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L'America si scopre smarrita

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 31/07/2020

In edicola In edicola Massimo Gaggi, Corriere della Sera
“Era un altro Trump quello che ad aprile negava che il coronavirus potesse influire sulle presidenziali fino a respingere i tentativi dei democratici di finanziare un piano per rendere più sicuro il voto. Ora il presidente, sferzato da venti di sconfitta, cambia rotta. Non riuscirà a rinviare le presidenziali, ma cresce il rischio di caos istituzionale per una sua non accettazione del risultato”. Lo scrive Massimo Gaggi sul Corriere della Sera parlando di ‘un’America smarrita tra tweet e realtà”: “In teoria quella del presidente dovrebbe essere solo la mossa disperata di un leader narcisista che non ammette la possibilità di essere sconfitto e cerca una scappatoia presentando come demoniaco uno strumento — il voto a distanza— che in America è largamente usato e non ha mai registrato casi significativi di frode. Lo stesso Trump ha votato per posta come anche il suo ministro della Giustizia, William Barr, che l’altro giorno, in Parlamento, ha dovuto ammettere che quello delle frodi elettorali è solo un rischio, non essendoci alcun elemento che può far pensare a manovre per truccare l’esito delle elezioni. Ma Barr ha fatto anche qualcosa d’inquietante: interrogato sui poteri del presidente in materia elettorale ha detto di non aver ancora studiato la questione, mentre è di tutta evidenza che solo il Parlamento può intervenire in questo campo. E dovrebbe trattarsi di un doppio intervento: sulla legge elettorale e sulla Costituzione che indica tassativamente nel 20 gennaio la fine del mandato presidenziale. Modifiche legislative impensabili, vista l’assoluta contrarietà dei democratici che controllano la Camera. Ma anche i repubblicani fin qui non hanno dato credito a ipotesi di rinvio. In America si è sempre votato alle scadenze di legge, anche durante le guerre mondiali, mentre Abramo Lincoln fu rieletto nel bel mezzo della Guerra civile. Improponibile e dannoso anche per il fronte conservatore. In teoria la storia dovrebbe essere finita anche a livello nazionale, ma negli ultimi anni il partito repubblicano ha seguito Trump anche quando lui ha violato dogmi sacri per i conservatori. Potrebbe essere tentato di farlo di nuovo, visto che rischia di perdere anche il Senato, oltre alla Casa Bianca. Vent’anni fa Al Gore concesse un’incerta vittoria a George Bush per evitare di far precipitare l’America nell’instabilità politica. Altri tempi: Trump può trascinare i repubblicani in un’avventura di segno opposto”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
“Chi immaginava che Renzi — il garantista Renzi — avrebbe salvato il capo della Lega non aveva messo in conto che stavolta l’interesse del senatore di Scandicci era opposto a quello di Salvini”. Così Stefano Folli su Repubblica commenta l’esito del voto al Senato di ieri nella vicenda Salvini-Open Arms. “Mandare questi a processo significa, almeno nelle intenzioni, contestare l’assetto radicale dell’attuale centrodestra e magari aprire qualche inedito spazio a una forza che voglia definirsi moderata e riformista. S’intende che Renzi e altri che ragionano come lui non sono interessati a rientrare nel Pd in qualità di nuovi “cespugli”. L’ambizione è più grande, forse troppo per un piccolo partito personale che i sondaggi si ostinano a vedere intorno al 3 per cento. Ma non a caso ieri in Senato i duellanti erano i due Matteo: il Pd sembrava svanito sullo sfondo, indebolito dalle proprie incertezze, prima fra tutte non aver saputo cambiare in un anno i decreti sicurezza di Salvini. Certo, anche la posizione di Renzi risulta tutt’altro che coerente. In commissione l’astensione di Italia Viva era fondata sul principio per cui la responsabilità del ministro “non era esclusiva”: vale a dire che era condivisa con il presidente del Consiglio Conte (e in subordine con l’allora responsabile dei Trasporti, Toninelli). Anche ieri Renzi ha dovuto ammettere che “nella prima parte della vicenda” Conte ha avallato la linea Salvini. Tuttavia, ha aggiunto, adesso è sul leghista che dobbiamo pronunciarci. S’intuisce un salto logico. Dove però l’intervento renziano ha assunto rilievo politico è nell’aver richiamato in forma esplicita il rapporto tra politica e magistratura. Il che si è risolto in un attacco a una certa parte della magistratura e all’incongruenza, tra l’altro, del sistema di intercettazione fondato sull’uso del “trojan”, il software che s’installa nel telefono cellulare. Aver allargato il tema alla magistratura significa porsi come referente di settori comprendenti Forza Italia. Così da impedire, in caso di sviluppi politici o di crisi del governo, che il mondo berlusconiano e il centrosinistra aprano un negoziato diretto. Renzi, con la sua ambizione centrista, ha segnalato che a quel crocevia vorrà esserci lui, il fustigatore di Salvini”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
“Chi cercava un esempio di come si possa sprecare un’occasione politica di primo piano, ieri lo ha trovato nella seduta in cui il Senato ha mandato a processo Salvini per il caso ‘Open Arms’. Chiamato a far l’avvocato di sé stesso, in giorni in cui il governo è in difficoltà proprio per la ripresa degli sbarchi, il leader della Lega è stato protagonista di una mediocre gazzarra”. Lo scrive Marcello Sorgi  sulla Stampa in un editoriale in cui sottolinea: “In difficoltà da mesi dopo il successo-record alle europee, in calo nei sondaggi, isolato in un centrodestra che con Berlusconi fa sponda con il governo e con Meloni tallona da vicino il Capitano, Salvini ha dato sfogo alla pancia, invece di usare la testa. Se l’è presa con Renzi, che fino all’ultimo ha tenuto in sospeso anche stavolta il voto del suo partito, per poterselo giocare meglio sul tavolo delle presidenze di commissioni: un gioco ambiguo e mediocre. Ha sottolineato il silenzio dei 5 Stelle, in imbarazzo perché faceva parte del governo che lasciò campo libero al ministro inquisito. L’insperata opportunità di ritrovarsi al centro della scena, e per di più sul tema su cui aveva costruito il proprio trampolino di lancio, è stata così trasformata da Salvini in un ennesimo comiziaccio, a dimostrazione della sua incapacità di vestire i panni di uomo delle istituzioni, malgrado l’esperienza di quasi un anno al Viminale. Il processo che adesso lo attende, il secondo con accuse del tutto simili, rischia così di trasformarsi in un serio inciampo di una carriera fin qui segnata da successi. A meno che Salvini, in cuor suo, non abbia scelto di gettarsi nel campo dell’aperto rifiuto di obbedire alla legge, cosa che gli alienerebbe una buona parte dei consensi di elettori del centrodestra, certo non disposti a seguirlo su quella strada. Ma al di là della prova di immaturità data dal leader della Lega, la seduta di ieri a Palazzo Madama ha confermato lo stato di impotenza della politica nel suo complesso, in un momento grave come l’attuale, in cui al contrario sarebbe richiesto il massimo di capacità decisionale e di coraggio. Una normale scadenza parlamentare come il cambio delle presidenze delle commissioni è diventata lo spunto per una serie di vendette infinite”.
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