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Caro Zingaretti, evitiamo la palude

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 25/09/2020

Caro Zingaretti, evitiamo la palude Caro Zingaretti, evitiamo la palude Federico Geremicca, La Stampa
Sulla Stampa Federico Geremicca si rivolge direttamente al segretario del Pd, Nicola Zingaretti, pregandolo di non tornare al passato adottando una legge elettorale di tipo proporzionale. La scelta, sostiene Geremicca, “appare contraddittoria rispetto al profilo originale del Suo partito, alle indicazioni arrivate dalle urne, alla stabilità necessaria al Paese e contraddittoria perfino rispetto ad un quadro politico in mutazione. Chi non ha l’età per ricordare i governi degli anni ’70 e ’80 non può apprezzare i guai che produsse - in termini prima di stabilità e poi di corruzione - la degenerazione del sistema elettorale in vigore dal dopoguerra in poi. Senza farla lunga: incertezza sugli effetti delle elezioni; cambi di governo a ripetizione; malaffare dilagante; la convinzione del cittadino-elettore di contare poco o niente. Chi invece quell’età ce l’ha, farebbe bene a esercitare la memoria, prima di compiere un passo che potrebbe davvero riportare il Paese in un passato non invidiabile. Facciamo un esempio concreto. Domenica e lunedì si è votato in 7 Regioni: 6 adottano un sistema maggioritario con elezione diretta del Presidente e una (la Valle d'Aosta) invece no. Delle prime, lunedì sera sapevamo vincitori, vinti e Presidente; per l’ultima si aspetta ancora, i partiti trattano e prima o poi ci faranno sapere... Il passaggio che il Parlamento ha di fronte è dunque di assoluta rilevanza. L’obiettivo dovrebbe essere assicurare stabilità al Paese, pluralismo di forze in campo e diritto dei cittadini a scegliere i propri eletti. E’ vero, caro Segretario, nessun sistema elettorale è perfetto ed assicura di per sé stabilità. Tempo per decidere ce n’è. Si rifletta ancora. E rifletta, per la responsabilità che ora ha, soprattutto il Pd: evitando il rischio di un pericolosissimo doppio salto mortale all’indietro, dove non c’è l’ignoto ma una palude che conosciamo già”.
 
Massimo Franco, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Massimo Franco commenta le acque agitate nel M5S, dopo che ieri un’assemblea sul post voto è stata disertata dai vertici del partito e si è palesato solo il reggente Vito Crimi. “Riunire le truppe parlamentari coi «generali» che disertano l’assemblea per paura di essere processati: il paradosso grillino è servito. L’antipolitica tende a logorare anche i suoi figli eccellenti, forti nel cuore del potere ma ormai deboli nel Paese. E si rafforza il sospetto che la sua carica si stia attenuando, assorbita dalle altre forze politiche e dall’inadeguatezza dimostrata, rendendo il M5S meno centrale e soprattutto delegittimato. Appena tre giorni fa i capi sembravano destinati a celebrare sull’ennesimo balcone di Palazzo Chigi la vittoria al referendum sulla riduzione dei parlamentari. Ieri, invece, si sono rifugiati a Palazzo Chigi con la scusa di un vertice sul 5G, per non affrontare eletti furibondi per la sconfitta alle Regionali e per i riflessi oligarchici che la nomenklatura grillina esaspera nei momenti di crisi. Non sono bastate nemmeno le ultime esternazioni a ruota libera del «garante» Beppe Grillo, tra eletti a sorte e sepoltura della democrazia parlamentare a favore di quella diretta referendaria, per rianimare il Movimento. Grillo ha solo aggiunto un tocco surreale a un dibattito già di per sé scalcagnato. E l’averlo fatto davanti al Parlamento europeo ha sottolineato i rischi del sodalizio in incubazione tra M5S e Pd. Non perché i Cinque Stelle continuino su una linea anti-sistema: anche se in parte rimane. Il problema è che di linee ne hanno troppe. Il tema della tenuta della coalizione – conclude Franco - si intreccia sempre di più con quello della frantumazione grillina. La domanda è quante schegge produrrà, e dove i frammenti andranno a colpire senza provocare danni irreparabili”.
 
Claudio Tito, Repubblica
“Matteo Salvini sta diventando la grande anomalia italiana”. Lo scrive su Repubblica Claudio Tito. “Il segretario della Lega – spiega Tito - sta per diventare formalmente imputato a Palermo anche per il sequestro della nave Open Arms. E potrebbe presto essere rinviato a giudizio. La stessa posizione è già ricoperta nel tribunale di Catania per una inchiesta analoga, quella sulla nave italiana Gregoretti. Ecco, in nessuna nazione del mondo occidentale una situazione del genere verrebbe affrontata senza conseguenze. Nessun leader politico rimarrebbe al suo posto e nessun partito accetterebbe di farsi guidare da un capo su cui pendono questioni giudiziarie di questo livello. E' evidente che le responsabilità giudiziarie sono determinate solo ed esclusivamente dai giudici. E che un imputato non è un condannato fino alla conclusione del processo. Ma le responsabilità politiche sono ben altro. E non possono essere circoscritte al codice di procedura penale. Per un semplice motivo: chi ricopre quei ruoli, chiede i voti agli elettori. Gli eletti sono fisiologicamente sottoposti ad una valutazione continua da parte dell’opinione pubblica. Che non può non tenere conto anche del suo status giudiziario. Nelle scelte dell’ex ministro dell’Interno, poi, c’è qualcosa che rende il tutto ancora di più una manifesta eccezione. Fino a qualche anno fa, i magistrati venivano sistematicamente accusati di fare un uso politico della giustizia. Salvini ribalta letteralmente quel concetto. La demagogia diventa il cardine della sua autodifesa e allora i processi vengono branditi come un’arma di propaganda. E’ un leader in difficoltà che sfrutta l’emergenza migranti e le inchieste per presentarsi come vittima. Le considera una ciambella di salvataggio per riconquistare i voti che ha perso nel giro di 16 mesi. Così però la politica diventa mistificazione e l’interesse generale si sovrappone a quello personale”.
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