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Lo stipendio giusto per un dirigente pubblico

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 30/09/2020

Lo stipendio giusto per un dirigente pubblico Lo stipendio giusto per un dirigente pubblico Francesco Grillo, Il Messaggero
Sul Messaggero Francesco Grillo prende spunto dalla polemica di questi giorni sullo stipendio del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, per mettere in luce tre aspetti emersi dalla vicenda, indicativi di un problema più generale. Innanzitutto, osserva Grillo, va riconosciuto che la fissazione – rigida – della remunerazione dei dirigenti dello Stato, astrae, quasi sempre, da una qualsiasi considerazione della responsabilità assunta. Il presidente dell’Inps percepisce uno stipendio (raddoppiato la scorsa settimana rispetto a quello attribuito al momento della nomina) di 150.000 euro lordi; la vicepresidente dell’istituto riceve, invece, un compenso di 40.000 euro e, però il suo incarico diventa gratuito in quanto risulta già in pensione. In secondo luogo, però, il caso Inps dice chiaramente di un ente e di una dirigenza di cui si fa fatica a capire quali siano esattamente gli obiettivi: quelli da conseguire anno per anno. Dal sito dell’ente l’ultimo piano industriale, quello che indica i traguardi da conseguire in un triennio, risale al periodo del 2014 – 2016. Se però è così emerge anche un terzo elemento e cioè che un professore come Pasquale Tridico (così come il suo predecessore Boeri) è – non per sua colpa ma di chi nomina i vertici degli enti pubblici – la persona sbagliata nel peggiore momento possibile. Anche se il legislatore ed il governo non lo chiarisce, agenzie come Inps (così come molte altre pubbliche amministrazioni) dovrebbero avere come propria missione quella di trasformarsi in un’azienda di servizi con un fortissimo contenuto tecnologico, quello necessario per gestire quarantuno milioni di posizioni senza fare errori e fornendo interfacce (e consulenza individuale) capaci di dialogare con utenti tendenzialmente anziani. L’Inps come altri enti continuano, invece, ad essere guidati, spesso, da docenti più capaci di fare leggi e di difenderle (Tridico si è molto speso per il reddito di cittadinanza) che a farle rispettare nella maniera più efficiente possibile.
 
Francesco Manacorda, la Repubblica
Su Repubblica, Francesco Manacorda ricorda oggi che compito della politica nell’attuale momento di crisi è quello di mediare tra esigenze spesso contrastanti, come quelle dell’industria e di chi viene espulso dal mondo del lavoro: la necessità assoluta di programmare investimenti per il futuro e di spingere i produttori, ma allo stesso tempo l’esigenza di occuparsi del presente difficile per molti. Insomma, in estrema sintesi, osserva Manacorda, il dilemma Bonomi (il presidente di Confindustria che ha chiesto ieri che l’Italia non diventi un “Sussidistan”) verso Stefano Lovati (un allevatore di cani rimasto disoccupato a 51 anni e “salvato” dal reddito di cittadinanza, i cui post sempre ieri riscuotevano attenzione su Twitter) è quello che il governo dovrà affrontare con l’opportunità e la responsabilità supplementare di avere a disposizione per i prossimi dieci anni i 209 miliardi del Recovery Fund europeo. Una potenza di fuoco simile è ovviamente un’opportunità che può spingere anche parti sociali assai critiche ad abbassare i toni e cercare una mediazione. Perché qualsiasi «patto per l’Italia», come quello chiesto al governo, deve tenere conto non solo della voce di Bonomi, e delle richieste di una parte sociale che batte cassa, ma ad esempio anche di quella dei tanti e meno visibili signori Lovati. Se il compito della politica è anche quello di mediare tra esigenze diverse e talvolta contrastanti delle parti sociali, ora più che mai — in una situazione di eccezionalità che è sfociata da mesi nell’emergenza — chi governa non può abdicare e rinunciare a questo ruolo. Su questo, però, il governo non pare avere finora prodotto molto. Il Recovery Plan è al momento un insieme di titoli altisonanti ma abbastanza vuoti e di microprovvedimenti proposti dai ministeri, spesso con poca o nessuna coerenza rispetto alle richieste europee.
 
Mario Deaglio, La Stampa
Anche Mario Deaglio sulla Stampa si occupa della crisi economica commentando le parole pronunciate ieri all’assemblea di Confindustria dal suo presidente Carlo Bonomi. Pur caldeggiando una perdurante dialettica tra le forze politiche e le parti sociali, Bonomi ha rivolto un invito pressante a un’unità di fondo del Paese. Ha parlato senza veli della necessità di una netta rottura con i venticinque anni appena trascorsi, il nostro quarto di secolo di stagnazione. Il grande oceano dell’economia mondiale si è fatto tempestoso e la nostra barchetta non potrà limitarsi a galleggiare: se non accenderà i motori, affonderà. La benzina è rappresentata dal Mes e dal Recovery Fund, va accettata e non può essere sciupata. Le risorse che si renderanno disponibili non dovranno essere spese senza una visione generale di lungo periodo. Questo alzare lo sguardo è la prima cosa giusta che dovremo fare; la seconda sarà stabilire un sentiero di crescita che sarà comunque lungo e duro. Purtroppo, osserva Deaglio, prima ancora che si materializzi l’arrivo di questi finanziamenti ci sono alcuni indizi del ritorno al tradizionale “assalto alla diligenza”: vi è la forte tentazione di discutere (e accapigliarsi) su singole opere, su singoli finanziamenti prima di aver fatto un piano generale, o magari, se mai l’Europa ce lo consentisse, senza farlo del tutto. È essenziale che questo atteggiamento non prevalga e che il «patto per lo sviluppo», già adombrato dal Presidente del Consiglio in un’intervista a La Stampa di pochi giorni fa, cominci a esser realizzato. Non è un caso che ad ascoltare Bonomi ci fosse anche Conte che, prendendo successivamente la parola, ha esortato ad affrontare la «sfida della ripartenza» con lo stesso spirito con cui si è affrontata la «sfida della pandemia». E un’economia più dinamica dovrà accompagnarsi a una società più coesa, con maggiori opportunità per giovani e donne, che non sciupi le solidarietà emerse nel periodo del Covid.
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