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Altro parere

Se i duri e puri sono soltanto i pi¨ affamati

Redazione InPi¨ 05/10/2020

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
“Se i duri e puri sono soltanto i più affamati”. E’ l’immagine che Alessandro Sallusti usa per descrivere la lacerazione in atto nel M5S: “Sull’implosione dei Cinque Stelle – scrive - in corso si stanno scrivendo fiumi di parole per cercare di capire il perché e il percome della fiammata. Si parla di divergenze di opinioni all’interno del gruppo dirigente, di duri e puri contro governisti, eccetera. Tutto vero, ma non escluderei che la spiegazione fosse assai più semplice e per nulla ideologica, come si vorrebbe invece fare credere. Certo, le contraddizioni all’interno di un movimento nato anti-casta che si è fatto casta sono inevitabili. Il punto è che qualcuno le contraddizioni le ha digerite in cambio di importanti ricompense, altri no. I primi sono tutti coloro che hanno partecipato e stanno partecipando al banchetto del potere e della celebrità (da Di Maio a Fico, per intenderci); i secondi sono i tanti che al banchetto non sono stati invitati e che non ce la fanno più a stare a digiuno al fianco di amici che si abbuffano e brindano in continuazione. Parliamo della maggioranza di deputati e senatori, segregati in Parlamento a schiacciare bottoni, usi ad obbedir tacendo, pena l’espulsione. Gregari esclusi dalla visibilità mediatica, e quindi dagli onori della cronaca utili a soddisfare l’ego, e privi degli agi che accompagnano la vita dei loro colleghi ministri e presidenti. Fateci caso, tra i ribelli non ce n’è uno che abbia un ruolo all’interno del governo, del Parlamento o dei tanti organi dello Stato. Di Battista, cui Grillo preferì due anni fa l’allora suo amico fraterno Di Maio come leader assoluto del Movimento, costringendolo all’esilio volontario per salvare la faccia, si è messo alla testa dei contestatori: basta inciuci - sostiene -, torniamo alle origini. A me viene il dubbio che in realtà intenda dire: basta escludermi, voglio anche io un posto al sole perché sono stufo di girare come un gioppino a provare a scaldare gli animi freddini dei pochi elettori rimasti mentre voi pasteggiate alla grande. Per risolvere la crisi grillina che minaccia la stabilità del suo governo, Conte dovrebbe fare una sola cosa: distribuire ai capi rivolta qualche ghiotto boccone di potere, vedrà che i lupi si faranno agnelli in men che non si dica. Se invece pensa di cavarsela con le brioche, rischia di fare la fine di Maria Antonietta di Francia, ghigliottinata dal suo popolo”.
 
Raffaele Marmo, il Giorno
“La seconda ondata del Coronavirus porta, nei bollettini quotidiani e settimanali, numeri, dati e percentuali che appaiono via via sempre meno trasparenti e comprensibili. Cifre che dicono all’apparenza tanto, ma che, in realtà, ci comunicano solo la sensazione di un nuovo stato di allarme e di emergenza, senza raccontarci come stiano realmente le cose e verso quali situazioni ci si stia muovendo”. Così Raffaele Marmo sul Giorno si pone domande sulla comunicazione a proposito dell’pandemia: “Il problema, per capirci, non è in ciò che ci viene detto o in ciò che leggiamo nei numeri. Il problema – sottolinea - riguarda esattamente la mancanza di «dettagli» e di informazioni non secondarie sull’andamento del contagio e delle modalità di contrasto e di cura. E, prima di tutto: chi sono i morti? ella prima fase della pandemia ci eravamo abituati ad attendere la conferenza stampa di metà pomeriggio dei vertici del Comitato tecnico-scientifico e della Protezione civile. Oltre le cifre della statistica del male e della morte, scienziati ed esperti ci hanno offerto spiegazioni che hanno dato una rappresentazione anche «qualitativa» e non solo quantitativa della tragedia che viviamo. Insomma, ci hanno aiutato a capire giorno dopo giorno che cosa rischiavamo e che cosa potevamo attenderci. Oggi no. Da più settimane assistiamo, come spettatori inerti e sempre più angosciati, a un incremento costante dei contagi, senza sapere altro e senza che nessuno ci spieghi altro. Chi sono i morti da Coronavirus? Quale la loro età? Avevano altre patologie rilevanti? Quali indagini vengono effettuate sulle vittime? Perché, a fronte di elevati numeri di «positivi», vi sono meno deceduti rispetto alla prima ondata? Tutte domande senza risposte. Ma è del tutto evidente che proprio dalle risposte derivano conseguenze significative sulle opinioni e, dunque, sul nostro modo di percepire la pandemia autunnale. Ma le informazioni sono largamente lacunose e carenti anche sui contagiati e sui ricoveri. Quanti «positivi» finiscono realmente in ospedale e in quali condizioni? In quanti giorni in media si esaurisce la positività? Quanti sono gli asintomatici? Niente. Non c’è uno straccio di indicazione. Così come manca completamente una percentuale sui luoghi o sulle condizioni del contagio. Dove ci si ammala di più? In famiglia? Sui mezzi pubblici? Al lavoro? A scuola? Nelle uscite con gli amici? Possibile, insomma, che abbiamo saputo di più e meglio durante il lockdown? No. E, dunque, chi li ha in mano, tiri fuori tutti i dati. Saremo tutti più consapevoli delle nostre azioni”.
 
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