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Altro parere

Le medaglie di tolla di chi non ha fatto nulla

Redazione InPi¨ 15/09/2020

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
Per il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, il governo non ha alcun merito nella riapertura delle scuole. “Ho visto in tv le immagini di ragazzi che entrano ordinatamente a scuola, altri composti e ben distanziati in aula. Poi ho visto dal vivo cosa succede al suono della campanella di fine giornata: centinaia di studenti, la maggior parte dei quali senza mascherina, che si riversano in strada assiepati come sardine sui marciapiedi, capannelli, baci e abbracci da fare invidia ai luoghi della movida. I ragazzi fanno i ragazzi e voler arginare la loro esuberanza è come pretendere di contenere un fiume in piena. Le misure precauzionali introdotte nelle scuole (gel, mascherine, distanziamenti) se davvero applicate a qualcosa serviranno pure, ma temo che sarà un po’ come voler svuotare il mare del rischio contagio con un cucchiaino. Detto questo, non vedo alternative: le scuole devono ripartire e rimanere aperte, c’è poco da discutere. E sono e saranno i fatti, non le norme teoriche e spesso astruse, a pilotare presidi, docenti e famiglie nel labirinto della convivenza con il virus. Non c’è quindi alcun merito del governo nella ripartenza scolastica, ci mancava solo che la rinviassero dopo essere stati i primi in Europa ad abbassare la saracinesca. Lasciamo stare la retorica, i proclami e le medaglie (di tolla) che si stanno auto-assegnando. Facciano il loro mestiere, inondino le scuole di tutto ciò che serve (la foto dei bambini in ginocchio a scrivere sulle sedie in una scuola di Genova urla vendetta) e mettano le famiglie in grado di fare fronte velocemente ed efficacemente agli inevitabili inciampi (servono tamponi rapidi, test sicuri, aiuti economici in caso di quarantena forzata). Su questo, non sul numero degli studenti infettati chissà dove e chissà come, il governo andrà giudicato strada facendo. E se, come si dice, il buongiorno si vede dal mattino, non c’è da essere ottimisti”.
 
Maurizio Crippa, Il Foglio
Maurizio Crippa sul Foglio ironizza sulla “regola del sei” introdotta in Gran Bretagna per limitare il rischio contagio da coronavirus. “Disponendo di un curriculum da vero intellettuale, riposto in qualche armadio e forse dimenticato, è probabile che Boris Johnson conosca ‘Massa e potere’ di Elias Canetti, librone di filosofia politica che gira attorno a una disturbante osservazione: gli individui hanno ripugnanza e paura di essere toccati dagli estranei e preferiscono, allo stato di natura, stare distanziati. Tranne quando si riuniscono non a piccoli gruppi, ma in massa, e allora il contatto dei corpi genera invece sicurezza e senso di forza. Si fatica dunque a cogliere la logica che ha guidato il premier di Londra nel varare la 'rule of six', la regola del sei, intesa come la legge che da ieri vieta le riunioni, anche in casa e tra familiari (congiunti, diremmo in italiano) per evitare i contagi, che nel Regno Unito galoppano. Secondo Canetti, gli esseri umani aborrono la vicinanza sei per sei: basterebbe quello, no? Non si capisce bene neppure il bisogno, nella patria della democrazia e delle libertà individuali, di invitare i cittadini a «denunciare i vicini di casa» nel caso li si veda in numero pari o superiore a sette, e di comminare multe salate. Ma questo in fondo è il meno. Il peggio è pensare a quanto si debba sentire solo uno come BoJo, passato dall’immunità di gregge e dal moriranno i vostri nonni al lockdown e poi ai liberi tutti, e adesso a questa versione inedita e bizzarra dei sei gradi di separazione. Nel frattempo, i sudditi di Elisabetta si chiedono, pare pure un tantino incazzati, se la regola del sei gli farà balzare anche il tacchino della cena di Natale. Noi teniamoci Arcuri, va'”.
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