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Altro parere

Fascismo, un fantasma al museo

Redazione InPi¨ 04/08/2020

Altro parere Altro parere Davide Conti, il manifesto
Davide Conti, sul manifesto, si occupa del complesso e irrisolto rapporto tra lo Stato italiano, la sua popolazione ed il passato fascista, commentando la notizia della bocciatura, da parte della sindaca di Roma Virginia Raggi, dell’idea di aprire nella capitale un museo del fascismo. Sul piano nazionale la questione dei conti col fascismo è tema pluridecennale, ricorda Conti. Il nostro è un Paese dove molto pesante è stato il lascito della «mancata Norimberga italiana». Ed è nel quadro geopolitico della Guerra Fredda che hanno origine le motivazioni del fallimento dell’epurazione; del reintegro e promozione del personale fascista ai vertici degli apparati di forza dello Stato repubblicano e delle forze armate; della parallela espulsione di cinquemila partigiani dalla polizia e dell’istruzione di processi contro migliaia di loro per «fatti legati alla Guerra di Liberazione» ovvero la radice storica della nostra democrazia costituzionale. L’impunità per le migliaia di militari italiani iscritti nelle liste delle Nazioni Unite che avrebbero dovuto rispondere di crimini di guerra compiuti nei Balcani, in Africa, in Urss e Francia contribuì in modo decisivo alla rimozione delle responsabilità storiche del fascismo, della sua classe dirigente e delle classi proprietarie e della piccola e media borghesia che lo avevano sostenuto. La «continuità dello Stato», insegna Claudio Pavone, determinò una pesante ipoteca sullo sviluppo della vita democratica e sull’applicazione della Costituzione. I conti con quelle vicende però non sarebbero rimasti solo faccenda della pubblica amministrazione, ma avrebbero chiamato in causa gli italiani ed il loro consenso al regime, alle guerre, alle leggi razziali, alla persecuzione degli antifascisti, alla soppressione della libertà di parola e stampa, alla cancellazione di tutti i partiti e sindacati, alla costruzione di centinaia di campi d’internamento in tutto il Paese.
 
Giuliano Ferrara, Il Foglio
Un Museo Storico del Regime Fascista (MSRF) – ricorda Giuliano Ferrara sul Foglio – l’ho proposto qui cinque anni fa. Non conosco i consiglieri grillini che hanno pensato con un certo ritardo a iniziativa analoga. Conosco invece i firmatari dell’appello a fermare tutto, e a riprendere il corso fondativo di un Museo della Shoah, il che mi sembra molto giusto e opportuno. A questi amici rivolgo qualche osservazione, perché sono convinto che il MSRF a Roma sarebbe un fatto culturalmente liberatorio, oggi ampiamente maturo, e generatore di una buona memoria storica. All’ingrosso l’Italia si è sempre divisa, nel giudizio sul fascismo, tra la diagnosi di Benedetto Croce (invasione degli Iksos, una parentesi barbarica) e quella di Piero Gobetti (autobiografia di una nazione). Ma come hanno dimostrato Renzo De Felice e la storiografia defeliciana, Gobetti aveva ragione, nella sua diagnosi, e Croce torto. Anche i fatti, i più recenti perfino, testimoniano in favore di uno stretto legame, perverso e controverso, lacerato solo da scelte soggettive eroiche e da un finale rassemblement antifascista nella guerra di Liberazione, tra fascismo e nazione italiana. Semplificando, ma poi non tanto, questa è la mia opinione, e l’opinione di ampie minoranze intellettuali e politiche. Un Museo Storico del Regime Fascista (28 ottobre 1922-25 luglio 1943) sarebbe tre cose insieme: una prova di maturità epocale dell’intelligenza e memoria italiana del passato; la sola risorsa davvero pedagogica per sradicare ogni effimera e stupida nostalgia dell’uomo forte, del Duce, e delle sue trucibalderie; una messa alla prova, di grande successo per afflusso di pubblico e di gioventù, della capacità storica e archivistica della Repubblica nata dalla Liberazione, incarnata nella Costituzione del 1948, sviluppata negli anni dei partiti storici e in quelli postpartitici, con cambiamenti materiali di sistema che non hanno intaccato le premesse ma permettono ora uno svolgimento non da cancel culture, non ideologico, dei fondamenti del nostro vivere civile.
 
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