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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 23/09/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Salvini: al Sud scelte sbagliate
«In Puglia e Campania le scelte non sono state all’altezza». Così il leader leghista Matteo Salvini commenta i risultati del voto in un’intervista a Marco Cremonesi del Corriere della Sera. Come ha preso il risultato delle regionali? Abbattuto? «No. Ho due nuovi numeri da giocare al Lotto. Sono il 46 e il 74: 46 erano i consiglieri regionali che la Lega aveva fino al 19 settembre. 74 sono quelli di oggi». Però, le delusioni di Toscana, Puglia e Campania sono difficili da negare. «E chi le nega? In realtà, per rimanere al dato più recente, le Amministrative sono state molto buone. Strappiamo diversi comuni al centrosinistra, sottolineo Macerata al primo turno con candidato nostro, e siamo al ballottaggio a Reggio Calabria, Matera, Arezzo...». In Lombardia? Forse anche nella culla della Lega c’è qualche problema. «Abbiamo guadagnato una decina di Comuni e siamo al ballottaggio a Lecco. Vorrei aggiungere che anche nella Bergamasca, con l’eccezione di Clusone, siamo andati molto bene: lo dico perché esiste una certa lettura secondo cui quelle zone sarebbero deluse dal centrodestra». Il problema è a Sud. La sua svolta stenta ad affermarsi? «Al Sud, in Puglia e in Campania, è stata l’offerta del centrodestra in generale a non essere all’altezza. Noi, certo, dovremo ragionarci. Oggi riunisco i coordinatori regionali e, dati alla mano, faremo un esame di dove e come abbiamo sbagliato. Però, in Puglia e Campania partivamo da zero. Ora, abbiamo sei consiglieri regionali. Cresciamo. Tranquillamente, senza affanni, senza smanie». In Toscana le si mette a carico la scelta di Susanna Ceccardi. E anche la sottovalutazione di Eugenio Giani. «Susanna ha fatto una grandissima campagna elettorale e, mi creda, io non sottovaluto nessuno, anzi: non siamo noi che abbiamo dimenticato che si parla di una Regione in cui la sinistra governa dal dopoguerra: 5 anni fa il nostro candidato aveva preso il 20%, oggi abbiamo raddoppiato e siamo al 40».
 
Bonafede: urgenti gli Stati generali M5S, ma sui valori
«Il referendum è una svolta storica per la democrazia, attesa da quasi 40 anni, ed è un risultato ottenuto grazie al Movimento. Quanto alle elezioni locali, abbiamo sempre ottenuto risultati inferiori rispetto alle politiche. A ogni modo, gli Stati generali sono urgenti anche per questo: rilanciare al più presto l’azione sui territori». Così il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5s) commenta i risultati del voto in un’intervista a Francesco Grignetti della Stampa. Di Battista dice che queste Regionali sono state la più grande sconfitta nella storia dei 5Stelle. Pensa anche lei che il Movimento sia in crisi di identità? «Come già detto, avremmo dovuto organizzare le Regionali in maniera diversa e ribadisco l’importanza degli Stati generali anche per individuare il futuro percorso e i nuovi temi, sempre sulla base dei nostri valori fondanti». Per andare dove: verso una forma-partito o verso un movimento più d’opinione? «Più che alle etichette, pensiamo ai contenuti e ai valori da portare avanti, mantenendo inalterata l’essenza del nostro Dna, a cominciare dal contatto diretto coi cittadini». Si è davvero stabilizzata la maggioranza? Oppure le liti ricominceranno domani? «Ho sempre detto che il voto non avrebbe avuto conseguenze sul governo. Ciò detto, è fallito il tentativo di una spallata delle opposizioni. Quanto alle diverse sensibilità all’interno della maggioranza, insieme abbiamo già raggiunto risultati importantissimi e dobbiamo continuare su questa strada». Sul Mes, il Pd ha subito posto il problema. Lei pensa che ci sia da ragionare oppure considera chiuso in partenza il dossier? «Concentriamoci sul Recovery plan, come ha detto il premier Conte». E sui decreti sicurezza? Archiviate le elezioni, è venuto il tempo di parlarne in Consiglio dei ministri o ritiene che siano altre le priorità? «Le forze di maggioranza hanno già lavorato a varie modifiche e miglioramenti partendo dal perimetro indicato dal presidente Mattarella».
 
Orlando: ora via i decreti Salvini
«Il lavoro fatto sulle modifiche dei decreti Salvini deve essere licenziato rapidamente. Poi discuteremo del resto. Ma una cosa alla volta. Non abbiamo mai dato ultimatum e non li daremo adesso». Lo afferma il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, intervistato sulla Stampa da Fabio Martini. Da mesi dite che il Mes è urgente e indispensabile ma non accade mai nulla. Sta per succedere qualcosa o continuerete nel vostro rosario? «Più di quel che è successo, cos’altro deve succedere? A questo punto bisogna chiedere al ministro Speranza di fare un bilancio di ciò che va e non va nella sanità italiana. E valutare se ci possiamo permettere di rinunciare a diversi miliardi di investimenti. Che significherebbe, va detto con molta chiarezza, non solo un’occasione perduta, ma consegnare un pezzo della sanità ai privati». Si rischia a breve un bis del paradosso lombardo: eccellenze in sanità ma spostate troppo sul fronte privato? «Storicamente lo Stato non ha capacità di investimenti e quando li ha fatti, ha dovuto esercitarsi in forme molto ardite di coinvolgimento dei privati, che poi hanno indebolito la natura universalistica del servizio. La discussione non deve essere Mes sì o no, ma semmai se vogliamo mantenere la natura pubblica della sanità oppure no». Al netto di letture talora politiciste del voto alle Regionali, non sarà che sono state premiate forze e governatori che hanno interpretato in modo ansiolitico e non ansiogeno la grande paura del Covid? «Tre fattori hanno condizionato il risultato. In primo luogo, un giudizio positivo su come il governo ha gestito la crisi del Covid e come si è posizionato in Europa. Poi sono stati premiati i governatori in carica di entrambi gli schieramenti che sono apparsi credibili nella gestione della pandemia. Infine, il Pd è stato premiato per il ruolo svolto come forza che ha cercato di costruire e allargare le coalizioni, diventando convincente nel messaggio unitario contro la destra».
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