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Altro parere

Per puro senso della civiltÓ

Redazione InPi¨ 31/07/2020

Altro parere Altro parere Marco Iasevoli, Avvenire
Quello che deve soprassedere alle azioni di un uomo politico è prima di tutto il senso di civiltà. Lo scrive Marco Iasevoli su Avvenire commentando l’ok al processo a Matteo Salvini deciso ieri dal Senato: “Nessun pericolo per nessuno, a meno di non volerlo creare appositamente per via mediatica. Nessun fatto che non si potesse gestire con umanità e buona organizzazione. Nessun risultato politico che non potesse essere perseguito in altri modi. Di lì a qualche settimana, il “frutto” di quelle (presunte) azioni di forza, la solidarietà europea, sarebbe stato raccolto da un altro ministro dell’Interno con metodi del tutto diversi: dialogo e negoziazione con le istituzioni comunitarie e con i Paesi membri dell’Unione, a partire dalle “nemiche” – nella retorica papeetiana di quei giorni – Germania e Francia. È questo, in fondo, ciò che ha detto il Senato ieri. Si può discutere per ore sulla “genuinità politica” di questa decisione o sul cambio di posizione di M5s rispetto al caso–Diciotti. Sull’esiguità dei numeri (appena 8 senatori) che dividono i favorevoli dai contrari al processo, a dimostrazione dei confini molto labili tra le forze politiche quando si maneggia lo scottante dossier migrazioni. Si può discutere per giorni e giorni sulla “correità” o meno, istituzionale e politica, del premier di allora e di oggi Giuseppe Conte, dell’ex vicepremier e ora ministro degli Esteri Luigi Di Maio, dei ministri del governo giallo–verde a partire dall’ex responsabile dei Trasporti e di ciò che accade nei mari italiani, Danilo Toninelli. Ma il senso del voto di ieri non cambia: il primo limite al potere di un uomo pubblico che occupa un cruciale ruolo istituzionale è il senso di civiltà. Civiltà delle parole, civiltà delle azioni, proporzionalità e razionalità delle decisioni, chiara distinzione tra funzione istituzionale e propaganda politica, ancoraggio costituzionale, rispetto indefettibile del diritto internazionale a tutela della reputazione del proprio Paese. Da qui derivano le leggi, le ipotesi di reato, i processi, le (eventuali) sentenze. Ognuna di queste cose nasce dal senso di civiltà che regola, orienta e, soprattutto, limita il potere. Salvini doveva ricordare, in quei giorni e oggi, che il limite della civiltà non può essere travalicato nemmeno quando porta tanti (evanescenti) voti”.
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
“Nel giorno in cui la ministra dell’Interno di questo governo e di questa maggioranza Luciana Lamorgese dice che «questi arrivi continui di immigrati sono inaccettabili» lo stesso governo e la stessa maggioranza mandano a processo Matteo Salvini per essersi opposto, bisogna ammettere con un certo successo, agli «arrivi continui»”. Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti firma l’editoriale in cui sottolinea: “Questo cortocircuito logico ben rappresenta quanto sia impazzita quella maionese che è la politica italiana, perennemente presa a fare gli affari suoi invece che i nostri (arginare l’immigrazione è un affare anche nostro, oltre che della ministra Lamorgese). Basti pensare che poche ore prima del voto su Salvini la maggioranza era andata mai come prima sull’orlo della crisi. Ma non per una crisi di coscienza per la porcata che si apprestava a fare, non sull’emergenza Covid, non sull’economia e neppure sulla gestione degli sbarchi bensì sulle poltrone dei presidenti delle commissioni parlamentari. Parliamo di scranni di sottopotere che dopo estenuanti trattative erano stati divisi col manuale Cencelli tra Cinque Stelle, Pd, Leu e Italia Viva senza però fare i conti con i rischi del voto segreto che, a sorpresa, ha fatto saltare in parte i piani concordati. Una maggioranza di poltronai ipocriti - «a noi non interessano le poltrone» è il mantra di Di Maio, Renzi, Zingaretti e Bersani – sta insomma provando a fare fuori per via giudiziaria il leader dell’opposizione. In questo, bisogna ammetterlo, sono bravissimi, è l’unica cosa in cui eccellono in combutta con la magistratura e i giornali amici, come ha ben spiegato il magistrato Palamara e come confermano le novità emerse solo di recente sulla condanna di Berlusconi del 2013. Già, perché questi partiti non si accontentano delle poltrone, vogliono tenersi ben stretti anche i divani di governo”.
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