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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 28/09/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Franceschini: Su Fondi Ue, Covid e riforme serve dialogo con l’opposizione
Sulla gestione dei fondi Ue, del Covid e delle riforme serve dialogo con l’opposizione. Lo afferma il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini intervistato da Lavinia Rivara per la Repubblica. Ministro Franceschini, un anno fa nasceva il governo giallorosso e lei, che oggi è il capo delegazione del Pd, ne fu uno dei principali artefici. Avete gestito una pandemia senza esserne travolti e superato diverse tornate elettorali. Ma tante altre scelte importanti per il Paese sono state rinviate. Potete andare ancora avanti così? «Accade tutto talmente in fretta che non c’è mai tempo per guardare indietro e riflettere. Vorrei che pensassimo a come stavamo un anno fa: l’Italia era a un passo dal voto anticipato e da una probabile vittoria di Salvini, bisognava fare una manovra impossibile trovando 25 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva e in Europa ci stavamo per schierare con l’Ungheria e gli altri Paesi sovranisti. Con la scelta coraggiosa di dare vita a questa stagione abbiamo affrontato quella manovra e l’emergenza sanitaria più grave della storia dell’Italia repubblicana. Oggi abbiamo un governo europeista e la stessa Unione, anche grazie allo spostamento del baricentro italiano, ha compiuto una svolta abbandonando la linea ultrarigorista in favore di politiche economiche orientate all’equità sociale. Anche sui migranti le ultime proposte di Ursula von der Leyen vanno nella direzione della solidarietà. Insomma è un altro Paese. Pensiamo solo a cosa sarebbe successo col Covid in un’Italia governata da Salvini». L’esperimento dunque va avanti? Zingaretti entrerà nel governo per consolidarlo? «Il segretario ha già detto chiaramente come la pensa su questo punto. Quanto al governo il bilancio, ripeto, è largamente positivo. Nonostante ci sia nella sinistra chi, come è sempre accaduto, vede solo le cose che non vanno. Io penso invece che possiamo arrivare a fine legislatura. E vedo tre grandi priorità. La prima è gestire l’emergenza Covid: il mondo ci sta riconoscendo dei risultati, ma la pandemia non è ancora superata. La seconda è l’utilizzo del Recovery fund progettando l’Italia del futuro. E la terza è avviare una nuova stagione di riforme istituzionali. Perché è stato giusto dire sì al taglio dei parlamentari, ma da solo serve a poco. E vorrei sottolineare un aspetto: queste tre priorità sono un terreno formidabile per cercare di costruire un rapporto con l’opposizione. Attraverso il dialogo Stato-Regioni e naturalmente in Parlamento. Credo sia possibile, anche perché al centrodestra dopo le ultime regionali mi pare sia passata la voglia di andare subito al voto». Lei parla di riforme ma sulla vostra proposta di legge elettorale proporzionale le cose si sono messe male. Italia viva, padri nobili del Pd e il primo partito dell’opposizione, la Lega, sono per il maggioritario. «Intanto a favore del proporzionale c’è stato un voto nel nostro partito e un accordo siglato da tutta la maggioranza con un testo in Parlamento che credo sarà sostanzialmente confermato, nonostante alcuni distinguo. Poi c’è il merito: si dice che il proporzionale crea instabilità, in realtà in questi ultimi vent’anni abbiamo avuto diversi sistemi maggioritari, ma i governi sono cambiati più volte. La legge elettorale in sé non garantisce la stabilità. Ma di certo il maggioritario costringe le forze moderate del centrodestra a stare zitte e buone sotto l’ala di Salvini». Si riferisce a Forza Italia? Lì in effetti molti sono favorevoli al proporzionale. Sareste pronti ad approvare in aula una legge elettorale con i voti dei forzisti tagliando fuori renziani e sinistra? «Per fare una buona legge elettorale devi prima avere un accordo nella tua maggioranza, questa è la premessa. Poi devi allargare il più possibile il consenso all’opposizione».
