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Altro parere

Buoni a nulla e capaci di tutto

Redazione InPi¨ 01/10/2020

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, si scaglia contro il governo, incapace, a suo dire, persino di assicurare il normale approvvigionamento del vaccino antiinfluenzale. “Con sorpresa si scopre che quest’anno – dico quest’anno, l’anno del Covid – le farmacie non avranno a disposizione il vaccino, se non (forse) in quantità assai limitate. Motivo? Mistero, anche gli addetti ai lavori – medici e farmacisti – a pochi giorni dall’ora X non sanno che fare né cosa succederà. Ora, che a ottobre arrivi l’influenza è noto fin dalla notte dei tempi. Che l’influenza la si possa debellare con il vaccino è certo da circa ottant’anni. Che quest’anno bisognasse organizzare una grande e facilmente accessibile campagna di vaccinazione era chiaro fin da febbraio, ai primi segnali di Coronavirus. Eppure, arriviamo al dunque nel caos e nella disorganizzazione totale, come del resto è nello stile di questo governo. Il quale governo, interpellato, nega sdegnato ogni accusa: abbiamo – dicono – ordinato sedici milioni di dosi. Detto che quindi ce ne sarà a sufficienza solo per un quarto degli italiani, questo mi sembra come tanti altri annunci farlocchi di Conte e soci. Tipo quello di febbraio sui «milioni di mascherine in arrivo» ma introvabili per mesi, quello sui «due milioni di banchi pronti per l’apertura delle scuole» ma che in realtà stanno arrivando con il contagocce, tipo la cassa integrazione «subito e per tutti da marzo» che mezzo milione di lavoratori stanno ancora aspettando. Perché praticamente nessuno di noi lunedì potrà andare in farmacia a comperare il suo vaccino, ovviamente pagando? O per esempio perché i medici di base sostengono che sicuramente non ne avranno a sufficienza per tutti i loro pazienti? Se questo governo sta pensando a come gestire i duecento e passa miliardi del Recovery fund come ha pensato a tamponi, banchi e vaccini, c’è davvero poco da stare tranquilli”.
 
Claudio Cerasa, Il Foglio
“Vista l’incredibile rissa americana la domanda è d’obbligo: e se l’Italia stesse diventando un paese quasi normale, in cui le risse da bar tendono a essere più tra gli ospiti di Bianca Berlinguer che tra i vertici della politica?” Se lo chiede il direttore del Foglio, Claudio Cerasa segnalando una riflessione di Nicolas Baverez, pubblicata domenica sul Figaro, in cui il saggista “non si limita a esaltare la capacità con cui il nostro paese ha affrontato l’ondata di ritorno del virus ma ci fa fare un passo in avanti, affrontando un tema ulteriore che riguarda una domanda che meriterebbe di essere al centro dell’attenzione: e se improvvisamente l’Italia fosse diventata un esempio da seguire su come un paese malato può provare a guarire? Il ragionamento meriterebbe di essere al centro dell’attenzione non tanto per questioni politiche quanto per questioni culturali. Quanto sopra elencato non fa che fotografare una nuova condizione del nostro paese, di cui sembrano essere più consapevoli coloro che stanno fuori dall’Italia: un possibile “rinascimento” italiano. Rinascimento è una parola che si trova nel titolo di un altro articolo interessante del Figaro, di due giorni fa, che andando a stilare un bilancio della fashion week italiana ha utilizzato proprio quest’espressione. Riflessione simile, in fondo, a quella fatta due giorni fa anche dal New York Times, che ha dedicato un approfondimento al boom del commercio online in Italia, segnalando un più 26% complessivo di vendite nel 2020 che porteranno il giro d’affari del settore al record di 22 miliardi. Tutti piccoli segnali che ci confermano una verità: l’Italia oggi è nelle condizioni di trasmettere nuovamente fiducia (il tasso di interesse sui Btp decennali è sceso sotto all’1%). E una classe dirigente con la testa sulle spalle dovrebbe capire che la vera sfida oggi è questa: fare tutti squadra per dimostrare che il nostro paese ha tutte le carte in regola per diventare un esempio di come si fa a passare dallo status di paese malato a quello di paese guarito”.
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