Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Le strade per aiutare la ripresa

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 06/08/2020

In edicola In edicola Dario Di Vico, Corriere della Sera
“All’appello manca solo qualcuno che proponga di istituire il Ministero dei Bonus. A quel punto il processo di molecolarizzazione della politica sarebbe interamente compiuto. Zero progetti, tanti coriandoli. Forse invece di promettere nuovi microincentivi ogni giorno l’esecutivo farebbe bene a monitorare cosa sta avvenendo nel sistema produttivo e da lì partire per elaborare le policy”. Lo scrive Dario Di Vico sul Corriere della Sera. “Ad esempio – sottolinea - meritano attenzione i dati dell’indice manifatturiero Ihs-Pmi diffusi lunedì scorso e risultati migliori del previsto oppure le rilevazioni delle vendite di luglio del settore auto che segnano un rallentamento della caduta del mercato o, infine, varrebbe la pena guardare più da vicino le innovazioni implementate dal sistema delle imprese. È utile in questo sforzo distinguere tre differenti piani: l’andamento della produzione, l’evoluzione della domanda e la riorganizzazione dell’offerta. Cominciamo dalla produzione. Per quello che si sa, il ritmo dell’attività nelle fabbriche è ripreso in maniera sostenuta. Solo nel quarto trimestre del ’20 sapremo se le scorte avranno conosciuto la necessaria rotazione. Il secondo dei piani da tenere a mente è quello dell’evoluzione della domanda. Di fronte alle incertezze della crisi pandemica la tendenza delle famiglie è a risparmiare piuttosto che a consumare, e questo vale sia per le categorie più protette che per quelle a rischio-disoccupazione. Per stimolare la domanda il governo ha già fatto ricorso a vari bonus e ne progetta di nuovi con frequenza quasi giornaliera. Come ha osservato nei giorni scorsi l’ex ministro Giovanni Tria «c’è però bonus e bonus». Esistono quelli che vengono sbandierati per meri motivi di consenso e quelli che incidono davvero. Che spostano Pil. Chiudo con la riorganizzazione dell’offerta. E ricordo come la crisi pandemica renda contendibile quello che era un nostro grande vanto: rappresentare per valore aggiunto la seconda manifattura d’Europa. Di buono c’è che sta aumentando la consapevolezza di introdurre discontinuità nelle scelte aziendali. Il difetto è che questa riorganizzazione dell’offerta, per ora, non sembra incontrare l’attenzione che merita né provvedimenti che supportino il coraggio degli innovatori e la voglia di aggregare. In questo contesto desta però curiosità l’azione del ministro Stefano Patuanelli, che promette di de-pomiglianizzare il Mise e progetta di importare nuove competenze”.
 
Michele Ainis, la Repubblica
Il rinvio è l’elisir del governo Conte. E’ lapidario Michele Ainis che firma l’editoriale odierno di Repubblica: “Che hanno in comune le concessioni balneari e lo stato d’emergenza? Nulla, a parte il fatto che in entrambi i casi regna Sua Maestà la Proroga: rispettivamente fino al 2033 (campa cavallo) e al 15 ottobre prossimo. E quale spago unisce la (non) scelta d’impiegare i fondi del Mes con la riforma dei decreti sicurezza o con la nuova legge elettorale? Di nuovo nulla, o meglio nulla di nuovo: se ne riparlerà domani, forse dopodomani. Per il momento la maggioranza ha deciso di non decidere, tutti d’accordo nel loro disaccordo. Per il governo Conte, viceversa, i rinvii sono un elisir di lunga vita. Perché mettono i problemi in frigorifero, perché un problema rinviato è anche un giorno guadagnato. Nessuna battaglia in campo aperto, piuttosto una strategia di logoramento, di raffreddamento delle pulsioni contrapposte. E infatti il presidente del Consiglio resta saldo al timone della propria navicella, pur avendo a bordo un equipaggio perennemente litigioso. Buon per lui, un po’ meno per noi. Giacché non è vero, non è affatto vero, che il rinvio d’ogni decisione sia sempre preferibile a una cattiva decisione. È infatti questa la lezione che ci impartisce l’esperienza: ogni rinvio è per definizione provvisorio, ma i suoi effetti possono ben risultare permanenti. Se il decreto Rilancio rimanda alle calende greche il momento della gara pubblica sulle concessioni demaniali marittime o sui servizi portuali, i costi salgono, la concorrenza scende. Se il governo proroga lo stato d’emergenza, pur in assenza dei presupposti che a gennaio ne avevano giustificato l’adozione, si forma un precedente, piantato come un chiodo nel nostro ordinamento; e domani qualcuno potrà usare il martello. Se la maggioranza promette una nuova legge elettorale per bilanciare il taglio dei parlamentari, ma poi rinnega la promessa o comunque la rinvia, al referendum liberi tutti, e magari vinceranno i no. «L’indecisione e il rinvio» diceva George Canning, primo ministro inglese durante l’Ottocento «sono i genitori del fallimento»”.
 
