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L'America che serve all'Europa

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 14/09/2020

L'America che serve all'Europa L'America che serve all'Europa Angelo Panebianco, Corriere della Sera
 
Le elezioni presidenziali americane di novembre, rileva Angelo Panebianco oggi sul Corriere della Sera, appaiono sempre più incerte man mano che avanza la campagna elettorale, con il presidente uscente Donald Trump in recupero nei sondaggi sul candidato democratico Joe Biden. Si tratta di un appuntamento elettorale che influenzerà i destini del mondo negli anni a venire, poiché le scelte future degli Stati Uniti influenzeranno le sorti dell’ordine liberale occidentale, contribuiranno alla sua perpetuazione oppure al suo dissolvimento. Soffermandosi sulla politica estera, Panebianco riconosce come Trump in certi ambiti abbia rimediato a errori del suo del suo predecessore Barack Obama. Per esempio, il duro confronto di Trump con una Cina che per troppo tempo ha giocato a sfruttare (e gioca tuttora a sfruttare) le debolezze del mondo occidentale, non merita di essere trattato con disdegno. Oppure, in Medio Oriente, con il ritorno all’antica e tradizionale alleanza con il mondo sunnita, che ha contribuito alla normalizzazione dei rapporti fra Israele ed Emirati Arabi e Israele e Bahrein. Ma riconosciuti questi meriti, Panebianco elenca i gravissimi demeriti di Trump: il quale, con stile diverso da Obama, ma nella sostanza al pari di Obama, non ha cessato di far sapere al mondo che l’America è impegnata a ridimensionare il proprio ruolo internazionale. Il che ha scatenato gli appetiti nelle varie aree delle altre grandi potenze (Russia, Cina) e di potenze regionali (come la Turchia di Erdogan). A questo si aggiungono lo scontro con la Germania, l’ostilità all’Unione europea, la polemica sul ruolo della Nato, più in generale l’attacco alle istituzioni multilaterali create proprio dagli Stati Uniti dopo il 1945. Motivo per cui, secondo Panebianco, agli europei converrebbe una vittoria di Biden nelle elezioni di novembre.
 
Ezio Mauro, la Repubblica
Su Repubblica Ezio Mauro si occupa dei guai giudiziari della Lega e spiega perché, a suo avviso, Matteo Salvini non può tacere sugli ormai frequenti scandali a sfondo finanziario che coinvolgono il suo partito, sollevando interrogativi nell’opinione pubblica. Sono molti – osserva Mauro –  i personaggi coinvolti nelle indagini della magistratura, spesso vicini al Capitano, con incarichi a vario titolo fiduciari. Troppi gli episodi oscuri per consentire a Matteo Salvini di proseguire con il silenzio. Cosa significa questa continua presenza di personaggi salviniani su ogni bordo di qualsiasi scandalo finanziario? A cosa serve questa insistente provvista di denaro e a chi fa riferimento? Se questi reati sono veri, cos’ha dato la Lega in cambio ai suoi interlocutori? È possibile che tutte queste persone coinvolte negli scandali si muovessero all’insaputa di Salvini, pur essendo legate a lui? E in buona sostanza, con questo intreccio di interessi oscuri, la politica della Lega oggi è libera o è vincolata? Il “contratto” del Metropol svela un legame degli uomini più prossimi al segretario con il Cremlino e i suoi obiettivi geopolitici: il Capo della Lega dovrebbe dunque spiegare, possibilmente alle Camere, quali sono gli interessi, gli accordi e i partner internazionali suoi e del suo movimento, per consentirci di capire se l’Italia rischia di cambiare campo e valori di riferimento per un interesse privato inconfessabile. Ecco perché il Capitano non può più tacere.  Probabilmente pensa che un successo elettorale nelle Regionali potrebbe risolvere tutto, cancellando le domande e sigillando il suo ruolo di comando e la sua autorità, e confida che la vittoria sia più veloce della verità e la renda inutile, annullandola. Ma neppure un capopartito populista può vivere col dubbio accanto, se quel dubbio riguarda la natura ultima del suo movimento e della sua leadership.
 
Carlo Cottarelli, La Stampa
Sulla Stampa Carlo Cottarelli spiega il motivo per il quale voterà no al referendum sul taglio del numero dei parlamentari: si tratta, infatti, secondo lui, di una riforma fatta male, senza una chiara motivazione, senza ben definiti e significativi vantaggi e con qualche probabile svantaggio. Ma, soprattutto, voterà no perché approvando riforme della nostra Costituzione che non sono fondamentali, ma sono solo di facciata, si alimenterebbe la convinzione che i problemi sociali ed economici della nostra Italia possono essere risolti con approcci superficiali e approssimativi. Un cattivo esempio per il futuro. La riforma è semplice: un taglio secco dei parlamentari senza cambiare altro. Non si cambia la struttura bicamerale del nostro parlamento, non si cambia la legge elettorale, non si cambia niente del resto. Si è detto che altre cose potranno seguire. Ma per ora sono solo promesse. E perché allora tagliare il numero dei parlamentari lasciando il resto invariato? Si dice: per ridurre i costi della politica. Il risparmio è modesto: 57 milioni l’anno. Si dice anche: abbiamo troppi parlamentari. Ne abbiamo certo tanti rispetto agli altri principali paesi europei. Ma qui occorre tener conto di un fatto: abbiamo due camere che fanno esattamente la stessa cosa. Se, nel fare confronti europei, teniamo conto di questo vincolo che non abbiamo voluto eliminare, allora il numero attuale di parlamentari appare ora solo di un centinaio sopra la norma, mentre col taglio proposto finiremmo per averne circa 230 sotto. Sembra dunque chiaro a Cottarelli che un taglio dei parlamentari fatto in questo modo serva solo a uno scopo: quello di consentire a certe parti politiche di vantare di aver fatto qualcosa di apparentemente fondamentale quando, invece, si è fatto qualcosa di molto modesto, e, nel complesso, dannoso.
 
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