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Agenda Ursula per il governo

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 17/09/2020

Agenda Ursula per il governo Agenda Ursula per il governo Federico Geremicca, La Stampa
Commentando il discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula Von der Leyen, Federico Geremicca sulla Stampa nota un ulteriore cambio di passo dell’Europa. “Dopo l’evidente inversione di rotta già sancita in economia, l’Unione europea ha riservato una sorpresa che rappresenta ossigeno per l’Italia, per il suo governo e perfino per la sinistra nostrana. Infatti Von der Leyen ha annunciato che il tristemente noto regolamento di Dublino, che negli ultimi 30 anni ha regolato la gestione dei flussi migratori verso l’Europa, rivelandosi una vera e propria trappola per Grecia, Spagna e Italia, «verrà abolito e sarà sostituito da un nuovo sistema di governance». Poco si sa del nuovo sistema e dei tempi che saranno necessari a definirlo, ma già il fatto che si decida di sottrarre ai Paesi di primo arrivo la gestione di un fenomeno così complesso (e politicamente insidiosissimo) conferma e anzi consolida l’evidente svolta. In Italia, dove sull’immigrazione si sono vinte o perse importanti campagne elettorali, la novità è destinata a produrre effetti non irrilevanti: si tratta di una boccata d’ossigeno per il governo e le forze schierate per l’accoglienza (Pd in testa a tutti) e una brutta notizia per chi (le destre sovraniste) ha fatto dell’antieuropeismo e del no agli immigrati micidiali cavalli di battaglia. Dalla spinta europea, insomma, arriva linfa nuova, attesa da tempo e ora spendibile in una delle fasi più difficili per il Paese”. Per Geremicca “non si può non annotare un evidente cambio d’attenzione a Bruxelles nei confronti dell’Italia. Dei finanziamenti del Recovery Fund, del Sure, e del Mes, il nostro Paese è il primo destinatario. Ora arriva l’annuncio di una svolta in materia di immigrazione, e nella prossima primavera, infine, Roma sarà la sede di un vertice globale sulla sanità europea. Per il governo e la sinistra europeista buone notizie. In arrivo, paradossalmente, da quell’Europa fino a ora spesso fonte di imbarazzi e sconfitte”.
 
Ezio Mauro, Repubblica
Anche Ezio Mauro apprezza il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato ieri da Ursula Von der Leyen. “La presidente della Commissione europea – scrive Mauro su Repubblica - ha cercato di dare sostanza politica agli aiuti straordinari del Recovery Fund, trasformandoli da strumenti di finanziamento in strumenti di governo. Se alle parole seguiranno i fatti, non è un cambiamento da poco. Il disegno è quello di un continente verde, digitale, solidale, attento al sociale e alla salute, e finalmente consapevole di essere la patria dei diritti. Tutto questo comporta evidentemente dei vincoli e legittima delle ambizioni. Partendo prima di tutto dalla protezione della vita, minacciata dal virus che non sta perdendo forza. Da qui la proposta di costruire “un’Unione della sanità”, rivedendo le competenze che oggi sono nazionali. La seconda urgenza è quella di governare i flussi migratori, con una responsabilità finalmente comune di fronte ai due milioni di esseri umani che arrivano in Europa ogni anno. Colmato questo ritardo, può prendere forma il profilo della nuova Europa. Il primo punto è il Green Deal, che impegnando il 37% dei 750 miliardi del Fondo di Ricostruzione in politiche verdi, vuole cambiare il rapporto tra il cittadino e la natura per costruire il primo continente climaticamente neutro. Un altro 20% degli interventi straordinari andrà alla trasformazione digitale, per collegare chi non ha ancora accesso alla banda larga, stoccare e custodire qui i nostri dati riparandoli dal controllo di Paesi stranieri. Sta ora ai governi nazionali presentare i progetti di investimento per l’intervento europeo, in modo coerente. L’Italia è in ritardo, deve evitare rattoppi, spese clientelari, cambiali elettorali, favori municipali per indicare alla Ue e al Paese un orizzonte di ricostruzione: non solo per uscire dalla crisi, ma per entrare nel nuovo mondo che l’Europa sta disegnando”.
 
Ernesto Galli Della Loggia, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Ernesto Galli Della Loggia parla dei “nuovi barbari” che fingiamo di non vedere. “Si chiamano Putin, Lukaschenko, Erdogan, Xi Jinping, Assad, Khamenei, Kim Jong-un, Al-Sisi, e i loro tratti principali sono il cinismo e la spregiudicatezza con cui si muovono all’unico scopo di allargare il proprio potere o di conservarlo a qualsiasi prezzo. All’interno dei propri Paesi arrestano, deportano, torturano, fanno sparire nel nulla, eliminano chiunque si opponga ai loro voleri. L’opinione pubblica occidentale è per lo più disarmata di fronte ad azioni e fenomeni del genere. La reazione sua e dei suoi governi è sempre una reazione parziale, tardiva, inadeguata. Ma perché? Le ragioni sono molte, ma quella che tutte le riassume consiste in una forma di clamorosa miopia storica. I popoli dell’Occidente non sono capaci d’intendere le conseguenze drammatiche che comporta la crisi profonda di alcune dimensioni che furono viceversa fondamentali per la loro affermazione come la fede religiosa fondata sul lascito giudaico-cristiano o un sistema d’istruzione orientata all’umanesimo nutrito dalla tradizione classica. Tutte cose da tempo lasciate sostanzialmente in abbandono ma la cui perdita ha avuto l’effetto di farci credere obsoleto il concetto etico-politico di barbarie. Dalla giusta lezione impartita dall’antropologia - secondo la quale tutte le culture hanno pari dignità - si è giunti a concludere che anche tra i valori politici non fosse legittimo istituire alcuna reale linea divisoria tra bene e male. Concetti come «libertà», «diritto», «dispotismo», «violenza», «eguaglianza» sono caduti pian piano in disuso, e la distinzione tutta storica e politica tra «civiltà» e «barbarie» veniva equiparata più o meno a un cascame ideologico. Prima ancora dell’evanescente politica estera europea è l’opinione pubblica euro-occidentale, che nel suo giudizio a proposito del mondo è caduta in uno stato di atonia, di un sostanziale agnosticismo relativista”.
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