusta distanza

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 06/10/2020

In edicola In edicola Fiorenza Sarzanini, Corriere della Serra
Sul Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini richiama l’esigenza della “giusta distanza” come misura fondamentale per evitare l’aumento dei contagi: “E’ la seconda ondata e noi ci siamo dentro. Stiamo meglio di altri Paesi – scrive - ma non stiamo bene. In questi giorni di preparazione del Dpcm, il decreto del presidente del Consiglio, si è molto parlato delle misure necessarie a contenere il contagio. E tra l’altro si è valutata la chiusura anticipata dei locali pubblici — ristoranti e bar compresi — con una serrata alle 23. Una misura secondo alcuni necessaria per contenere gli assembramenti in quelle strade e piazze di paesi e città dove la sera ci si incontra per un aperitivo o per cenare. Al momento, il governo è stato frenato dalle proteste di associazioni di categoria e governatori e ha deciso di lasciare libertà di intervento in questa materia ai presidenti delle Regioni. L’esecutivo ha dunque preferito puntare su un nuovo obbligo: la mascherina all’aperto. Il decreto prevederà delle eccezioni per chi fa sport o passeggia da solo in luoghi isolati, ma la regola sarà comunque stretta per impedire che chi sta in luoghi affollati possa trasmettere il coronavirus. Il Covid-19 ha molte caratteristiche che ancora non conosciamo. Gli stessi scienziati che lo studiano da tempo sono divisi su alcuni aspetti. Ma di una cosa possiamo essere ormai certi: più stiamo vicini, più ci contagiamo, proprio come avviene per un raffreddore o l’influenza. Ecco perché, adesso che siamo in questa nuova e difficile fase, non possiamo sbagliare. È già accaduto questa estate quando la scelta scellerata di alcuni governatori di riaprire le discoteche ha fatto impennare la curva epidemiologica. Un peggioramento della situazione porterebbe inevitabilmente a nuove chiusure, proprio come sta accadendo in molti Paesi d’Europa. Il governo ora ha frenato, ma se nelle prossime settimane aumenterà ulteriormente il numero dei contagiati sarà inevitabile dover prevedere altre limitazioni alla libertà di movimento delle persone. Anche gli scettici, o chi pensa che questa emergenza sia soltanto un grande inganno, devono convincersi che il rischio sono nuove «zone rosse», limitazioni ai negozi e ai locali aperti al pubblico. Rispettare le regole, seguire le indicazioni, essere responsabili, serve a tutelare le persone, la nostra vita, gli interessi economici di ciascuno e della collettività. Serve a uscirne prima e meglio”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
“Proprio quando dovrebbe serrare le fila su tre, quattro punti chiari per fronteggiare la nuova fase dell’emergenza, la coalizione mostra tutte le sue debolezze. Determinate in massima parte dall’implosione dei Cinque Stelle, ma a cui il Pd non riesce a rimediare”. Lo scrive Marcello Sorgi sulla Stampa evidenziando come, tra Pd e M5S si sia “impreparati alla seconda ondata”: “A dire la verità - osserva - una certa confusione la rivela anche il governo. I provvedimenti che Conte si accinge a varare sono di difficile decifrazione. Se si vuol imporre l’obbligo d’uso della mascherina all’aperto, come qualche Regione ha già fatto, che senso ha limitarlo agli estranei ed escluderlo per i familiari? Immaginiamoci il continuo leva-metti dei dispositivi di chi, uscito in compagnia di moglie e figli, e con in tasca, per sicurezza, una copia dello stato di famiglia, alla vista del primo sconosciuto sul marciapiede, dovrà correre a coprirsi bocca e naso per evitare una multa salata. E altrettanto complicato si presenta seguire i consigli che accompagnano la fase del ritorno del virus. L’avvio dell’anno scolastico è andato com’è andato, adesso sta per arrivare il concorsone per nuovi docenti che incrocerà la mancanza di supplenti e di termometri per misurare la temperatura agli studenti prima dell’ingresso in classe. Il calcio va (o torna) verso il blocco, dopo l’assenza forzata del Napoli sul campo della Juventus. E chi se ne frega, ha detto più o meno il ministro della Salute, Speranza, commentando che non è certo in cima alle priorità del governo e fingendo di ignorare che quella del pallone è un’industria che muove centinaia di milioni e dà lavoro a decine di migliaia di persone. Inoltre, le insufficienze del sistema sanitario, dopo tanti, ripetuti annunci sul raddoppio dei posti in terapia intensiva, gli acquisti delle attrezzature, le assunzioni del personale, in molti casi, soprattutto al Sud, sarebbero ancora ferme a sette-otto mesi fa. Verificare per credere. L’Italia era entrata nell’emergenza, a febbraio, come secondo Paese a rischio del mondo. Sarebbe davvero un peccato che un lavoro così ben fatto fosse sprecato tutto insieme, di fronte alla seconda ondata, annunciata, prevista e del tutto affrontabile. Sol che Conte, i suoi ministri e la maggioranza che dovrebbe sorreggerli in Parlamento, ritrovino la giusta concentrazione.
 
Luigi Manconi, la Repubblica
“Si può dire che, con il decreto appena approvato, i migranti e i profughi tornino a essere quelle persone in carne e ossa che sempre sono state: l’esito ultimo di un mondo attraversato da iniquità e sperequazioni”. Lo scrive Luigi Manconi su Repubblica a proposito della modifica dei cosiddetti decreti Salvini ricordando come “i provvedimenti del precedente governo avevano collocato in una dimensione criminale le vittime di questa tragedia economica, ambientale e politica, riducendole a problema di ordine pubblico, a minaccia sociale e, infine, a fattispecie penale. Dunque - sottolinea - il nuovo decreto costituisce un significativo atto di rinnovamento, che interviene su nodi cruciali dell’intero sistema. Viene ripristinata quella che era la protezione umanitaria, ora definita “speciale”, per chi nel proprio Paese rischierebbe “trattamenti inumani o degradanti”, e viene introdotto il divieto di espulsione in caso di violazione dei diritti umani nel luogo di origine; e in relazione al livello di integrazione raggiunto in Italia. La misura più sciagurata dei cosiddetti decreti Salvini era stata proprio il drastico ridimensionamento del sistema Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati, ora accessibile anche ai richiedenti asilo), che aveva sortito l’effetto di precipitare un numero crescente di stranieri in una condizione di marginalità, interrompendo un faticoso processo di inserimento sociale e incrementando l’insicurezza pubblica. Operare in senso esattamente opposto, ampliando e rafforzando il sistema dell’accoglienza diffusa, basata sulla distribuzione degli stranieri per piccoli gruppi all’interno delle comunità locali, è la sola prospettiva capace di favorire la convivenza tra residenti e stranieri. E l’unica in grado di rendere l’immigrazione una reale opportunità sotto il profilo demografico, economico-sociale e culturale, riducendo per quanto possibile i conflitti interetnici. Da oggi è possibile realizzare una politica dell’immigrazione più razionale, da collegare al negoziato — assai impervio — con l’Unione Europea, per un programma di effettiva e obbligatoria ricollocazione di chi sbarca in Italia. Per farlo, sarebbe bene superare le arretratezze e le pesanti cautele che ancora gravano sul testo del nuovo decreto. Uno slancio maggiore e un atto di fiducia negli italiani (e negli stranieri) non sarebbero segni di imprudenza, bensì di oculata saggezza”.
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