 
Durigon: Dell’aumento di stipendio di Tridico se ne occupò l’ufficio di Di Maio
L’aumento di stipendio del presidente Inps, Pasquale Tridico fu deciso dagli uffici dell’allora ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. Lo afferma il leghista Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro all’epoca del governo Conte 1 intervistato da Repubblica. Chiedete le dimissioni del presidente dell’Inps Tridico. Pensate davvero di ottenerle? «Questo governo, e gli organi di sottogoverno non fanno eccezione, ci ha abituato a un attaccamento direi viscerale alle poltrone. Difficilmente qualcuno si lascerà, anche di fronte a uno scandalo». L’aumento dello stipendio, in questo caso? «Noi pensiamo che Tridico debba lasciare, ma non perché si sia aumentato lo stipendio, ma per la gestione folle dell’Inps in questi mesi. L’Istituto avrebbe dovuto pagare la Cassa integrazione entro il 14 aprile, ci sono lavoratori che ancora attendono. I responsabili dovrebbero andar via per questo». Onorevole Durigon, la nota del ministero del Lavoro che apriva all’aumento fino a 150 mila euro risale al 12 giugno 2019. Lei era sottosegretario. Ne era al corrente? «Quella nota è stata predisposta dall’ufficio di gabinetto del ministro del Lavoro Di Maio e dell’Economia, all’epoca Tria. Io non ne ho mai saputo nulla. E ho il sospetto che il provvedimento si riferisse alla carica di commissario: il cda non esisteva». Dunque lei era all’oscuro? «Mai vista quella nota. Di un’altra cosa invece sono certo: nel luglio 2019 erano state decise le nomine dei cda di Inps e Inail, siglate da Di Maio e da Tria. Sono approdate alla Presidenza del Consiglio, ma si è aperta la crisi di governo e la successiva battaglia Pd-M5S per la spartizione ha congelato l’intera partita fino al febbraio 2020». A onor del vero, già nel decretone del gennaio 2019 su quota 100 e reddito di cittadinanza venivano ripristinati i cda di Inps e Inail. La spartizione è partita da lì: a voi l’Inail, al M5S l’Inps con Tridico. «Abbiamo nominato solo i commissari. I cda, come detto, sono stati congelati da Conte».
 
Ricciardi: Alla Francia serve un nuovo lockdown. Da noi rischiano Campania e Lazio
«La Francia avrà bisogno del lockdown totale, noi no se ci comportiamo bene, ma Lazio e Campania sono a rischio». Lo afferma Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, intervistato da Francesco Rigatelli per La Stampa. Studenti, insegnanti e famiglie se la stanno cavando? «Servono due settimane per esserne certi, ma la prima impressione è positiva. E’ stato importante riportare dieci milioni di persone alla normalità, che però va assicurata nel tempo». Gli stadi intanto rimangono limitati a mille persone all’aperto e 200 al chiuso. «Non può essere che così in un momento di circolazione intensa del virus. Bisognerà aspettare fino a che il contagio non sarà diminuito o non sarà stato trovato il vaccino». Vale anche per la vita sociale? «Se si è attenti e rigorosi quella può continuare. Mi pare che nella generalità le mascherine e le distanze vengano rispettate. Anche la maggiore igiene delle mani sta azzerando i casi di malattie come morbillo e rosolia». Eppure la movida sembra implacabile. «La sensazione di benessere estiva ha portato un certo rilassamento, ma ora ci sono migliaia di casi al giorno per cui è bene osservare attentamente misurecomelemascherinedopole18 nelle zone di movida». Alcune città impongono sempre le mascherine, succederà in tutta Italia? «Dipenderà dai contagi. In questa fase tutte le città e le regioni sono ripartite alla pari. In primavera Lombardia e Piemonte erano i territori più colpiti, mentre ora sono Lazio, Campania e Sardegna». È possibile ipotizzare un picco? «È troppo presto, ma potrebbe essere a dicembre o a gennaio-febbraio, quando arriverà l’influenza e porterà un po’ di confusione nel riconoscere il coronavirus intasando gli ospedali. Se saremo bravi nel rispettare le misure però supereremo l’una e l’altro».
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