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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 20/09/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Miozzo (Cts): Una follia far entrare più di mille spettatori
Far entrare più di mille persone allo stadio è una follia. Lo dice Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid, intervistato da Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera. «A chi preme per riaprire gli stadi vorrei ricordare le conseguenze drammatiche che ha avuto Atalanta-Valencia del 19 febbraio scorso. In questo momento abbiamo altre priorità, pensare di riempire gli spalti sarebbe una follia». È preoccupato e arrabbiato Agostino Miozzo, il coordinatore del Comitato tecnico scientifico che più volte ha messo in guardia dai rischi di una ripresa dei grandi eventi. All’epoca di Atalanta-Valencia non c’erano le misure di protezione. «È vero e questo è un aspetto positivo per il ritorno alla normalità, ma oggi l’apertura degli stadi è ostacolata da almeno tre problemi. Il primo è la vicinanza tra le persone, il momento in cui si esulta, quello in cui si protesta. Poi ci sono gli ingressi, quando ci si accalca alle biglietterie e ai varchi di accesso, e il deflusso. Aprire con più di mille spettatori è in questo particolare momento impensabile, il mondo del calcio è troppo importante per il nostro Paese, in previsione di una graduale apertura sarà necessario verificare gli effetti che questi eventi possono causare sulla curva e su quel maledetto indice di trasmissione Rt che a noi preme mantenere sotto controllo. È importante seguire le esperienze degli altri Stati dell’Ue». Si riferisce al Regno Unito che ha rinviato l’apertura? «Certo, ma anche altri Paesi guardano con preoccupazione la riapertura degli stadi. Qualcuno come la Germania ha fissato una capienza massima al 20 per cento ma si riserva una nuova valutazione, altri hanno un approccio variabile ma tendenzialmente riduttivo e con grande prudenza. La curva epidemica sale ovunque e bisogna comportarsi di conseguenza». Il ministro della Salute Roberto Speranza è contrario. «Lui conosce perfettamente la situazione, ha ben chiari i rischi. L’Italia è il Paese che ha saputo gestire meglio di tutti l’emergenza, è visto come l’esempio da seguire. Vanificare gli sforzi fatti finora sarebbe da incoscienti. Ricordiamoci che cosa è successo quest’estate con la riapertura delle discoteche. Le Regioni sono andate in ordine sparso e alla fine il governo è stato costretto a chiudere tutto».
 
Vento (Demopolis): A sorpresa il referendum ha coinvolto i cittadini
«Il referendum sul taglio dei parlamentari non è rimasto un quesito per gli addetti ai lavori. Certamente le Regionali hanno fatto da traino all’affluenza. Non credo raggiungerà tuttavia la partecipazione che si ebbe al referendum sulla riforma di Renzi: alle 19 di quattro anni fa l’affluenza era superiore di 26 punti rispetto a ieri. Ma si votava in un giorno solo». Lo afferma Pietro Vento, direttore dell’istituto Demopolis, sui primi dati dell’Election day, intervistato da Giovanna Casadio per la Repubblica. Vento, cosa indica questo trend di affluenza? «Ad un primo sguardo sui dati delle 19, l’effetto Covid sul voto si avverte, ma in dimensione inferiore rispetto ai timori della vigilia. È piuttosto complesso confrontare, in termini di previsione finale, il 30% delle 19 di questa competizione elettorale con i precedenti degli ultimi anni, nelle quali era possibile votare in una giornata unica, la sola domenica sino alle 23». Però lei quali previsioni si sente di fare? «La proiezione è che, tenuto conto della disabitudine degli italiani a votare nella mattinata del secondo giorno, il 40% sarà raggiunto tranquillamente e probabilmente superato. Forse si sfiorerà il 50%, ovvero quasi un italiano su due voterà per il referendum». Dati lontani da quello che accadde nel 2016 nel referendum sulla riforma di Renzi. «Sempre soffermandoci sui dati a disposizione, la partecipazione a questo referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari appare comunque significativa: non è rimasta limitata agli “addetti ai lavori”. È vero, l’affluenza del 30% è ben lontana (-26 punti) dal dato analogo rilevato alle 19 nel dicembre 2016, in occasione del precedente referendum costituzionale voluto da Matteo Renzi. Allora votò il 56% degli italiani che divenne poi 68% alle 23».
 
Boeri: Rdc a 1,5 mln di evasori. Tridico dovrebbe saperlo
«Il reddito di cittadinanza viene percepito anche da circa 1,5 mln di evasori. Sono temi discussi all’Istituto di previdenza a partire dall’incrocio fra i dati amministrativi e campionari e sulla base di modelli di microsimulazione in seminari cui forse Tridico (attuale presidente Inps ndr) avrebbe fatto bene a partecipare. Sono stime a mio giudizio plausibili». Lo afferma l’ex presidente dell’Inps, Tito Boeri, intervistato da Luca Monticelli per La Stampa. Perché plausibili? «Inps e Istat stimano che ci siano 3 milioni di evasori totali fragliautonomiealtri3traidipendenti. Quando unici percettori di reddito, la loro evasione permette all’intero nucleo famigliare di prendere il sussidio. Quindi non siamo lontani dall’avere 10 milioni di potenziali interessati dal reddito di cittadinanza tra gli evasori e le loro famiglie. Se il 15 per cento di questi lo percepisce abbiamo che la metà dei suoi beneficiari è evasore». Tridico sostiene che i controlli incrociati sulle famiglie vengono fatti sin dall’avvio, le risulta? «I controlli patrimoniali allora venivano fatti solo ex post e a campione. Quando ero presidente dell’Inps avevo suggerito di aspettare l’Isee precompilato e l’incrocio delle banche dati prima di varare il reddito di cittadinanza, perché i dati incrociati sui patrimoni sono molto efficaci nell’identificare il sommerso». Le indagini sull’assegno preso dal padre dei fratelli Bianchi, i ragazzi di Artena accusati di aver pestato a morte Willy, sono scattate grazie alle foto dei lussi esibite su Facebook, evidentemente le verifiche sui dati non sono efficaci? «Forse hanno cominciato a ricevere il sussidio quando i controlli preventivi sui patrimoni non venivano svolti. Queste cose vanno accertate prima di concedere il sostegno. Un conto è bloccare un pagamento prima di erogarlo, un altro è recuperare dopo quanto versato, superando i ricorsi». Il presidente dell’Inps dice che secondo il suo ragionamento i poveri che incassano il reddito nasconderebbero ricchezze fino a 60 miliardi di euro, che è la metà del nero stimato in Italia. «Credo non abbia capito. Non ho detto che la metà degli evasori ottiene l’assegno, ma che la metà dei percettori del reddito potrebbero esserlo. Si tratta, come dicevo, di circa il 15 per cento degli evasori. Quindi semmai la cifra dovrebbe essere di 18 miliardi. Inoltre, tra chi froda il fisco molti potrebbero avere redditi comunque bassi. I 120 miliardi di sommerso non sono distribuiti uniformemente fra la popolazione. Ci sono grandi e piccoli evasori. Mi sorprende questa polemica perché una delle ragioni per le quali sono stati imposti dei criteri sui patrimoni molto stringenti nel reddito di cittadinanza è che si è consapevoli che in Italia c’è una realtà di nero molto elevata. Questo non significa che non si dovesse rafforzare la misura contro la povertà introdotta con il Rei, ma solo che questo passaggio andava preparato meglio, anche nel definire lo strumento in modo più efficace».
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