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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 24/09/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Conte: Niente rimpasto, ora giù le tasse. Escludo nuovi lockdown
Nessun rimpasto nel governo. Ora il primo obiettivo è abbassare le tasse e, quanto alla pandemia, al momento escludo nuovi lockdown. Lo afferma il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervistato da Massimo Giannini per La Stampa. Ma adesso che Di Maio ha vinto il referendum e Zingaretti ha vinto le regionali, al governo si richiede un cambio di passo. Ma anche di squadra? «Mi dispiace deluderla, ma il rimpasto è una formula logora che rinvia all’esperienza dei governi del passato e di cui non avverto nessuna nostalgia. Ho una squadra che sta lavorando con concentrazione ed efficienza e mi ritengo pienamente soddisfatto. E in ogni caso le do un’altra notizia: nessuna forza politica me lo ha chiesto…». Ora abbiamo di fronte due grandi emergenze. La prima è il Covid e il rischio di una nuova ondata. Lei si sente a posto con la coscienza per tutto ciò che avete fatto finora? Ed è così sicuro che adesso siamo in grado di gestire la seconda ondata senza nuovi lockdown? «Oggi il Financial Times dichiara che l’Italia è riuscita a gestire meglio di altri paesi europei la nuova emergenza e che ha tenuto sotto controllo l’epidemia. E’ un riconoscimento di cui sono orgoglioso, a testimonianza soprattutto del comportamento esemplare degli italiani. Dal canto nostro, posso garantire che abbiamo sempre fatto il massimo e agito in scienza e coscienza, secondo il principio di massima precauzione e proporzionalità, mettendo al primo posto la salute dei cittadini. Oggi la situazione in Italia è sicuramente migliore rispetto ad altri Paesi europei, e siamo più preparati – anche come sistema sanitario - ad affrontare una eventuale recrudescenza della diffusione del virus. Allo stato attuale escludo la possibilità di un generale lockdown, potrebbero esserci – se necessarie - chiusure ben mirate. La cosa più importante è mantenere un atteggiamento prudente per non vanificare gli sforzi e i sacrifici fatti finora. Chiedo ancora una volta a tutti, specie ai più giovani, di non abbassare la guardia». La seconda emergenza è il Recovery Fund. Non siamo in ritardo con la presentazione dei progetti, rispetto a Francia e Germania? «No, l’Italia non è affatto in ritardo, stiamo rispettando la tabella di marcia dell’Unione Europea, che stabilisce i tempi cui ci dobbiamo attenere. Stiamo lavorando con la massima determinazione per definire il Piano. Anzi, le annuncio che intendo offrire ai cittadini uno strumento per poter monitorare costantemente l’attuazione dei singoli progetti che saranno contenuti nel piano di rilancio. Faremo in modo che ci sia un controllo diffuso e che non venga sprecato un solo euro di queste risorse». È la volta buona per ridurre le tasse, a partire dall’Irpef? «Siamo già al lavoro per una riforma del fisco che ci permetta di arrivare a un sistema più equo ed efficiente, a vantaggio di cittadini e imprese. Da troppi anni su questo tema abbiamo ascoltato solo annunci, è il momento di agire. Accanto a questa riforma, realizzeremo anche una riforma del processo tributario, che contribuisca a rendere il nostro Paese più competitivo e più attrattivo per gli investitori».
 
