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Altro parere

Le tasse che nessuno ha mai tagliato

Redazione InPi¨ 01/10/2020

Altro parere Altro parere Pierfrancesco De Robertis, Il Giorno
“Dalla «flat tax» all’intramontabile «meno tasse per tutti», il tema del fisco ha sempre dominato le campagne elettorali degli ultimi vent’anni. Senza che ci fosse un partito o un leader che non ne promettesse un taglio, grande o piccolo che fosse. E senza che uno di quei leader sia poi riuscito a portare a termine lo scopo”. Lo scrive Pierfrancesco Derobertis sul Giorno a proposito delle “tasse che nessuno ha mai tagliato”: “La realtà – osserva - è che le tasse le hanno sempre aumentate tutti, e quando non lo hanno fatto direttamente è perché avevano permesso che la parte dei cattivi gabellieri fosse impersonata dagli enti locali. Per il cittadino il saldo è sempre stato negativo. Adesso, a due anni e mezzo dalla fine della legislatura, la maggioranza che a questo punto arriverà fino al 2023 ha l’occasione attesa da tempo. Semplificare il sistema fiscale nel suo complesso e ridurre, stavolta sul serio, il carico fiscale facendo in modo che un nuovo fardello non finisca per gravare sulle spalle dei ceti produttivi che bene o male sono quelli in grado di far ripartire il paese dopo la batosta del Covid, e sul ceto medio che in questi anni ha sempre svolto il ruolo del tartassato per eccellenza e che è l’unico in condizione di far crescere la domanda interna. Premurandosi poi, la maggioranza, di evitare che le eventuali nuove risorse e quelle che arriveranno dall’Unione europea finiscano in mance e mancette. La riforma del fisco non si esaurisce in una mera rimodulazione delle aliquote, altrimenti sarebbe solo un gioco delle tre carte, ma rispecchia un’idea di Paese. Ed è su questo che Pd, renziani e Cinquestelle sono adesso chiamati a rispondere, pena il continuare a vivacchiare alla giornata come purtroppo troppo spesso è accaduto in questo anno di governo giallo-rosso. Dalle prime avvisaglie intraviste non molto di buono traspare. Grandi dichiarazioni di intenti, grandi disquisizioni su aspetti tecnici come quello sul sistema tedesco, molte promesse e molta confusione. Mancanze che Conte e Gualtieri devono al più presto colmare, magari augurandosi che una delle gambe fondamentali della maggioranza, i Cinquestelle, chiariscano finalmente a loro stessi e al mondo chi sono e qual è il popolo che intendono rappresentare. Sperando che vada oltre la platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza”.
 
Agostino Giovagnoli, Avvenire
“Alla fine la questione della libertà religiosa in Cina è finita in secondo piano. Avrebbe dovuto essere al centro della visita di Mike Pompeo ed effettivamente se n’è parlato tanto nei suoi giorni romani. Ma l’inusuale aggressività mostrata da parte americana verso la Santa Sede ha finito con lo spostare l’attenzione su tutt’altra questione”. Lo scrive Agostino Giovagnoli su Avvenire in un commento all’indomani della visita in Vaticano del segretario di Stato Usa indicando "quella di un’alternativa inedita per i cattolici (americani e no) tra il Papa e Trump sulla libertà religiosa in Cina e su altre questioni. Vista da Roma è un’alternativa semplicemente inconcepibile, ma in un’ipersemplificazione mediatica, negli Stati Uniti e altrove trova una confusa plausibilità. Insomma, sobrietà e chiarezza davanti a un evento senza precedenti recenti nel mondo cristiano: quello di un’autorità politica che pretende obbedienza anche come leader religioso. Bisogna infatti risalire agli imperatori che convocano i vescovi a concilio contro il Papa, ai sovrani protestanti che decidevano sulle loro Chiese nazionali, al Re di Francia che dirigeva la Chiesa gallicana per trovare qualcosa di simile. Tutte cose che ci riportano molto indietro nel tempo e che pensavamo di non vedere più. La reazione della Santa Sede è stata tuttavia misurata. Misurata e ferma. E questo non solo perché tutto cambia rapidamente e già domani molte cose potrebbero essere diverse, ma soprattutto perché c’è da difendere il bene prezioso della libertà religiosa. Pompeo, presentandosi a Roma e accusando addirittura il Vaticano, se ne è fatto a parole paladino, ma proprio lo scontro da lui provocato non ha permesso nessun confronto costruttivo su tale problema. E alla fine è stata la Santa Sede, come sempre, a porre la questione nel modo più incisivo. Lo ha fatto il cardinal Parolin spiegando che, sebbene l’Accordo tra Chiesa cattolica e Cina del 2018 sulla nomina dei vescovi può apparire un piccolo passo, è stato comunque «un passo avanti verso l’affermazione anche di una maggiore libertà religiosa». Nessuna difesa ideologica delle scelte compiute, tant’è che Parolin si è mostrato aperto alla ricerca di altre strade. Ma resta il fatto che nessuno, oggi, è in grado di fare di più o meglio. E mischiare valori religiosi con finalità politiche non porta lontano, come pure confondere i cattolici per cercare di dividerli. Ma, soprattutto, la libertà religiosa è una questione troppo importante per essere sacrificata ad altri obiettivi”.
 
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