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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 28/07/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Fontana: la Regione non ha sborsato un euro
Attilio Fontana alle dimissioni da presidente della Lombardia non ci pensa affatto: «L’elemento più importante – dice a Francesco Bei che l’ha intervistato per Repubblica - è che la Regione Lombardia non ha tirato fuori un euro». Proviamo a fare un po’ di chiarezza. Lei ha detto di non aver saputo nulla dei rapporti fra la Dama e Aria (la stazione appaltante della Regione) fino al 12 maggio. Ma ancora il 7 giugno lei affermava a Report di non saperne nulla e di non essere intervenuto in alcun modo. Che cosa è davvero accaduto fra lei e la società di suo cognato? «La domanda di Report era precisa: “Era al corrente della procedura negoziata di Aria che ha portato all’acquisto di camici forniti dalla società Dama?”. E la risposta fu esattamente che Dama, come altre aziende, aveva dato disponibilità a collaborare con la regione per fornire con urgenza i camici. Della procedura attivata da Aria non ero a conoscenza e non sono mai intervenuto in alcun modo per favorire quella procedura. Questo ho inteso esprimere quando ho affermato di essere completamente estraneo e ignaro della fornitura onerosa in questione. Naturalmente, una volta venutone a conoscenza, ho sollevato la sua inopportunità». Lei poi ha provato a ripagare suo cognato del mancato guadagno con un bonifico da un deposito svizzero creato con soldi provenienti da un paradiso fiscale. «Si è trattato di una decisione spontanea, volontaria e dovuta al rammarico di constatare che il mio legame di affinità aveva solo svantaggiato una azienda legata alla mia famiglia». Suo cognato propone alla regione la fornitura di camici a titolo oneroso, ma quando viene scoperto è costretto a fare marcia indietro (o forse è lei che lo costringe) e trasforma l’appalto a pagamento in una donazione. Al di là dei reati, che giudizio politico dà sulla storia? «Non mi pare che ci sia un giudizio politico da dare su questo punto. L’elemento più importante è che la Regione Lombardia non ha tirato fuori un euro. E se questo è accaduto è perché io ho fatto rilevare la inopportunità di quella situazione».
 
Bonomi: il governo è fermo alla fase uno
«Si fa un gran parlare di come utilizzare i 209 miliardi che arriveranno dall’Europa. Ma le riforme necessarie per riuscire a spendere in modo efficace queste risorse non sono state nemmeno impostate. A partire da quella del lavoro, la più urgente. La verità è che per il governo la fase 2 non è ancora iniziata». Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, intervistato da Rita Querzè sul Corriere della Sera, torna a criticare l’esecutivo. Quei miliardi sono comunque un risultato. Il merito è più di Conte o della coppia Merkel-Macron? «Per una serie di interessi tutti hanno contribuito a un equilibrio positivo. Adesso però non abbiamo scuse, tocca a noi fare le riforme. Mi sarei aspettato di vedere già scritto il Pnr, mentre il comitato interministeriale per gli affari europei, che dovrebbe redigerlo, comincia solo oggi a lavorare. Si continua a parlare dei fondi che arriveranno dall’Europa pensando che risolveranno tutti i nostri problemi». Non è così? «Prima di tutto ricordiamo che le risorse a fondo perduto ammontano a 80 miliardi quando l’Italia contribuisce con 55. Questo comporta un saldo netto a nostro favore di 25 miliardi. Che sono tantissimi, sia chiaro. Poi ci sono i prestiti agevolati che porteremo a casa in funzione dei progetti che sapremo presentare. E qui l’esperienza ci dice che l’Italia non è stata in grado già in passato di spendere quanto ci veniva accordato. D’ora in avanti non potremo confondere l’Europa con task force e stati generali. Bisogna agire». Quali le tre riforme che vorrebbe leggere per prime nel piano del governo? «Fisco e burocrazia. Si tratta di riforme per cui non è necessario mobilitare risorse. Ma sono fondamentali, senza di esse non saremo in grado di correggere le storture che ci hanno relegato agli ultimi posti per crescita e produttività. Ma la prima è quella del lavoro». Il governo ha creato un comitato per mettere a punto la riforma degli ammortizzatori sociali. «Ecco, vede, siamo alle solite, un comitato… La situazione che abbiamo in campo è chiara a tutti. Non è il momento dello studio ma delle decisioni».
 
Brunetta: qui si tratta di salvare il Paese
Serve una commissione, un «raccordo» tra Parlamento e governo per definire il piano di riforme che permetterà di usare i soldi che arriveranno dall’Ue, e la presidenza non può che andare alle opposizioni. E’ quanto sostiene in un’intervista ad Alessandro Di Matteo della Stampa il deputato di Forza Italia Renato Brunetta, il cui nome è il più accreditato nel centrodestra per la guida della commissione. Brunetta, ci sarà un’unica commissione bicamerale, o due, una alla Camera e una al Senato? «Questa è la cosa meno importante, saranno i capigruppo e i presidenti delle Camere a trovare la soluzione, se si vorrà. Ma bisogna far funzionare al meglio Camera e Senato in relazione all’’action plan’. Il Parlamento deve fare il Parlamento, con attività di indirizzo e ascoltando il Paese». Indirizzo, ma anche controllo: volete evitare che il premier gestisca i fondi da solo? «La sorprendo: i fondi li deve gestire Conte. La gestione è del governo. Il Parlamento ha solo funzione di indirizzo. Spetta al governo decidere, gestire, fare i progetti esecutivi, interloquire con l’Ue e con il consiglio europeo». Barbara Lezzi, M5s, dice che è «impensabile» affidare a lei la presidenza, perché vorrebbe dire «certificare l’entrata di Fi in maggioranza». «Io sto dalla parte dell’Italia e sto all’opposizione. Lo ero col governo precedente e lo sono con questo. L’idea è che sia una commissione paritetica, come il Copasir, e dunque che vada all’opposizione. Non c’entra niente il governo, la maggioranza continuerà a fare la maggioranza e l’opposizione farà l’opposizione. Non siamo mica entrati in maggioranza quando abbiamo votato lo scostamento di bilancio nei mesi scorsi e i 5 stelle non si sono fatti scrupolo di accettare i nostri voti». Un altro scostamento di bilancio si voterà domani. Direte sì anche stavolta? «Berlusconi ha chiesto di non votare a scatola chiusa, ha perfettamente ragione. C’è disponibilità a votare il terzo scostamento, se non è al buio. Questo non fa schifo alla Lezzi? Per questo dico bando alle miopie: qui si tratta di salvare il Paese».
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