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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 25/09/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Zaia: non ho nessuna ambizione “romana”
«Questo voto è il riconoscimento del mio lavoro da parte dei veneti. Ma anche un segno di protesta verso Roma. Civile, ma protesta». Il governatore del Veneto Luca Zaia, intervistato da Marco Cremonesi sul Corriere della Sera, commenta così il suo terzo mandato alla guida della Regione. «E’ stata una vittoria strepitosa – prosegue Zaia -, che corona la mia storia da leghista: mai avuto altre militanze. Nel 2010, la mia prima elezione fu meramente politica: tanto valeva il centrodestra, tanto ho preso io. Una realtà per certi versi mummificata, non esistevano i social, non esisteva rapporto diretto tra il governatore e il suo popolo». E nel 2015? «Era l’anno di Renzi. Se fosse stata la somma dei partiti, sarei stato fregato: lui in Veneto era al 42%. Ma il modello era cambiato, l’effetto presidente contava: non era più solo l’avatar dei partiti. Nel 2020, il rapporto tra cittadini e governatore diventa viscerale. Un’era nuova. Prima il governatore era su un piedistallo, ora mi scrivono su Instagram, mail, WhatsApp: Luca, c’è una colonna di fumo, Luca sono in coda al pronto soccorso... Il presidente diventa una sorta di super sindaco». La sua vittoria si gioca anche su quello? «Assolutamente sì. Le percentuali che hanno avuto i governatori ne sono palese dimostrazione». La chiave del suo successo? «Io cerco di rappresentare il Veneto. Non è questione di gestione del Covid, i sondaggi già mi davano al 70%. Io ho ereditato una Regione che era la periferia dell’impero. Si diceva: “Giganti economici, nani politici”. Poi, dopo l’Autonomia, la riforma sanitaria, le Olimpiadi, il maggior cantiere italiano che è la Pedemontana, qualcosa è cambiato. Ieri eravamo lavoratori e pagatori di tasse, oggi siamo una comunità che spesso detta l’agenda. E i Veneti sono soddisfatti di andare per l’Italia e sentir parlare bene di casa loro». Insomma, nessuna ambizione dentro la Lega? Nessuna ambizione «romana»? «Ma finitela... Io devo poter lavorare con tranquillità, piantatela con queste manfrine. Non sono minimamente interessato».
 
Letta: sono un irriducibile tifoso del Mattarellum
«Il governo si è stabilizzato. Ora è il momento di fare le cose necessarie». Così l’ex premier Enrico Letta, intervistato sulla Stampa da Francesca Schianchi, sintetizza i risultati dell’ultima tornata elettorale. Andiamo con ordine: soddisfatto del risultato delle elezioni? «Certo. Nelle prime elezioni dopo la crisi del coronavirus è stata promossa l’Italia europeista e sconfitta quella euroscettica di Salvini e Meloni». È sicuro? Il rapporto nella guida delle regioni è 15 a 5 per il centrodestra. «Il fronte euroscettico è tutt’altro che morto, il risultato evita il tracollo del governo, ma non garantisce la sicurezza. Ora bisogna darsi da fare». Per fare cosa? Il governo ha davanti la partita del Recovery Fund. «Con la partita dei fondi europei, il governo ha l’occasione che nessun altro governo italiano ha mai avuto. Si trova legittimato, con un’agenda di lungo periodo a disposizione, e una quantità di risorse per realizzare progetti. Io suggerirei di ridurre i titoli messi in campo per il Recovery Plan a tre titoli principali: innovazione, sostenibilità, divario Nord-Sud». Siamo in ritardo sui progetti o ha ragione il premier a dire di no? «Ha ragione, perché è il dibattito parlamentare europeo che sta allungando i tempi di applicazione del Recovery fund». Altro impegno solenne della politica: rifare la legge elettorale. Conte parla di accelerare l’iter, anche se così non sembra. Sarà così? «La legge elettorale va fatta insieme ad altri aggiustamenti costituzionali». Quella di cui si discute le piace? «Io sono un irriducibile tifoso del Mattarellum, che ha dato la miglior governabilità al Paese. Ma anche su questo mi sento di fare un appello a tutti: il Pd ha scoperto quel che io già sapevo da quando l’ho votato, cioè di avere un grande leader in Zingaretti, che non ne ha sbagliata una. Ora evitiamo la solita Babele di posizioni e diamogli con fiducia le chiavi di questa partita».
 
Cancelleri: M5S-Pd e partito di Conte alleanza del futuro
Intervistato su Repubblica da Emanuele Lauria, il veterano grillino e oggi viceministro alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri difende un’alleanza di lunga gittata con il Pd. Il crollo dei consensi del M5S ripropone il tema delle alleanze. «Io so che in questi due anni di governo abbiamo attuato buona parte delle cose promesse in campagna elettorale. Dal reddito di cittadinanza agli interventi sulla giustizia e per lo sviluppo economico. Sono orgoglioso, se mi permette. Stiamo lavorando bene». Nelle sei regioni dove si è votato domenica e lunedì avete perso, rispetto alle Politiche del 2018, 3,5 milioni di voti. Ci sarà un problema. «Non nego che ci sia. Ma non è con le accuse incrociate lanciate dai social che lo risolviamo. Smettiamo di pensare che il tema centrale sia l’alleanza con il Pd. Anzi. Io non sono affatto convinto che, fuori da un accordo di governo, torneremo ai numeri di prima». Lei l’alleanza nelle Marche e in Puglia l’avrebbe fatta? «Sì, io in quelle regioni l’intesa col Pd l’avrei fatta. Insomma, insieme ai dem stiamo programmando la spesa dei 209 miliardi del Recovery fund, stiamo gestendo la ripartenza, stiamo sostenendo un premier come Giuseppe Conte che nella lotta alla pandemia ha ottenuto applausi da tutti. E dobbiamo ancora chiederci se a livello regionale siamo compatibili col Pd?» Un abbraccio che non vi soffoca, insomma. «Io guardo avanti. Domani vado a comiziare a Termini Imerese al fianco del segretario regionale del Pd, in vista delle amministrative di ottobre. E non dimentichiamo che le prossime elezioni regionali saranno quelle siciliane, nel 2022, da sempre un test per le successive Politiche. Dobbiamo lavorare sin d’ora perché a quell’appuntamento i 5S si presentino in coalizione coi dem. Spero che Conte ci aiuti nella scelta del candidato e guidi la campagna elettorale. E spero possa essere l’occasione per cominciare a vedere il movimento del premier".
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