Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Sport e politica tempesta perfetta

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 05/10/2020

Sport e politica tempesta perfetta Sport e politica tempesta perfetta Francesco Saverio Intorcia, la Repubblica
Su Repubblica Francesco Saverio Intorcia si occupa della tempesta scatenata da Juventus-Napoli, non disputata ieri per via dei casi di Covid che hanno colpito la squadra partenopea, non presentatasi a Torino. Ma l’errore più grave che si può commettere – avverte Intorcia –  è quello di liquidare la vicenda come una semplice partita di calcio. C’è in ballo invece la credibilità di due sistemi, lo sport e la politica. E torna alla luce, evidente, il conflitto fra governo e Regioni. Quando il calcio italiano è ripartito, a giugno, non l’ha fatto per capriccio ma semplicemente per salvare se stesso: un’industria da 3,8 miliardi di fatturato, che conta 1,3 milioni di tesserati, ma che perde quasi 400 milioni a stagione ed è incatenata alla vendita dei diritti tv. La Serie A, come i principali campionati europei ad eccezione della Francia, per ripartire ha stilato un protocollo, stilato dai medici sportivi e validato dal Cts, che ha garantito un regime speciale ai calciatori, quello della cosiddetta quarantena soft. Questa è la chiave che ha permesso di riprendere e terminare il campionato passato e anche di iniziare quello in corso. Fin qui, il sistema speciale ha retto. Ma quanto accaduto al Genoa, prima, e al Napoli, di conseguenza, ha incrinato l’intero protocollo, la fiducia reciproca delle squadre e anche la chiarezza nelle competenze e nella divisione dei poteri decisionali. Tra i club è venuta meno l’armonia. Infine, sono scese in campo le Asl (in Campania, ma anche in Basilicata, dove è stato fermato il Potenza, in Serie C), che hanno disattivato e privato di efficacia un meccanismo concordato fra governo e Federcalcio e fin qui dimostratosi efficace, pur con tutti i rischi e i dubbi del caso. Questa vicenda sportiva non fa altro che riflettere l’assenza nel governo di una visione d’insieme e di lungo cabotaggio nella gestione dell’emergenza.
 
Maurizio Ferrera, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Maurizio Ferrera invoca una rapida semplificazione della burocrazia: adesso o mai più. In effetti, prosegue Ferrera, ai primi di luglio il governo di Roma ha varato in pompa magna il Decreto Semplificazioni. Un piccolo progresso, senza dubbio. Che però scalfisce solo i margini di quella montagna di regole e procedure con cui la pubblica amministrazione irrigidisce e rallenta quotidianamente il funzionamento dell’Italia. Il tempo stringe ed è chiaro che non si può fare in pochi mesi ciò che non si è riusciti a fare in trent’anni. Ma non possiamo più nasconderci dietro alle belle parole. Gli esperti hanno da tempo elaborato accurate diagnosi dei problemi e proposte di soluzione, è urgente fornire subito qualche segnale concreto di cambiamento. Ferrara ne suggerisce due: il nostro Parlamento vara provvedimenti legislativi troppo complessi e soprattutto incompiuti, in quanto necessitano di numerosi atti ulteriori per diventare esecutivi. Ciò vale anche, paradossalmente, per il Decreto Semplificazioni. La legge di conversione (approvata ai primi di settembre) prevede una sessantina di provvedimenti attuativi, 1,5 per articolo. Ecco allora un primo possibile segnale: il governo s’impegni a varare tutti questi provvedimenti entro la fine dell’anno. Il secondo passo deve essere più ambizioso e aggredire l’intera cornice di gestione delle infrastrutture, in particolare quelle co-finanziate dalla Ue. Nel sistema attuale ci sono troppi attori e troppi passaggi, con scadenze indefinite e scarsa attenzione per la sostanza, il monitoraggio, la valutazione dei risultati. In alcune regioni del sud un’iniziativa banale come il restauro di un edificio scolastico a valere su fondi Ue può richiedere fino a cinque anni. Insomma, troppa legge, poco management. E, nonostante il castello di regole, il sistema tende a generare comunque frodi, molta corruzione e poca imparzialità.
 
Abram Yehoshua, La Stampa
Sulla Stampa lo scrittore israeliano Abram Yehoshua si domanda come sia stato possibile che in Israele sia deflagrata una seconda ondata di coronavirus, che ha costretto il governo a imporre un nuovo e ancor più rigido lockdown. Dopo tutto – osserva Yehoshua – Israele non è una Nazione del terzo mondo. È uno Stato ben organizzato, con frontiere chiuse e strettamente sorvegliate. È preparato a emergenze belliche prolungate e ha un esercito grande e ben addestrato in grado di reclutare rapidamente riservisti che potrebbero dare una mano al personale sanitario nell’eseguire test e nel predisporre ospedali da campo e che eventualmente potrebbero coadiuvare la polizia nel compito di far rispettare le misure anti contagio. In altre parole Israele avrebbe potuto gestire in maniera più efficace l’emergenza e mantenere sotto controllo l’epidemia senza che si rendesse necessaria una nuova chiusura. Invece non è andata così. Cos’è successo? Va subito detto che questo fallimento non è da imputare solamente al governo Netanyahu. Ma è dovuto anche al comportamento promiscuo e persino provocatorio di tre specifiche fasce della popolazione, che se ne infischiano delle disposizioni mirate a contenere l’epidemia. Primi fra tutti gli ultraortodossi: è fra di loro infatti che si registra il maggior numero di contagi. Al polo opposto c’è un settore della popolazione completamente diverso: gli arabi israeliani. Il terzo settore infine è uno che mi sta particolarmente a cuore ed è vicino alla mia visione del mondo: i dimostranti contro Netanyahu, appartenenti a organizzazioni di sinistra e di centro che fino alla decisione di pochissimi giorni fa di bloccare tutte le manifestazioni, si raccoglievano in massa ogni sabato sera vicino alla sua residenza di Gerusalemme. Lo spirito di solidarietà israeliano si è dunque sgretolato ed è questo il danno peggiore causato dal governo di Netanyahu alla nostra società.
 
Altre sull'argomento
 Le spine mediorientali di Biden
Le spine mediorientali di Biden
Il rischio di un conflitto fra Iran, Israele e le monarchie sunniti ...
Maradona, la miseria non perdona
Maradona, la miseria non perdona
La parabola del campione e la totale empatia con Napoli
Altro parere
Altro parere
La luccicanza
Altro parere
Altro parere
Non aprite quelle scuole
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.