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Ischinger: i populisti sono piu' deboli ma l'Europa va rafforzata

Tonia Mastrobuoni, Repubblica, 24 settembre

Redazione InPi¨ 25/09/2020

Wolfgang Ischinger Wolfgang Ischinger «Il nostro mondo si sta disintegrando», si sta de-occidentalizzando, e l’Europa deve trovare il modo di ricompattarsi, di diventare più assertiva sullo scacchiere globale. Lo sostiene Wolfgang Ischinger, direttore della Conferenza di Monaco, che in un’intervista a Tonia Mastrobuoni di Repubblica parla delle principali sfide globali dell’Ue senza fare sconti al suo principale partner, gli Stati Uniti. Le imminenti elezioni americane, avverte il grande esperto di geopolitica, potrebbero stravolgere definitivamente i futuri equilibri globali, a cominciare dalla Nato e dall’Onu. Ma intanto la pandemia, sottolinea, ha appiattito la curva dei populismi. Ambasciatore, lei presiede il più importante appuntamento internazionale sui temi della difesa e la sicurezza, la Conferenza di Monaco. Com’è cambiata l’atmosfera negli ultimi cinque anni? «Il mondo sta diventando meno occidentale. Siamo molto preoccupati. Viviamo in un momento in cui tutte le certezze che pensavamo assodate negli ultimi 60 anni stanno evaporando. Gli Stati Uniti non sono più un protettore affidabile dell’Europa. E il Consiglio dell’Onu, fondato come istituzione di pace e prevenzione dei conflitti, è quasi sempre paralizzato. Il nostro mondo si sta disintegrando. E sta diventando teatro di rivalità crescenti. Ci impone di ripensare le nostre politiche in modo strutturale. Noi europei ci dobbiamo svegliare». Quindi quest’anno il vostro messaggio sarà ancora più pessimista? «Dipenderà molto dall’esito delle elezioni americane. Che avranno un impatto enorme sulla Nato, sulle relazioni transatlantiche, sul commercio globale, sulla Corte di Giustizia internazionale, sugli Accordi sul clima di Parigi, eccetera. Non credo, però, che se Trump non sarà rieletto, ci sarà il paradiso in terra. I problemi nella Nato non li ha creati Trump, sono molto più vecchi. La querelle sulla spesa per la difesa risale agli anni ’70, quando si discuteva dell’obiettivo del 3%. Ma senza Trump è chiaro che l’atmosfera cambierebbe nei rapporti transatlantici. Purtroppo, abbiamo assistito in questi ultimi anni a un declino della fiducia reciproca e nei rapporti civili tra Europa e Usa». Il Covid-19 ha scatenato complottismi e nazionalismi. Però gli elettori sembrano premiare i partiti tradizionali, come dimostrano i sondaggi in Germania o le elezioni in Italia. La curva dei populismi si sta appiattendo? «Penso che in Germania i populismi di destra e di sinistra abbiano fallito nel tentativo di lucrare sulla crisi. I partiti mainstream si sono rafforzati. Questa crisi pandemica crea rischi ma anche un’enorme opportunità alla Ue per convergere e riscoprire le sue radici. Rafforziamo la Ue. Il Recovery Fund è uno sforzo finanziario storico, che consente all’Ue di emettere debiti comuni. La Ue uscirà da questa crisi più forte e con le forze populiste indebolite. I partiti tradizionali stanno guadagnando rispetto per come stanno agendo e perché non emettono aria calda o condividono teorie complottiste». Lei pensa che la Nato sarà morta tra 4 anni, se Trump sarà rieletto? «Penso che alla luce delle minacce attuali la Nato resti indispensabile per la sicurezza europea. Spero che gli Usa non abbandonino questa alleanza storica. La fine della Nato sarebbe un errore madornale. Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per impedirlo». In un contesto globale di minacce crescenti - dalle tensioni nel Mediterraneo orientale alle guerre per procura in Libia, dalla montante assertività della Cina e aggressività della Russia - l’Europa dovrebbe darsi un esercito comune? «L’idea di un esercito europeo è meravigliosa. Ma non ha senso parlarne finché a Bruxelles non riusciamo neanche a convergere sulla Bielorussia o su come risolvere le tensioni Grecia-Turchia. Finché i nostri governi non accetteranno di approvare a maggioranza le decisioni di politica estera e di difesa, dimentichiamoci l’idea di un esercito comune. E’ la triste storia della totale inabilità dell’Europa di assumere un ruolo nel mondo». L’avvelenamento di Aleksej Navalnyj ha acuito la crisi tra Germania e la Russia. La sensazione è che si sia calpestata una linea rossa, con Angela Merkel. E per la prima volta in 15 anni una parte della Cdu e della Spd hanno messo persino in discussione il gasdotto Nordstream 2. Pensa che Merkel lo bloccherà? E che leve hanno la Germania e l’Ue contro Putin? «Non penso di aver mai sentito la cancelliera Merkel più chiara, esplicita ed energica come quando reagì alla notizia dell’avvelenamento di Navalnyj. Secondo me Nordstream 2 ha un grave difetto alla nascita, esattamente come Nordstream 1. La politica estera energetica non ha ancora una cornice europea coerente. La lezione da imparare dall’esperienza di Nordstream 2 per noi in Germania è che la politica energetica dovrebbe essere parte della politica estera europea. Però avrete notato che Merkel si è allontanata dall’idea che Nordstream 2 sia un progetto russo-tedesco. Sarà discusso con i partner Ue. In altre parole: non è più una questione bilaterale bensì una sfida Ue-Russia». Andrebbe stoppato? «Penso di no. E’ completato al 95%. Che messaggio manderemmo alle aziende tedesche e francesi eccetera che hanno investito miliardi in questo progetto? Però potremmo dire a Mosca che non possiamo inaugurarlo finché il caso Navalnyj non sarà adeguatamente risolto».
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