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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 30/07/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Bonaccini: ora le regioni in cabina di regia. I fondi Ue vanno gestiti anche con noi
Il presidente della regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini (Pd), intervistato da Fabio Martini sulla Stampa, dice che aveva sconsigliato al governo Conte «di prolungare fino al 31 dicembre lo stato di emergenza, perché di mese in mese dobbiamo poter verificare come stiano andando le cose e infatti sappiamo che oggi, a differenza di qualche mese fa, siamo in grado di andare all’“attacco” del virus, anche se non abbiamo ancora vinto. Per questo condivido la scelta del governo di prolungare sino al 15 ottobre: mi pare una buona soluzione». Per il Recovery occorrerà attendere il prossimo anno, mentre lo sportello del Mes è già aperto da settimane: agosto passerà senza decisioni: non bisognerebbe chiuderlo una volta per tutte questo capitolo? «Sì, io sono per prenderle quelle risorse. Non voglio creare problemi nella maggioranza, mai fondi del Mes senza condizionalità li prenderei subito, e ho apprezzato le parole di Nicola Zingaretti che è stato molto chiaro in queste settimane. Al Movimento Cinque stelle dico di rifletterci». E se ad un certo punto qualcuno si alzasse e dicesse: prendiamoli ma non tutti e soltanto per interventi urgenti? «Per me varrebbe la pena prenderli tutti, ma se qualcuno mi dice che per una mediazione possibile se ne può prendere una parte, bene: una parte consistente è meglio del niente». Nella cabina di regia per il Recovery ci saranno le Regioni e avranno autonomia di spesa? «Ho apprezzato che Conte abbia voluto immediatamente convocare i rappresentanti delle istituzioni per discutere delle risorse europee, che considero un grande successo del governo. Ho chiesto al presidente del Consiglio che le Regioni entrino a far parte della cabina di regia. E d’altra parte è impossibile che un governo centrale, non solo quello italiano, possa pensare di investire e gestire tutte quelle risorse da solo».
 
Camps: giusto mandare Salvini a processo
Intervistato su Repubblica da Alessandra Ziniti, il fondatore di Open Arms, Oscar Camps, sostiene che Matteo Salvini è colpevole di sequestro di persona per questo auspica che il Senato autorizzi che vada a processo per quel reato: «Certo – dice Camps. Il voto del Parlamento italiano è importantissimo. Mandare a processo Matteo Salvini significa ristabilire una verità storica e l’inviolabilità delle convenzioni internazionali che regolano il soccorso in mare nonché i principi delle nostre costituzioni democratiche». Salvini ha chiuso i porti, ha scelto di negoziare con la Libia. Legittimo? «Questa, oltre a essere una scelta politica criminale è anche inutile. Sono anni che l’Italia riempie di soldi i trafficanti libici, ma le partenze non si sono mica fermate». Le tante inchieste sulle Ong sono finite nel nulla. Salvini invece rischia un secondo processo. Cosa significa questo? «Dovrebbe significare tanto. Per la prima volta una Ong è parte lesa. Siamo stati accusati di tutto. Ci hanno chiamato taxi del mare, trafficanti di esseri umani, pull factor, una bugia politica che favorisce solo i partiti privi di un programma, che usano la paura dell’ignoto, l’odio e creano un’opinione pubblica distorta, smentita più volte dai fatti e dai dati. La verità è che non abbiamo mai commesso nessun reato a meno che oggi non si consideri reato salvare vite umane da una morte certa». Anche lei è deluso dall’azione del nuovo governo italiano? «Sì, purtroppo con il nuovo governo italiano è cambiato poco, si sono smorzati i toni, ma la linea politica è rimasta la stessa». Il Mediterraneo è di nuovo un buco nero senza soccorsi, così come voleva Matteo Salvini. «La verità è che per i governi europei siamo dei testimoni scomodi: senza le nostre denunce nessuno verrebbe a conoscenza di quelle morti, di quegli abusi, di quei mancati soccorsi».
 
Bongiorno: Salvini fece il suo dovere, il Senato lo assolva
Di opinione opposta è l’avvocato e senatrice leghista Giulia Bongiorno, per la quale – come dice in una intervista su Repubblica a Liana Milella – «Salvini ha fatto il proprio dovere di ministro, perseguendo l’interesse pubblico a un corretto controllo e a una corretta gestione dei flussi migratori, tutelando l’ordine pubblico. Se si votasse in coscienza ed esaminando le carte, questa vicenda si chiuderebbe domani e per sempre». I responsabili di Open Arms dicono che Salvini non ha a cuore la vita dei migranti. «Prima di lanciare accuse, dovrebbero spiegare perché il comandante della Open Arms rifiutò per ben quattro volte una via d’uscita che avrebbe consentito di mettere subito in salvo i migranti. Malta aveva dato l’ok per far sbarcare già nei primi giorni di agosto una parte dei migranti, ma il comandante rifiutò. La Spagna aveva autorizzato lo sbarco per ben due volte, prima ad Algeciras e poi in un porto delle Isole Baleari, e l’Italia si era persino offerta di scortare la nave e farsi carico di trasferire parte dei migranti nel viaggio verso la Spagna, ma il comandante rifiutò. Se sei in pericolo, come mai non accetti aiuto e insisti pervicacemente per sbarcare solo in Italia? Come mai?». Quali argomenti, da avvocato penalista, userà per convincere i suoi colleghi a votare no? «Intanto, non incombeva sull’Italia l’obbligo di dare un porto sicuro, e questo è pacifico. L’obbligo gravava sulla Spagna, Paese di bandiera della nave, o su Malta, luogo più vicino. Inoltre, in Italia esisteva un decreto che vietava ingresso, transito e sosta nel mare territoriale italiano. E comunque non può sussistere il sequestro se ci sono mille vie d’uscita. Il comandante ha reiteratamente rifiutato le molteplici alternative».
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