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I miliardi dell'Ue per ora ce li sogniamo

Redazione InPi¨ 30/09/2020

Altro parere Altro parere Sandro Iacometti, Libero
I miliardi dell’Ue per ora ce li sogniamo: a sostenerlo è Sandro Iacometti su Libero. Dal governo e da Bruxelles – osserva Iacometti – continuano a ripeterci che l’Italia non è in ritardo sul Recovery fund. Ebbene, hanno ragione. Per quanto lenta potrà essere, e lo è fino all’inverosimile, l’individuazione da parte del nostro Paese dei progetti da foraggiare con i soldi della Ue, non riusciremo mai a restare indietro. Il motivo è semplice: l’Europa è ferma. Già. Avete presente il tormentone quotidiano sulla valanga di quattrini che pioverà sulla nostra economia? Le vagonate di euro che finanzieranno ogni settore e ogni riforma? I 200 e rotti miliardi che faranno diventare tutti nababbi? Beh, intanto qualche giorno fa abbiamo scoperto che nel calcolo complessivo del dare e avere i soldi veri (quelli a fondo perduto) che arriveranno all’Italia, non saranno affatto 80 miliardi come tutti si ostinano a dire, ma circa 36, il 2% del Pil. I conti, per chi non si fida, li ha fatti la Bce. Ma il bello è che forse non arriveranno nemmeno quelli. Eh sì, perché il Recovery fund non è una legge o una direttiva, ma una proposta. E la strada su cui sta camminando diventa ogni giorno più stretta. Che l’accordo sul programma ancora non ci fosse, malgrado i festeggiamenti ed i sogni ad occhi aperti, lo sapevamo da un pezzo. Il problema era sorto già a luglio, anche se tutti hanno finto non ci fosse. Per la fretta di annunciare al mondo il fantasmagorico piano anti Covid, infatti, Bruxelles ha messo sotto il tappeto una serie di nodi che avrebbero messo a rischio l’accordo. Di qui l’idea di sottoscrivere un compromesso di facciata con tanti numeri e poca sostanza. I risultati si vedono oggi. Dopo una serie di segnali preoccupanti, e per nulla marginali, arrivati nei giorni scorsi, ieri pure il governo ha finalmente ammesso che i soldi sono a rischio.
 
Massimo Gramellini, Corriere della Sera
Massimo Gramellini sul Corriere della Sera si occupa del caso Genoa, con mezza squadra contagiata dal coronavirus, e chiede ai calciatori – ricchi e famosi – di comportarsi in modo serio. Con ogni probabilità, infatti, osserva Gramellini, il calciatore che ha contagiato mezza squadra del Genoa, mettendo a repentaglio il fine settimana di milioni di appassionati, aveva contratto il virus durante la giornata di riposo. Era già accaduto ad altri suoi colleghi, ormai talmente numerosi che, da Perin a Ibrahimovic, si potrebbe schierare un’intera formazione con tanto di panchina lunga e allenatore.  Ma i calciatori dal sistema ricevono risorse importanti e di anno in anno sempre più squilibrate rispetto a quelle riconosciute ai loro coetanei, per i quali continuano a rappresentare dei modelli di comportamento a cui ispirarsi. Fanno parte a tutti gli effetti della classe dirigente, ammesso che questa espressione significhi ancora qualcosa. Non serve essere Spiderman per riconoscere che Potere e Responsabilità dovrebbero sempre crescere di pari passo, pena l’implosione della società che su quei valori si fonda. E anche il tifoso più adorante fa fatica a digerire da un calciatore gli stessi atteggiamenti superficiali — come partecipare a una festa al chiuso senza mascherina — che suscitano polemiche feroci quando invece provengono da un politico o da un imprenditore. Un calciatore replicherebbe dicendo che non è giusto chiedere a lui la serietà che non riusciamo a pretendere dai rappresentanti del popolo, ma è altrettanto vero che il suo cattivo esempio rischia di essere ancora più contagioso, oltre che produrre effetti destabilizzanti su uno dei pochi elementi fondativi della Repubblica, il campionato di calcio, la cui sospensione avrebbe conseguenze sull’umore di tanti di noi.
 
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