Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 29/09/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Castelli: Un tagliando per le riforme. Ora accelerare sul fisco
«Per le grandi riforme un tagliando ci vuole Ma non si torna indietro Ora accelerare sul fisco». Lo afferma il viceministro all’Economia, Laura Castelli, intervistata da Emanuele Buzzi per il Corriere della Sera. Laura Castelli, ha preso parte al vertice di governo M5S: cosa volete fare? «Accelerare sulla riforma del Fisco, proseguendo nell’azione che abbiamo già intrapreso per la riduzione delle tasse. Dobbiamo semplificare il rapporto tra cittadini, imprese e Stato, riducendo anche molti degli adempimenti che, grazie alla digitalizzazione, stanno diventando superflui». Sul reddito di cittadinanza Conte ha in mente una revisione. «Tutte le grandi riforme hanno bisogno di un tagliando. Dal reddito non si torna indietro, ma è una riforma che va completata». Avete detto che è imprescindibile un confronto governo-Parlamento. Chiederete un voto in Aula sulle modifiche? «Ci sono emendamenti di modifica presentati anche dal M5S, il confronto sarà serio e a tutti i livelli. Faremo tesoro di quanto emerge, a cominciare dalle proposte che arriveranno da sindaci e imprenditori». Su Quota 100 sembra ci sia un colpo di spugna. «Nessun colpo di spugna. Abbiamo sempre parlato di una misura sperimentale, che favorisse anche un ricambio generazionale. C’è un termine di questa sperimentazione, e quello resta saldo». Il capogruppo alla Camera Davide Crippa ha detto che il premier non può prescindere dal M5S, eppure si parla di rimpasto. «Le nostre idee sono centrali nell’azione di governo, e sarà così fino alla fine della legislatura. I cittadini ci hanno dato il loro consenso sulla base di temi e proposte che oggi dobbiamo realizzare, come il taglio dei parlamentari». Il Pd insiste sul Mes. Continuate o rimanete fermi sul no ad ogni costo? «Parleremo di Mes quando sarà il momento, la nostra posizione è nota. Adesso il governo è concentrato sul Recovery Plan, un’occasione unica di sviluppo e rilancio per il nostro Paese». Sul Recovery fund il Pd mette dei paletti. Avrete poca voce in capitolo? «Nessuna contrapposizione, stiamo disegnando assieme i prossimi 10 anni e i punti di unione sono di gran lunga superiori a quelli di divergenza. Dentro questo “piano industriale” ci saranno moltissimi dei temi per cui è nato il Movimento, e per i quali i cittadini ci hanno mandato al governo, come la riconversione green e la fiscalità di vantaggio per favorirla». Domenica e lunedì si votano i ballottaggi e le Comunali in Sicilia. Come andranno? «Sono ottimista. Lo scorso anno, quando Luigi Di Maio era Capo politico aprì alle alleanze con le civiche, un percorso che adesso si è ulteriormente aperto ai partiti. Alcune realtà territoriali ci hanno seguito su questa strada, ed oggi in 6 Comuni siamo al ballottaggio in coalizione. È una strada da continuare a percorrere, anche con un tavolo nazionale».
 
Galantino: Un solo centro di spesa. Così il Papa ci ha chiesto trasparenza
«Il Papa ci pensa da tanto tempo, a razionalizzare l’ambito amministrativo della Santa Sede. Mettiamola così: se si sbaglia nell’amministrazione, vuole capire chi ha responsabilità dell’errore». Lo afferma il vescovo Nunzio Galantino, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), intervistato da Gian Guido Vecchi per il Corriere della Sera. Cosa è successo? «Si sta portando a compimento quanto il Santo Padre aveva disposto circa due anni fa, il 6 novembre 2018, in una lettera al cardinale Reinhard Marx, coordinatore del Consiglio per l’Economia della Santa Sede». E cioè? «In un più ampio progetto di razionalizzazione dell’amministrazione e di piena e più efficace vigilanza e trasparenza, il Papa ha chiesto di evitare che vi siano più centri di deposito di denaro. Ha chiesto che, per quanto possibile, vi sia un unico centro anche per spesa e investimenti. Il tutto per avere sotto controllo il flusso reale della liquidità che appartiene alla Santa Sede ed è necessaria per la vita della Curia romana e la missione della Chiesa». A luglio, una lettera del cardinale Marx e del prefetto per l’Economia, padre Guerrero, si rivolgeva ai capi dicastero per disporre che tutta la liquidità fosse trasferita all’Apsa… «Sì, si sollecitava a portare a compimento quanto richiesto nella lettera del 2018: depositare la liquidità all’Apsa». Questo riguarderà anche la Segreteria di Stato? «Io non ho ancora ricevuto disposizioni particolareggiate su questo punto. Ma