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Altro parere

Cosý l'Italia paga il conto del Recovery fund

Redazione InPi¨ 24/09/2020

Altro parere Altro parere Raffaele Marmo, Il Giorno
"Doveva essere l’occasione per il superamento delle trappole del Trattato di Dublino sulla gestione dell’immigrazione. E, invece, il nuovo Patto su asilo e migrazioni, proposto dalla Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, rischia di rivelarsi, nella migliore delle ipotesi, l’ennesimo compromesso al ribasso ai danni dell’Italia. E, dunque, tradursi in un esito gattopardesco per consentire al nostro governo di dire che tutto cambia senza che niente cambi davvero”. Lo scrive Raffaele Marmo sul Giorno a proposito del conto del Recovery fund per l'Italia e aggiunge: “Ma potrebbe essere anche qualcosa di peggio: una merce di scambio per i miliardi che ci sono stati attribuiti con il Recovery Fund. Una contropartita per quello che incasseremo. Diciamolo: la soluzione Von der Leyen, sbandierata come il superamento di quella di Dublino, non è neanche un passaggio intermedio verso un assetto più solidale nell’affrontare l’emergenza immigrazione. E’ solo una versione edulcorata della responsabilità quasi totale sul destino del migrante che il vecchio (ma attualmente in vigore) accordo assegna allo Stato del primo ingresso. I nuovi concetti di «gestione europea dei rimpatri» e di «meccanismo di solidarietà obbligatoria» restano, comunque sia, non solo affidati alla discrezionalità politica random della Commissione, ma anche alla disponibilità dei Paesi di eventuale ricollocamento. Il problema è che il negoziato sull’immigrazione potrebbe essere il secondo tempo della durissima partita giocata a luglio sul Recovery Fund, in questo ultimo caso con qualche cambio di pedina: al posto dei Paesi «frugali», quelli dell’Est. Ma in entrambe le occasioni con la Germania a far da arbitro. E non è da sottovalutare neppure l’ipotesi che già allora si sia ipotizzato, nel dietro le quinte, uno scambio asimmetrico tra gli oltre 200 miliardi del Recovery Fund destinati all’Italia e la conferma di una regolazione penalizzante per noi. Non sarebbe la prima volta”.
 
Andrea Lavazza, Avvenire
Andrea Lavazza su Avvenire prende in esame il ruolo di Angela Merkel, “Locomotiva Angela”, in questa delicata fase storica. “Interessati dalla pandemia globale e dalla crisi sociale ed economica che ne è discesa – scrive - molte letture dell’attuale momento vissuto dall’Unione Europea si sono fermate alle condizioni strutturali che sembrano imporre oggi più che mai risolutezza e coraggio nelle decisioni. La svolta che si è concretizzata nel concitato vertice di metà luglio ha condotto a creare il Recovery Fund strumento principale del piano chiamato Next Generation EU, salutato quale strumento innovativo e forse foriero di una nuova integrazione economica europea. Ma nulla era scritto alla vigilia e le resistenze, è ben noto, sono state fierissime. E qui si può rileggere ciò che oggi sta emergendo con maggiore chiarezza. Stiamo parlando del ruolo di Angela Merkel, che il primo luglio ha assunto per la seconda volta, e quasi certamente ultima, la presidenza di turno dell’Unione. La cancelliera guida la prima nazione della Ue per popolazione, forza economica e politica, non può disporre liberamente di scelte chiave (tra l’altro a Berlino dirige un governo di coalizione), ma non è forse così azzardato pensare che stia cercando di scrivere una pagina nuova dell’Unione che la può fare entrare nella storia continentale non come la prudente leader di un Paese ingombrante e interessato soprattutto a tutelare i propri interessi, bensì come la levatrice di un’Europa più integrata, più accogliente, più verde e capace di stare alla pari delle superpotenze mondiali. Il suo mantra è "ogni giorno conta, non posso sprecarne nemmeno uno". Non è necessariamente un colpo di testa di una statista che si vede alla conclusione di un percorso lunghissimo e di estremo successo, destinato negli annunci a chiudersi il prossimo autunno dopo 16 anni ininterrotti di guida della Germania. Appare piuttosto il culmine di un cammino prudente che non può prescindere dalle posizioni e dagli interessi che rappresenta e con cui deve costantemente confrontarsi. Forse serve più tempo. Ma, ahinoi, questo nuovo corso merkeliano rischia di avere vita breve, dato che la cancelliera ha in più occasioni ribadito di volere abbandonare la scena pubblica allo scadere del mandato, a fine settembre 2021”.
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