Giampiero Massolo, La Stampa
La tragedia di Beirut potrebbe essere lo spunto per un nuovo di pace in Medio oriente. Lo scrive Giampiero Massolo sulla Stampa: “La terribile esplosione nel porto di Beirut. La nostra attenzione, rivolta altrove, che torna in Medio Oriente. Ancora poco chiare le cause: se davvero un incendio ha fatto brillare tonnellate di nitrato di ammonio o anche un deposito di armi; se sia stato un attacco deliberato, di chi e perché. Paradossalmente, per com’è oggi la situazione mediorientale, dare risposta a queste domande - pur nella sanguinosa drammaticità dell’evento - non conta più come prima sul piano strategico. Certo, il Libano viene colpito duramente, la sua capitale devastata, in un momento di gravissima crisi istituzionale, economico-finanziaria e di forte malcontento popolare. Il Paese rischia un approfondimento della pluriennale partizione di influenze tra Hezbollah filo-iraniani, forze sunnite e filo saudite. Uno stallo delicato. Sul piano più generale, tuttavia, almeno in questa fase, nessuno sembra avere interesse a esasperare la tensione. Il formarsi, poi, di una inedita coalizione in funzione anti iraniana tra Israele, Arabia Saudita e alcuni Paesi del Golfo, in sintonia con le priorità dell’amministrazione Trump, ha in qualche modo sparigliato le alleanze. E ha forse contribuito a una percezione israeliana di minore insicurezza nella regione. E’ probabilmente sotto quest’ultimo profilo, per i rischi che comporta, che si avverte maggiormente il vuoto di leadership succeduto al progressivo disimpegno americano dalla regione. Washington, con Barack Obama prima e ora con Donald Trump, ha le sue buone ragioni: la tendenziale indipendenza energetica che rende meno strategica la tutela delle tradizionali rotte petrolifere, la lontananza geografica che fa percepire attenuata la minaccia jihadista e dei flussi migratori, la fatica dell’opinione pubblica americana per le guerre combattute lontano da casa, l’attenzione accresciuta per l’Asia e per la Cina come avversario sistemico. Non vi sono altre Potenze in grado di sostituirsi agli Stati Uniti nel loro ruolo complessivo. Ma sul piano locale - e Libano, Siria, Libia ne sono esempi significativi - i candidati abbondano. Dalla Russia, alla Turchia, ai Paesi del Golfo. E si moltiplicano pericolose situazioni di stallo. Se non vogliamo regalare ad altri il Mediterraneo, faremmo bene come Unione europea a spingere Washington a tornare a impegnarsi e coordinarsi un po’ di più”.
 
Altre sull'argomento
Perche' piacciono i governatori
Perche' piacciono i governatori
Forse perchÚ hanno molta visibilitÓ e poche responsabilitÓ
Il Covid negli stadi di calcio
Il Covid negli stadi di calcio
Gli esempi di Madrid e New York suggeriscono prudenza
Rafforzare l'Italia nelle catene europee del valore
Rafforzare l'Italia nelle catene europee del valore
A questo dovrebbero essere destinati fondi del Next Generation Ue
Altro parere
Altro parere
Quell'autogol nel silenzio
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.