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Un salto di qualita'

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 15/09/2020

Un salto di qualita' Un salto di qualita' Gianna Fregonara e Orsola Riva, Corriere della Sera
"Ora che la prova generale della riapertura è passata è il momento di mettere la testa sui ritardi che il nostro sistema scolastico si trascina da anni". Ne parlano sul Corriere della Sera Gianna Fregonara e Orsola Riva, secondo le quali, per fare un vero salto di qualità, bisogna partire da studenti e insegnanti. “Il sistema di formazione e reclutamento dei docenti fa acqua da tutte le parti. La Costituzione prevede che nei posti pubblici si acceda solo per concorso: ma negli ultimi trent’anni i concorsi sono stati l’eccezione, la regola è stata quella delle periodiche sanatorie di precari. Occorre fare al più presto i concorsi, possibilmente non a crocette e che siano a prova di ricorsi. Ma soprattutto che siano regolari, ogni due o tre anni, per far salire in cattedra docenti giovani, preparati e motivati. E che evitino la girandola di supplenti per il sostegno”. Per quanto riguarda gli studenti “uno su tre esce dalla terza media senza saper leggere, scrivere né fare di conto: un ritardo che la scuola superiore non riesce a recuperare. La scuola media accusa i segni degli anni e di fronte alla sfida di non lasciare nessuno indietro ha finito per fare da nastro trasportatore: tutti promossi, anche senza la preparazione necessaria. Alla fine del nastro, i ragazzi vengono smistati in tre percorsi: quelli più forti al liceo, quelli intermedi all’istituto tecnico, gli ultimi al professionale che spesso si trasforma in una scuola-ghetto dove i ragazzi si parcheggiano in attesa di esaurire l’obbligo scolastico. Non sorprende che negli ultimi tre anni l’abbandono scolastico sia tornato a crescere attestandosi attorno al 14,5%. Urge mettere mano al sistema, tanto più che l’età dell’obbligo è stata innalzata da 14 a 16 anni senza mai adeguare i cicli scolastici. Non sarebbe anche il caso - aggiungono - di rivedere il curriculum degli studenti? I dati sulla preparazione ci sono, le esperienze degli altri Paesi anche. Ma di che cosa e come si debba studiare per esempio negli istituti tecnici non si parla mai”.
 
Ugo Magri, La Stampa
“Guai a fare della scuola il nuovo campo di battaglia politica. I ritardi ci sono e balzano agli occhi. Ma riportare gli studenti tra i banchi è una «sfida decisiva» che dovrebbe impegnare la classe dirigente nel suo complesso”. Così sulla Stampa Ugo Magri legge le parole del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che ieri ha inaugurato l’anno scolastico a Vo’ Euganeo. “Dal luogo più simbolico per questa prova di ripartenza, da Vo’ che fu la prima «zona rossa» dichiarata in Italia, Mattarella sollecita una moratoria delle polemiche” ed “auspica uno sforzo di responsabilità collettiva. Avverte che non siamo a un passaggio banale, a una congiuntura qualsiasi: la riapertura della scuola rappresenterà «una prova per la Repubblica», la posta in gioco sarà troppo grande per sprecarla nel consueto scaricabarile sulle colpe del caos. Parole indirizzate all’opposizione, tentata di far leva sul malcontento scolastico per assestare la spallata al governo; ma pure un monito a quei settori della maggioranza giallo-rossa, dove si aspetta il momento propizio per regolare i conti, per far saltare teste e per scherzare col fuoco del rimpasto di governo. Prioritaria, in questo momento, dev’essere la scuola. Cioè restituire a ragazze e ragazzi la socialità perduta dai tempi del lockdown. Aiutarli a crescere e a coltivare insieme certi valori civili. Mattarella ha provato a svelenire il clima. Precisando che non siamo i soli ad avere problemi con la ripartenza, le difficoltà sono comuni in Europa e altrove. Riconoscendo che adottare le dovute regole sanitarie non è affatto impresa facile. Dando atto al governo e alla ministra Azzolina che lo sforzo organizzativo è «ancora in atto», sarebbe troppo presto per tirare le somme. Certificando che, per il momento, vi sono ancora «risorse limitate» di cui disporre. Insomma, quasi un invito a non cercare anelli deboli per far saltare il banco, ma a svolgere ciascuno la propria parte perché stavolta la scommessa, davvero, non si può perdere”.
 
Mario Calderini, Repubblica
Su Repubblica Mario Calderini parla delle oltre 500 proposte di progetti da inserire nel Recovery Plan. “La pervicacia con cui in Italia si continua a chiamare Recovery Fund quello che si chiama Next Generation Eu è la miglior sintesi possibile della confusione e della miopia che caratterizza la stesura del documento che l’Italia dovrebbe consegnare alla Commissione Ue e che tutti speriamo non sia neppure lontano parente di quella informe lista di progetti che circola in queste ore. Next Generation Eu è un nome che è stato scelto dalla Commissione per rappresentare un principio molto semplice: stiamo prendendo a prestito risorse dalle generazioni future ed abbiamo l’imperativo morale non solo di usarle al meglio ma anche di investirle con un orizzonte di medio lungo termine, affinché il dividendo economico e sociale ritorni nelle tasche di chi ci ha prestato i soldi. Qui invece lo chiamiamo Recovery Fund, quasi a voler dire: il nostro compito è riportare la situazione a febbraio. La cosa che fa più inorridire di quella lista – sottolinea Calderini - non è tanto l’assurdità e l’inconsistenza di certi progetti ma il metodo politico che evidentemente traspare, quello di svuotare i cassetti dei ministeri, delle amministrazioni locali e delle partecipate di Stato, di raccogliere le idee estemporanee di pezzi disarticolati dei corpi intermedi o di consiglieri e consulenti che si trovano ad avere per ventura un pezzettino di palcoscenico in questo momento. Tutti in buonafede e magari anche capaci, ma ciascuno con davanti la propria parzialissima visione del problema generale. E alla fine il problema è proprio questo: abbiamo vuote evocazioni del cosiddetto green new deal, salvifiche infrastrutture e immancabili appelli alla digitalizzazione. Espressioni buone per ogni epoca, che però non fanno un piano”.
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