non sarebbe che una prosecuzione del processo già iniziato e del quale le sto parlando. Non solo: la Segreteria di Stato ha già dei depositi presso l’Apsa». Ma la Segreteria rimarrebbe senza portafoglio? «Ma no! Come tutti i Dicasteri, la Segreteria di Stato ha e avrà il suo budget. Non vi sono “ministeri” senza portafoglio in Vaticano. Essendo tutti chiamati a realizzare una missione, hanno tutti bisogno — oltre che di buona volontà, di impegno e di testimonianza credibile — di soldi. Qui si tratta di rendere più razionale l’amministrazione e più tracciabili, in vista di una esigente trasparenza, tutte le operazioni. All’inizio dell’anno, ogni Dicastero presenta una richiesta di budget. La richiesta viene esaminata dalla Segreteria per l’Economia, che approva o suggerisce correttivi. Dopodiché dice all’Apsa: metti a disposizione del Dicastero questa cifra. E il Dicastero amministra tale somma. Ovviamente si deve dare conto di tutti i movimenti. I soldi materialmente restano all’Apsa. Quando un Dicastero sostiene una spesa, la comunica all’Apsa, che provvede a saldare il debito». Perché tutto questo? «Per assicurare tracciabilità e quindi trasparenza. Ma la centralizzazione ha anche un vantaggio pratico. Se, ad esempio, il Papa mi chiede: ma noi abbiamo i soldi per pagare gli stipendi?, io devo potergli una risposta precisa. Ho bisogno di sapere subito qual è la disponibilità economica della Santa Sede al momento, senza dover fare il giro di tutti i Dicasteri per sapere di quanto ognuno dispone. E questo non è un esempio teorico. Permette di avere sotto controllo i flussi di cassa».
 
Amendola: Recovery fund a rischio per i veti incrociati in Europa
“Il Recovery fund è a rischio per i veti incrociati tra gli Stati La Germania trovi una mediazione”. Lo afferma il ministro per gli Affari europei, Enzo Amendola, intervistato da Tonia Mastrobuoni per Repubblica. Lei oggi incontra il suo omologo Michael Roth e altri esponenti del governo tedesco. Che tempi prevede per il Recovery? «Per noi gli accordi di luglio vanno implementati subito. Si è aperto però uno scontro tra Paesi come la Polonia e l’Ungheria che non vogliono interferenze o condizionalità sullo Stato di diritto, e i cosiddetti “frugali” che spingono perché lo stato di diritto sia irrinunciabile per accedere ai fondi. L’Italia ha detto la sua: l’articolo 7 e le procedure sullo Stato di diritto sono fondamentali. La Germania ha un ruolo determinante in questo, sta lavorando ad una mediazione. Al contempo bisogna negoziare con il Parlamento Ue. Purtroppo rischiamo di finire in una strettoia che allunga i tempi del Recovery. La Presidenza tedesca deve portare a casa questa mediazione». Si rischia il blocco del Recovery? «Se la discussione continua così, con questi toni e con minacce di veto - dal mio punto di vista al di fuori della logica comunitaria - si potrebbe bloccare tutto. Lavoriamo con la Germania per una via d’uscita». Anche la proposta della Commissione Ue sull’immigrazione lascia perplessi. L’Italia ha perso? «È uno dei messaggi che vogliamo passare alla presidenza tedesca. Un accordo serio sull’immigrazione chiuderebbe 10 anni di debolezze europee. In pochi mesi metteremmo in soffitta l’austerity e la mancanza di solidarietà sui migranti che sono stati la causa del populismo e di molti problemi di politica interna. Ovvio che sarà un accordo complicato. La bozza della Commissione comunque è importante perché apre finalmente un negoziato, anche se c’è ancora molto lavoro da fare. Su alcune cose siamo contenti, il meccanismo di Malta che abbiamo messo in moto l’anno scorso in questa bozza diventa obbligatorio - parlo della solidarietà per i salvataggi in mare. Ma la politica di entrata e uscita, di gestione dei confini, cioè di entrate legali e rimpatri, è ancora troppo poco delineata. L’opzione della sponsorizzazione va approfondita. Angela Merkel dal 2015 ha assunto un ruolo positivo e importante sul tema. Ma ci vuole uno sforzo in più». Quali sono le linee rosse dell’Italia? «Beh, Dublino non esiste più nei fatti. E i flussi non provengono mica tutti dal Nordafrica. Giungono anche via Balcani dall’Asia, che esprimerà in futuro il 57% della popolazione globale. Nessuno può sentirsi estraneo a questa vicenda storica. Dobbiamo elaborare un sistema condiviso di rimpatri ma anche corridoi di entrata che siano regolati in modo comune. La proposta della Commissione è un inizio, ma ovviamente per noi è insufficiente rispetto alla realtà che stiamo vivendo».
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.