Johansson (Ue): Il patto sui migranti è la strada giusta
«Non ci sono vincitori o vinti in questa proposta perché è bilanciata. La migrazione è una cosa normale, che ci sarà sempre. Il nostro compito è gestirla. Abbiamo bisogno dei migranti ma abbiamo bisogno che arrivino in modo legale per lavorare qui o per chiedere asilo. Ci serve una migrazione legale. Non dobbiamo drammatizzare la politica migratoria»». Lo afferma Ylva Johansson, svedese, commissaria Ue agli Affari interni con delega alla Migrazione, intervistata da Francesca Basso per il Corriere della Sera sul patto sulla migrazione sancito ieri in sede Ue. Quali sono i punti forti di questa riforma? «Permette di affrontare i problemi reali legati alla migrazione in un modo pragmatico che spero tutti gli Stati membri possano accettare». L’Italia deve essere soddisfatta della proposta? «Penso che nessuno dei 27 Stati membri sarà soddisfatto. Ma spero che l’Italia veda che questa è la prima volta che l’Ue riconosce la situazione speciale dei salvataggi in mare e prevede un meccanismo di solidarietà che si attiva non solo quando il Paese è sotto la pressione degli sbarchi. Il messaggio importante è che quando uno sbarca in Italia sbarca nell’Unione europea». C’è un’effettiva abolizione del Regolamento di Dublino? «Proponiamo un nuovo regolamento al posto dell’attuale, tenuto conto che il tentativo di riforma del Regolamento di Dublino non ha portato a un accordo. Le nuove regole riguardano chi arriva in Europa irregolarmente e fa domanda di asilo. Introduciamo un nuovo meccanismo di solidarietà obbligatoria che sarà attivato quando uno Stato membro si troverà sotto pressione: gli altri Stati dovranno aiutarlo attraverso il ricollocamento dei richiedenti asilo o finanziando i rimpatri di chi non ha diritto a restare». E per i salvataggi in mare? «Per la prima volta viene introdotto un meccanismo di solidarietà obbligatoria. La Commissione dovrà stabilire in anticipo quanti ricollocamenti saranno probabilmente necessari e un pre-impegno da parte degli Stati in modo da non dover trovare la soluzione per ogni sbarco. Ma è prevista anche una forma di flessibilità che consentirà agli Stati membri di aiutare in modo diverso rispetto al ricollocamento. Ci sarà una soglia per i ricollocamenti».
 
Decaro: I vertici Pd e M5S ascoltino i territori, l’intesa c’è già
«Quello che è accaduto in queste elezioni regionali, a partire dalla mia Puglia, certifica un percorso che non si può più rimandare: la coalizione nazionale di governo deve diventare un progetto politico comune, a Roma e sul territorio. Gli elettori lo hanno capito prima della classe dirigente romana». Lo afferma Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente Anci intervistato da Giuliana Foschini per la Repubblica. «Queste regionali ci dicono chiaramente alcune cose. I cittadini si fidano degli amministratori, siano essi di sinistra o di destra, purché amministrino bene. I governatori, in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, hanno dato risposte pratiche ai cittadini, si sono dimostrati affidabili. E per questo sono stati premiati. È un percorso virtuoso che la politica nazionale non può continuare a ignorare». Cosa vuol dire? «Serve una legge elettorale che riproponga un rapporto diretto tra il candidato e il cittadino. Le idee camminano sulle gambe delle persone, non su listini bloccati. Gli elettori vogliono legittimamente conoscere chi li rappresenta. Con quali programmi, in quali coalizioni». In Puglia eravate dati per sfavoriti. Non siete riusciti a chiudere l’accordo con 5S e Iv. Eppure Emiliano ha vinto, grazie soprattutto alla sua Bari: centomila dei 150 voti di vantaggio su Fitto arrivano dalla città metropolitana. «In Puglia ha vinto Emiliano, ma anche il modello di un governo della regione e di tante città che va avanti da 15 anni con idee chiare: turismo, cultura, ambiente, trasporto, welfare, difesa delle fragilità. È il vocabolario comune del Pd, dei riformisti, della sinistra e dei 5S. Una coalizione che ha differenze al suo interno. Ma ha più cose che la uniscono». Perché allora non ci sono stati accordi? «Le intese le hanno sancite gli elettori, perché noi non siamo stati capaci. Emiliano ha vinto senza l’appoggio dei dirigenti grillini, ma anche con i voti degli elettori dei 5 Stelle, con le loro priorità. E lo stesso hanno fatto De Luca, Giani. O anche Zaia che, evidentemente, è stato più credibile agli occhi dell’elettorato veneto. C’è davanti a noi un’idea di coalizione nazionale che si può e si deve ritrovare nei territori. Io sono presidente dell’Anci, non è il caso che faccia nomi, ma tra i sindaci e tra i governatori, nel mio campo come nell’altro, ci sono i semi di una buona politica, partecipata, abituata a dare risposte ai cittadini».
 
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