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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 15/09/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Fraccaro: chi ora dice No fa vecchi giochini
«Non ho la sensazione che stia salendo l’onda del No. Anzi, sento forte l’orientamento di chi vuole confermare la riforma puntuale, semplice e chiara che è stata votata a larghissima maggioranza in Parlamento. Il No andrebbe contro la posizione del Parlamento che ha deciso di autoriformarsi». Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e autore della legge che taglia i parlamentari, parla così del referendum costituzionale con Monica Guerzoni, che l’ha intervistato per il Corriere della Sera. Se il centrodestra si sposta sul No, può riuscire nell’intento di assestare la spallata al governo? «Ora non vota il centrodestra, votano gli italiani e la coerenza in politica viene premiata. E’ difficile spiegare, se non con giochini molto vecchi, la posizione di chi in Parlamento ha votato in un modo e al referendum chiede di fare l’opposto». Giorgia Meloni? «Credo sia disarmante cambiare orientamento a seconda dell’opportunità di quel giorno. Chi trasforma un momento di partecipazione in un istituto che serve a legittimare o delegittimare il potere, con strategie e giochi diversi dal contenuto, commette un errore, va verso una democrazia plebiscitaria e tradisce la democrazia partecipativa del referendum. Ma io sono convinto che gli italiani staranno al merito e sapranno valutare, al di là delle strategie partitocratiche». Le Sardine non riusciranno a ribaltare i pronostici? «Vedendo anche l’ultima loro manifestazione mi sembra difficile che possano avere un qualche effetto di trascinamento. Al di là di questo mi fa una tristezza infinita il fatto che, più che un No sul contenuto, è un No per danneggiare il M5S. Ricordo che il taglio del numero dei parlamentari è da anni anche una proposta del Pd e della destra». Come spiega il no di Giorgetti rispetto al sì di Salvini? «È evidente che c’è un gioco delle parti. La Lega ha votato quattro volte sì e adesso, non potendo il loro capo politico dire No, lo fa dire ad altri».
 
De Raho: allarme mafia per le imprese
«Chi afferma che è un’esagerazione l’allarme che abbiamo lanciato sui rischi che le mafie facciano affari sulla ricostruzione post-Covid, evidentemente non riesce a guardare con chiarezza qual è l’attuale situazione». Lo afferma il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, intervistato su Avvenire da Antonio Maria Mira. Rispetto a quell’allarme, lanciato all’inizio del lockdown, avete avuto delle conferme che vi preoccupano maggiormente? «La preoccupazione è fondata sull’esperienza. Ci sono anche indagini che evidenziano come le mafie, in particolare la ’ndrangheta, tentino sempre di impossessarsi delle imprese entrando col prestito e con l’usura. E’ un’altra conferma, seppure al momento sporadica; siamo solo agli inizi, e quindi il monitoraggio delle indagini ancora non evidenzia la gravità del fenomeno, ma è evidente il percorso da sempre praticato dalle mafie. L’allarme era anche finalizzato a interventi urgenti di sostegno immediato alle imprese più bisognose, più esposte, per evitare che finiscano in mano ai mafiosi». Non c’è invece il rischio che, per rilanciare l’economia, si abbassi l’asticella dei controlli di legalità? «Abbiamo espresso preoccupazione in tal senso ma devo dire che c’è una moltiplicazione di monitoraggi fondati soprattutto sulle intercettazioni. Queste indagini ci consentono da un lato di essere ottimisti, nel senso che i focolai maggiormente rischiosi ci inducono a intervenire con urgenza; dall’altro abbiamo dei meccanismi (come le segnalazioni per operazioni sospette) che consentono di rilevare con immediatezza, dove ci sono indicatori del rischio, per esempio ipotesi di riciclaggio e quindi di reinvestimento sospetto. Ciò poi si accompagna all’ulteriore monitoraggio che compiono le dogane nell’ambito delle transazioni, i tavoli tecnici posti in essere proprio in questi mesi, unitamente alle riunioni di coordinamento che stiamo portando avanti con i vari uffici che hanno segnali di questo tipo. Il tutto ci fa guardare con un certo ottimismo anche ai fini di un urgente intervento».
 
Gates: la pandemia finirà nel 2022
«La pandemia finirà solo nel 2022». E’ la previsione di Bill Gates, intervistato da Paolo Mastrolilli per La Stampa. «E’ ottimista o pessimista sullo stato della pandemia? «Pessimista su come sarà l’autunno nell’emisfero settentrionale. Se non avremo interventi il numero dei morti, anche negli Usa, tornerà ai livelli della primavera. La notizia buona è che abbiamo diversi vaccini promettenti, e potrebbero ricevere l’autorizzazione all’uso di emergenza dalla Fda o dalla Mhra entro fine anno, o certamente all’inizio del prossimo. Mi aspetto che due o tre l’avranno. Alcuni pensano prima di novembre (data delle presidenziali Usa, ndr), però non è probabile. La Pfizer è l’unica che potrebbe riuscirci, ma molti altri dovrebbero avere i dati dei test entro l’inizio dell’anno prossimo. Il primo vaccino potrebbe non essere quello definitivo, servirà altro lavoro sui secondari. La Gates Foundation è concentrata su quelli che possono essere prodotti in grande scala, con un costo basso, fra 2 e 3 dollari a dose. Ciò include AstraZeneca Oxford, Novavax, Johnson & Johnson e Sanofi. Cerchiamo di vedere se funzionano, e costruiamo una capacità di produzione globale, per oltre un miliardo e mezzo di dosi all’anno. Lavoriamo con produttori nei Paesi in via di sviluppo, tipo il Serum Institute in India. Se saranno efficaci, anche con un livello di vaccinazione del 60% fermeremo la diffusione esponenziale della malattia. Il prossimo anno porteremo giù il numero dei morti, e nel 2022 la pandemia finirà». Non c’è il rischio del «nazionalismo dei vaccini»? «Gli Usa sono contraddittori. In termini di ricerca hanno dato più soldi di tutti gli altri messi insieme, moltiplicati per due; per la produzione nei Paesi poveri non si sono mossi. Io spero ancora che questa amministrazione, o un’altra che verrà, lo faccia, dedico molto tempo affinché succeda. Intanto gli europei e altri ci sono. Il beneficio è enorme, sono miliardi spesi per risparmiare trilioni».
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