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I numeri (alla fine) contano

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 29/09/2020

In edicola In edicola Angelo Panebianco, Corriere della Sera
“La matematica è sempre stata la cenerentola delle materie scolastiche in Italia. Una fra le tante conseguenze negative è che molti adulti che animano la vita pubblica sembrano pensare che i numeri siano irrilevanti, che non sia affatto detto che due più due faccia sempre quattro”. Lo scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera aggiungendo che “anche quando si giudica il risultato del referendum sul taglio dei parlamentari è necessario tenere conto dei numeri e saperli interpretare. Beppe Grillo li ha interpretati correttamente. Ha rilanciato il suo ben noto credo antiparlamentare. Grillo ha capito che una parte cospicua, probabilmente maggioritaria, dei «sì» al taglio di deputati e senatori era il frutto di una diffusa avversione alla democrazia parlamentare. Proprio ciò su cui i proponenti del referendum avevano scommesso. Ciò che questo referendum rivela, in realtà, è la condizione di stallo in cui ci troviamo. Per lo meno quando si parla di Costituzione, l’Italia sembra divisa in quattro gruppi di forza più o meno equivalente: Indifferenti, antiparlamentari, conservatori, riformatori. La divisione dell’elettorato in quattro gruppi di forza equivalente spiega perché sia illusorio immaginare che la vittoria del «sì» sul taglio dei parlamentari possa essere usato per favorire altre (e più sensate) riforme. Non è possibile per il fatto che la maggioranza di questi «sì» non è riciclabile, non è spendibile in chiave riformatrice. Come ha perfettamente capito il «rivoluzionario» Grillo. Retorica e coazione a ripetere sono caratteristiche ineliminabili della politica italiana. Quando non si hanno idee, quando non si sa che cosa dire, si dichiara solennemente che «è arrivata la stagione delle riforme». L’idea (non necessariamente sbagliata) è che coloro ai cui ci si rivolge — gli elettori, o molti di loro—siano immemori del passato, non si ricordino di quante volte la suddetta stucchevole frase sia stata ripetuta nell’ultimo trentennio. Ma è solo retorica e coazione a ripetere. Si (ri)parla di riforme costituzionali e intanto si pensa a come fare una controriforma elettorale (ossia, a come tornare definitivamente al vecchio sistema proporzionale). Al netto di tutti gli errori che commise allora Matteo Renzi, al netto della volontà di tanti elettori di colpire lui più che il suo progetto di riforma costituzionale, resta che al più organico tentativo di rinnovare il sistema parlamentare, nel referendum del 2016, il sessanta per cento dei votanti disse «no». Non è proprio il caso di fare finta che i numeri non contino”.
 
