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Altro parere

Avvoltoi e falsari sul corpo di Willy

Redazione InPi¨ 11/09/2020

Altro parere Altro parere Franco Bechis, Il Tempo
Se ti inventi il razzismo dove non c'è, allora sei tu ad accendere la fiamma dell'odio razziale. Se ti inventi il fascismo dove non esiste, allora sei tu che dai fuoco all'odio politico e sociale. È esattamente quello che sta accadendo in questi giorni intorno all'orribile assassinio a Colleferro del povero Willy Monteiro Duarte, sostiene Franco Bechis in un editoriale sul Tempo. Un delitto violento ed orribile, per cui gli inquirenti stanno faticosamente cercando di attribuire le singole responsabilità come è giusto e doveroso fare. Nell'ordinanza che convalida la custodia cautelare in carcere per i due fratelli Gabriele e Marco Bianchi e un loro amico e la custodia domiciliare per un quarto ragazzo del gruppo, quel che purtroppo è accaduto viene raccontato dagli inquirenti con minuzia di particolari. Non c'è un solo passaggio dell'ordinanza da cui si possa immaginare una questione razziale, né un delitto maturato in ambienti politici. Il colore della pelle di Willy non è un elemento di quella drammatica esecuzione, per altro avvenuta alle tre di notte in una zona non illuminata quando un gruppo di picchiatori professionisti ha tirato calci e pugni alla cieca in mezzo al gruppo di avversari. Altri amici di Willy hanno rimediato botte, ma se la sono cavata con pochi giorni di prognosi. A Willy forse già il primo colpo (un calcio) è stato fatale. In quel che è avvenuto c'è sicuramente uno stile di vita, una abitudine alla violenza, una rassegnazione impaurita alla prepotenza altrui, che sono diffusi largamente fra i giovani nelle nostre città come nelle nostre province. Ma in tutto questo non c'entra nulla né il razzismo né il fascismo, come personaggi pubblici che non hanno letto un solo rigo di quelle carte investigative, hanno invece affermato o per tirare odiosamente l'acqua al proprio mulino politico, o per avere punti di popolarità lasciandosi andare ad affermazioni politicamente corrette.
 
Francesco D’Agostino, Avvenire
Sono passati luglio e agosto, i mesi centrali dell’estate, e le speranze di coloro che pensavano che il caldo estivo avrebbe, se non stroncato, almeno frenato la diffusione del Covid19 si sono rivelate illusorie. Il virus – scrive Francesco D’Agostino su Avvenire – continua a circolare; se ne può discutere il livello di aggressività, ma non si può negare che la pandemia continua a essere presente nel mondo. In questo quadro, restano aperte tutte le grandi questioni attivate dalla comparsa del virus. Mi limito a citarne solo tre: 1) come conciliare, soprattutto nei Paesi caratterizzati da un alto tasso di scolarizzazione pubblica, il carattere "aggregativo" dei sistemi scolastici con la prima di tutte le indicazioni suggerite per frenare la diffusione del virus, quella di imporre il cosiddetto "distanziamento sociale"; 2) quella della vaccinazione contro il Covid-19. Tutti gli scienziati concordano nel non vedere all’orizzonte altra modalità realistica di affrontare il virus. Nessuno però si sbilancia troppo nel dare indicazioni concrete; 3) quella antropologicamente più rilevante: agli osservatori più attenti non sarà sfuggita l’alterazione dei rapporti tra i "sani" e i "contagiati", includendo in questa categoria non gli affetti da coronavirus, ma tutti coloro che pur non avendo sintomi di nessun genere sono positivi ai tamponi, vincolati alla quarantena e obbligati almeno moralmente a "distanziarsi". È illusorio pretendere che non si attivi uno "stigma" (ancorché sgradevolissimo da ammettersi) nei confronti di queste persone. Ed è ancora più illusorio ritenere che queste persone poste di fronte all’evidenza (in genere inaspettata) della loro vulnerabilità non debbano sentirne un ruvido contraccolpo, in termini di autostima, di perdita dii apertura fiduciosa al futuro, di indebolimento delle loro capacità relazionali. Si tratta dunque di una sfida che va affrontata a ogni costo, perché mette in gioco la dinamica più preziosa della nostra identità antropologica, quella relazionale.
 
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