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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 18/09/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Zaia: I tamponi rapidi danno risposta in 5 minuti. Vanno usati ovunque
«Ho parlato mercoledì con il ministro Speranza, gli ho posto la questione del tampone rapido per gli screening in luoghi come le scuole o ovunque servano risposte tempestive». Lo afferma il governatore del Veneto, Luca Zaia, intervistato da Marco Cremonesi per il Corriere della Sera. Il tampone che dà il responso in pochi minuti? «Appunto. Credo sia da inserire in fretta nei protocolli della sanità pubblica: 5o6 minuti e sai se sei positivo, senza laboratorio. Tra l’altro proprio per verificarne l’attendibilità in Veneto abbiamo fatto molte prove doppie, sia con il tradizionale che con il rapido: risultati affidabilissimi. Non per nulla oggi ci sono 11 case farmaceutiche internazionali che lo propongono e il prezzo è sceso a 4,5 euro». Ma il tampone rapido non è già utilizzato? «Oggi il rapido, ovvero il test antigenico, è accettato per chi proviene da Grecia, Croazia, Malta e Spagna. Ma estendendone l’utilizzo si agevolerebbe enormemente la vita a famiglie e medici». È d’accordo con il governatore del Piemonte Alberto Cirio che ha vinto la sua battaglia per far misurare la temperatura anche a scuola? «E me lo domanda? Ha ragione da vendere, è un fatto di buon senso. Ti prendono la temperatura nei negozi, dal parrucchiere, in palestra... perché a scuola no? Io mi sono fatto un’idea: a Roma si sono opposti alla misurazione nelle scuole altrimenti gli sarebbe nata una discussione sindacale sulle mansioni. Ma la mia è solo un’ipotesi, se fosse vero il contrario ci spieghino il motivo scientifico». Come è partita la scuola in Veneto? «Dal punto di vista pedagogico non nel modo migliore: 13 mila posti vacanti, coperti più o meno per metà dai supplenti. Dopo sette mesi di riscaldamento a bordo campo ci aspettavamo di meglio».
 
Von der Leyen: Sui migranti regole comuni e oneri condivisi
«È interesse di tutti i governi trovare un approccio europeo sulle migrazioni umano ed efficace, penso che ogni Stato membro possa sottoscriverlo». Lo afferma la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, intervistata da Alberto D’Argenio per la Repubblica. Di fronte al Parlamento europeo ha parlato di cancellazione di Dublino, il trattato che attribuisce al Paese di primo ingresso la gestione dei migranti, e ha annunciato la nuova proposta di riforma: conterrà la redistribuzione dei migranti tra partner Ue? «La nostra comune esperienza è che il sistema attualmente in vigore non funziona più, ha raggiunto i suoi limiti e per questo presenteremo una proposta che sarà più completa, più europea e conterrà nuove regole su asilo, integrazione, rimpatri e gestione dei confini. Il principio alla base della riforma è il ribilanciamento tra solidarietà e responsabilità, la condivisione degli oneri su tutta la catena migratoria. Daremo una risposta completa ai flussi». Punta a togliere ai sovranisti uno dei grandi argomenti contro l’Europa, ovvero l’immigrazione? «Noi pensiamo che i fenomeni migratori verso l’Unione ci sono sempre stati e ci saranno sempre e che sia un compito nobile gestirli in modo umano ed efficace». Una volta presentata, toccherà ai governi approvare la riforma: come pensate di superare gli storici “no” alla solidarietà di alcuni partner come i Visegrad, l’Austria e altri nordici? «A luglio i governi hanno toccato con mano (sul Recovery Fund, ndr) che le grandi proposte politiche della Commissione sono preparate con un lavoro molto profondo e con un esaustivo dialogo con le capitali. La vicepresidente della Commissione, Margaritis Schinas, e la commissaria Ylva Johannson parlano con i ministri degli Interni per trovare un punto di caduta condiviso in modo da arrivare ad un approccio europeo completo. Il nostro è un progetto enorme che deve essere ben preparato con l’obiettivo poi di sederci tutti insieme, discutere e trovare una soluzione comune». Puntate a far approvare la riforma entro fine anno? «Tutti concordano che l’attuale sistema non funziona più, è interesse di tutti i governi trovare un approccio europeo umano ed efficace, penso che ogni Stato membro possa sottoscriverlo. Mi aspetto che i governi si siedano seriamente al tavolo e negozino un nuovo approccio europeo alle migrazioni».
 
Berlusconi: Con il sì al referendum ci rimette la democrazia
Con il sì al referendum è la democrazia a rimetterci. Lo afferma il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, intervistato da Amedeo La Mattina per La Stampa. Lei sostiene che i moderati siano in crisi per il «crescente disinteresse verso la politica». Cosa fa il suo partito per superare questa sensazione? «Forza Italia è nata proprio per rispondere a questo grave e antico problema: il distacco fra i ceti produttivi, il mondo del lavoro, dell’impresa e la politica, delegata a un ceto di professionisti avulso dalla realtà economica, culturale e civile del Paese. Da quando siamo scesi in campo, nella scelta dei nostri candidati abbiamo privilegiato – e lo facciamo tuttora – chi ha dimostrato non in politica ma nella vita di saper realizzare risultati concreti, con onestà e competenza». Il disinteresse dei moderati non sarà dovuto al fatto che soffrono l’alleanza con Salvini e Meloni? «Un’alleanza si costruisce fra forze diverse, che convergono su un programma comune e su un comune modello di governo. In tutt’Europa il centro liberale, cristiano, garantista che noi rappresentiamo si riconosce nel Partito Popolare Europeo, la famiglia dei moderati alternativa alla sinistra. In un sistema come quello italiano l’alleanza con la destra democratica è la soluzione più naturale e più coerente». Referendum. Lei dice di essere perplesso tra il Sì e il No, ma è chiaro che propende per il No. Ci spiega i motivi? «Prima di tutto voglio rivolgere un caloroso invito a tutti gli italiani a recarsi alle urne, qualunque sia la loro intenzione di voto. Dal nostro voto dipende il Paese che lasceremo ai nostri figli. Nel merito, ribadisco le mie perplessità: un taglio dei parlamentari era nella nostra riforma del 2005, cancellata dalla sinistra. Ma era una riforma organica, completa. Questa invece è solo una restrizione degli spazi di democrazia, di rappresentanza e di libertà». Non sarebbe stata una mossa politica abile schierare tutto il centrodestra sul No e vincere? Lo ha proposto a Salvini e Meloni? Pensi agli effetti dirompenti che avrebbe avuto sul governo. «È possibile, ma francamente credo sarebbe scorretto sovrapporre il referendum a questioni di schieramento. Gli italiani devono sentirsi liberi di votare nel merito, a prescindere dagli effetti politici».
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