Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Il partito del debito di Stato

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 04/08/2020

Il partito del debito di Stato Il partito del debito di Stato Angelo Panebianco, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Angelo Panebianco prende di mira i finti keynesiani, i «keynesiani de’ noantri», ovvero i neostatalisti che circolano oggi con la stessa arroganza dei vecchi «boiardi», molti dei quali non hanno mai letto un rigo di Keynes. Credono (sbagliando) – sostiene Panebianco – di ispirarsi all’economista britannico. Soprattutto credono (sbagliando di nuovo) di avere capito una cosa: pensano che sia un progetto economico esaltante «far fare buche» (a spese dello Stato) e poi farle riempire. Costoro ce l’hanno col «liberismo» (parola inventata in Italia). Puntano il dito contro i «fallimenti del mercato» che, certamente, di tanto in tanto ci sono. Ma glissano sistematicamente sui numerosissimi e gravissimi fallimenti dello Stato. Naturalmente, i neostatalisti non ritengono che il debito pubblico e la sua sostenibilità siano un problema. La forza dei neo-statalisti, e la debolezza dei «liberisti» (le virgolette sono d’obbligo) dipendono da un semplice fatto: i costi delle politiche apprezzate dai primi sono altissimi ma quasi invisibili nell’immediato. Invece, i costi delle politiche sostenute dai «liberisti» (virgolette) sono bassi ma anche visibilissimi, immediatamente visibili. La ristatalizzazione di ampie parti dell’economia potrebbe dunque essere un «delitto perfetto», conclude Panebianco. Ma forse non lo sarà. Perché, per la sfortuna dei neostatalisti, si sta determinando una pericolosa sovrapposizione fra la divisione mercato/Stato e la divisione Nord/ Sud, una sovrapposizione che, alla lunga, potrebbe fare correre qualche rischio alla stessa unità nazionale. È possibile che sia proprio questa la zeppa che finirà per bloccare l’ingranaggio, la barriera contro cui andrà a sbattere il movimento di restaurazione (di ristatalizzazione dell’economia) che oggi procede al galoppo.
 
Dario Cresto-Dina, la Repubblica
Su Repubblica Dario Cresto-Dina si occupa dell’inaugurazione del nuovo Ponte di Genova, sostenendo che la ricostruzione del Morandi non è stata un miracolo. È certamente un metodo, ma da non riportare unicamente al “fare presto” che ha agevolato le procedure degli appalti e sveltito i controlli e che adesso si vorrebbe assurgere a regola generale. È il metodo, che oggi si paragona a quello giapponese, che appartiene a un’altra Italia che pure è esistita, fatto di solidarietà manifestata attraverso il lavoro. Semplice. E lo testimoniano nella loro semplicità pochi numeri. Un chilometro e 67 metri di campata, diciotto pilastri alti fino a 45 metri che sorreggono l’opera, 19 impalcati e 67 mila metri cubi di calcestruzzo; 420 giorni dal posizionamento del primo palo alla consegna del viadotto al commissario, oltre 10 mila e cento ore di lavoro, tutti i giorni, escluso il solo giorno festivo di Natale e i blocchi dovuti alle condizioni meteorologiche proibitive; 330 aziende, soprattutto piccole e medie, coinvolte da tutta Italia, solo tre quelle straniere. Una “statua” alla speranza che troneggia su Genova, dove i cantieri della “Gronda”, opera da cinque miliardi, sono ancora da aprire, il terzo valico ferroviario è appena al 40 per cento, la diga foranea del mare pensata per far manovrare in sicurezza le grandi navi portacontainer e da crociera è un miraggio nella nebbia: ha bisogno di un miliardo di euro, finora i finanziamenti sono al traguardo zero, se si escludono i sette milioni spesi per la progettazione. Nei primi sei mesi di quest’anno il porto ha perso oltre il 30 per cento dei suoi movimenti, la Compagnia Unica trentamila giornate di occupazione. Le crociere sono in rada almeno fino a settembre, il blocco autostradale e il Covid hanno cancellato il 45 per cento degli introiti turistici e la ripartenza non è all’orizzonte.
 
Linda Laura Sabbadini, La Stampa
Non possiamo permetterci una seconda ondata, non possiamo permetterci altro dolore o disastro sociale ed economico. Dobbiamo prevenirlo, scrive sulla Stampa Linda Laura Sabbadini, commentando l’indagine condotta dall’Istat da cui emerge che solo 1 milione 482 mila persone in Italia ha sviluppato anticorpi nei confronti del Sars-CoV-2, che ancora circola. Serve dunque che si sviluppi ancora di più il livello di coscienza individuale. Serve l’autotutela e la responsabilità di ciascuno di noi. Serve quel senso civico che rafforza il nostro capitale sociale. Dobbiamo fare in modo che l’azione moltiplicatrice del contagio sia interrotta e prevenuta dai nostri comportamenti. Già lo abbiamo fatto. Sotto il lockdown. Ci siamo lavati le mani in media 11 volte al giorno, 5 volte ce le siamo disinfettate, abbiamo rispettato le distanze fisiche, abbiamo messo le mascherine. Il Paese ha risposto compatto all’emergenza. Ora dobbiamo trovare un nuovo modo, svolgendo tutte le nostre attività lavorative, di tempo libero, di studio, rispettando le regole basilari dell’igiene e della distanza. Dobbiamo trovare un nuovo equilibrio tra libertà e responsabilità nell’azione di ciascuno di noi nella battaglia contro il virus. Essere responsabili ci consente di essere veramente liberi. Non esserlo ci porterà a nuovi lockdown e necessariamente a limitazione delle libertà. Ma su questo dobbiamo fare un salto di qualità e di consapevolezza individuale e collettiva. Ogni nostra azione è interconnessa a quella di altri. Devo preservare la mia libertà individuale rispettando la libertà degli altri e soprattutto dei più vulnerabili. È una fase di transizione questa, in attesa del vaccino, in cui dobbiamo limitarci a fare poche cose rilevanti, lavarci le mani, metterci la mascherina quando serve, rispettare le distanze.
Altre sull'argomento
La pandemia dell'aggressione criminale
La pandemia dell'aggressione criminale
Le mafie rischiano di acquisire le attivitÓ economiche prostrate dal Covid19
La trappola del debito pubblico
La trappola del debito pubblico
In luglio Ŕ aumentato a 2560 miliardi contro un Pil di 1600
Contundente
Contundente
Lock down
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.