Andrea Bonanni, la Repubblica
“Quando vedi un personaggio come il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che fino all’altro ieri andava a braccetto dell’ungherese Orbán nella guerra ai rifugiati, diventare un intrepido paladino della causa dello stato di diritto, c’è evidentemente qualcosa che non va”. Lo scrive Andrea Bonanni su Repubblica prendendo lo spunto da questo per parlare del Recovery fund e dei paesi di Visegrad: “nel bilancio comunitario si è cercato anche di inserire una clausola che condizioni l’elargizione dei fondi europei al rispetto dei valori fondamentali da parte dei Paesi che ne beneficiano. Sarebbe un modo per fare pressione su Polonia e Ungheria, che bloccano con il diritto di veto la procedura aperta contro di loro dalla Commissione per violazione dello stato di diritto. Naturalmente a luglio Budapest e Varsavia hanno minacciato di bloccare l’accordo sul bilancio se fosse rimasta la condizionalità sui fondi. Per superare l’impasse, era stata adottata una formula abbastanza ambigua, che avrebbe potuto consentire a polacchi e ungheresi una scappatoia per evitare le sanzioni. Ma i principali gruppi politici al Parlamento europeo, che ha potere di co-decisione in materia di bilancio, sono insorti. Socialisti, popolari, verdi e liberali hanno chiesto di ripristinare la condizionalità sui fondi per difendere il rispetto dei valori fondamentali. Nobilissima causa. Che, guarda caso, è stata subito sposata dai governi “frugali”, contrari ad ogni solidarietà europea, ma ben decisi a difendere tutti gli altri valori su cui si fonda l’Unione. In realtà olandesi, austriaci e compagnia hanno visto nella polemica del Parlamento un modo per ostacolare, o quantomeno ritardare, il varo del bilancio 2021-2027. E con esso la partenza del Recovery Fund. Una mossa ben calcolata. Infatti, appena si è tornati a parlare di condizionalità sullo stato di diritto, i Paesi del Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, repubblica Ceca e Slovacchia) si sono precipitati a minacciare il veto sull’approvazione del bilancio. Ieri la Germania ha messo sul tavolo una nuova proposta di accordo che accoglie in parte le riserve di Polonia e Ungheria. Farà storcere il naso a molti puristi dell’europeismo senza compromessi. Magari anche a ragione. Ma dovrebbe portare a sbloccare la situazione, sia pure con un po’ di ritardo rispetto alla tabella di marcia che Berlino si era prefissata”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Sulla Stampa Marcello Sorgi commenta quelli che definisce “i due messaggi di Conte all’Europa”: “Conte – scrive - ha trovato modo di mettere a punto due mosse rilevanti nel fine settimana: l’annuncio che “Quota 100”, la legge “anti-Fornero” sulle pensioni voluta da Salvini ai tempi del governo gialloverde, non sarà rinnovata alla scadenza prevista a fine 2021; e quello di una complessiva riforma del reddito di cittadinanza, che si è rivelatosi - ma era facile immaginarlo - una norma puramente assistenziale, dato che su oltre un milione e duecentomila aventi diritto, solo poco più di duecentomila hanno ricevuto, e neppure in tanti l’hanno accettata - una proposta di lavoro dai navigator, che procedono a ritmo molto rallentato. Si tratterebbe, in quest’ultimo caso, di un cambiamento dei meccanismi dell’offerta di lavoro, che diventerebbero più stringenti, cancellando, per chi oppone un rifiuto, la stessa concessione del sussidio mensile. A chi si chiedeva perché il presidente del Consiglio - alle prese, tra l’altro, in questi giorni, con l’ennesimo salvataggio di Alitalia e con il concorso per i docenti delle superiori, materie che dividono i 5 Stelle e creano attriti con il Pd - sia intervenuto su due provvedimenti molto identitari del fu governo populista, come appunto “Quota 100” e il reddito, attirandosi subito accuse di voler tornare indietro da parte di Salvini, Conte non ha fornito spiegazioni. a è evidente che anche con queste due mosse il premier si stia preparando alla complessa trattativa che lo attende in Europa, per l’assegnazione di prestiti e sussidi del “Recovery Fund”, ed eventualmente anche per quelli del Mes, al centro ancora di un duro confronto tra i grillini, che non li vogliono chiedere, e il Pd, che insiste per superare le resistenze del Movimento. D’altra parte i tempi di assegnazione del “Recovery Fund” sarebbero più lenti di quel che ci si aspettava, a differenza di quelli del Mes che diventerebbero disponibili quasi subito. E un eventuale ricorso al Fondo salva-Stati per le spese sanitarie consentirebbe al ministro Gualtieri di predisporre più agevolmente la manovra di fine anno, caricando il peso della Sanità sugli aiuti dell’Europa e liberando così il bilancio statale da una posta importante. Proprio perché l’Italia ha ottenuto più di tutti nella ripartizione dei fondi per la ricostruzione dopo il lockdown, è necessario che la sua ripartenza sia impeccabile. Conte ha dato segno di averlo capito. I suoi alleati, finora, un po’ meno. Eppure stavolta non si scherza”.
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