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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 29/07/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Meloni: se Conte non ci ascolta il centrodestra non voterà lo scostamento di bilancio
«Abbiamo scritto un documento ufficiale del centrodestra con la firma mia, di Matteo Salvini e di Silvio Berlusconi in cui vengono sintetizzate le nostre proposte, le abbiamo messe nero su bianco. Ora spetta al governo dare una risposta puntuale. Se questo non avverrà, tutto il centrodestra non voterà lo scostamento di bilancio». Lo annuncia la leader di Fdi Giorgia Meloni spiegando, in un’intervista ad Amedeo La Mattina della Stampa, il contenuto della lettera aperta al premier Giuseppe Conte firmata dai leader dei tre partiti di centrodestra e pubblicata stamane sul Sole 24 Ore. E’ ottimista o pessimista che all’ultimo minuto utile Conte apra alle vostre proposte? «Sono molto pessimista perché sono giorni che i partiti del centrodestra fanno proposte molte concrete e puntuali e nessuno ha lontanamente avuto l’intenzione di contattarci. Del resto, il ministro per i Rapporti con il Parlamento D’Inca ha detto che loro sono autosufficienti». Gualtieri ha fatto delle promesse sullo slittamento dei pagamenti fiscali. «Ho sentito, ma sono affermazioni troppo fumose. Se avesse voluto fare una cosa seria sarebbe dovuto venire con le tabelle alla mano e dire quanti soldi mette per ogni priorità. Gualtieri in commissione ha fatto un volo pindarico, ma noi a scatola chiusa non votiamo più nulla. Questo è un governo irresponsabile che ha dilapidato miliardi per il bonus monopattini e altre cose inutili, comprese le assunzioni per velocizzare le pratiche di regolarizzazione dei migranti. Loro non si aprono a noi perché non sono uniti, invece il centrodestra presenterà un documento e una risoluzione comune a dimostrazione che siamo molto più uniti di loro». Sulla proroga dello stato di emergenza crede veramente che ci sia un pericolo per la democrazia? «Credo ci sia una deriva liberticida, ne sono convinta perché non c’è nessuna ragione al mondo di prorogare, in assenza di evidenze scientifiche. Serve a Conte per rafforzare il suo potere».
 
Provenzano: al Sud sgravi fiscali per le imprese
Un pacchetto di sgravi fiscali per il Sud. Ci sta lavorando il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano che spiega così il suo progetto a Federico Fubini del Corriere della Sera: «Non si tratta di un generico taglio delle tasse, la priorità resta il rilancio degli investimenti pubblici e privati. Propongo una fiscalità di vantaggio per il Sud finalizzata al lavoro. La crisi è senza precedenti, l’impatto economico è maggiore al Nord ma quello sociale è peggiore al Sud: la Svimez stima 380 mila posti di lavoro in meno». Di preciso a cosa pensa? «A una riduzione del costo del lavoro a Sud, con un abbattimento del 30% dei contributi previdenziali a carico delle imprese. Si può fare già nel 2020, poi per il 2021 si dovrà aprire una trattativa con la Commissione europea. Queste misure dovrebbero durare per un periodo abbastanza lungo da poter attivare alcuni effetti. Uno è sull’occupazione; l’altro, indiretto, sull’emersione del lavoro nero; un terzo obiettivo è cercare di intercettare flussi di rilocalizzazioni di imprese dall’estero verso il Sud. L’idea è di prolungare le misure fino al 2030, in maniera decrescente». Una misura del genere costa cinque miliardi l’anno. Come si finanzia? «Sulle coperture si può discutere, vanno valutati anche gli effetti fiscali positivi. Per il 2020 si potrebbe coprire con le risorse europee del fondo di React EU destinate alla coesione». Si userebbe così il primo pezzo del Recovery Fund? «Non si tratta di usare il Next Generation EU, il grosso di quello che chiamiamo Recovery Fund, per tagliare le tasse. Ma solo una parte di fondi di coesione, su una misura di forte impatto». Ci sarà un provvedimento in agosto? «Sto spingendo in quella direzione, perché entri in vigore anche nella seconda parte dell’anno. Bisogna dare una prospettiva all’uscita dalla fase più acuta della crisi. Il presidente del Consiglio ci crede e ci stiamo lavorando».
 
Minniti: servono canali di immigrazione legali
«Davanti alla sfida alla salute pubblica portata dal Covid i nazionalpopulisti di casa nostra puntano a cancellare il principio di accoglienza, che noi dobbiamo saper conciliare con il diritto alla salute». Lo afferma Marco Minniti, ultimo ministro dell’Interno di un governo di centrosinistra, intervistato sulla Stampa da Fabio Martini sulla questione immigrazione.  A Khums la Guardia costiera libica ha sparato su alcuni migranti, riproponendo la questione della sua pericolosa inaffidabilità, in qualche modo avallata dall’Italia. «Quel che è avvenuto è gravissimo e inaccettabile. E’ molto importante che la denuncia sia venuta dall’Organizzazione mondiale dell’immigrazione, con la quale l’Italia in questi anni ha costruito una straordinaria collaborazione in tutti i teatri, a partire dalla Libia. L’Italia deve pretendere una commissione d’inchiesta indipendente, che indaghi e colpisca ogni responsabilità». Ha fatto discutere nei giorni scorsi la sua affermazione per cui c’è una evidente correlazione tra immigrazione e Covid: che significa? «Ripetiamo spesso: dopo il Covid nulla è più come prima. E’ vero, la diffusione su scala planetaria di un’infezione virale che ha prodotto così tanti morti è destinata a cambiare radicalmente il modo di sentire del pianeta intero. Le migrazioni implicano spostamenti e relazioni umane. Si tratta di ridefinire in questo nuovo scenario il diritto di chi è accolto (garantito in modo incancellabile dalle convenzioni internazionali) e di chi sta accogliendo». Concretamente parlando? «E’ più che mai il tempo di costruire e rendere irreversibili canali di migrazione legali che cancellino quelli illegali. Tutto quello che è legale è compatibile con la salute, tutto quello che è illegale è esposto alla pandemia».
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