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L'emergenza dimenticata

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 28/07/2020

L'emergenza dimenticata L'emergenza dimenticata Claudio Tito, Repubblica
Sulla questione migranti il governo ha fatto “una gigantesca opera di rimozione”. Lo scrive su Repubblica Claudio Tito, secondo il quale “il governo giallorosso, dopo la sbornia populista della fase salviniana, ha semplicemente fatto in modo di non sporcarsi le mani con un nodo che si stringe o si allenta intorno al fattore decisivo in politica: il consenso. La maggioranza M5S-Pd non solo è partita undici mesi fa senza asportare le sostanziali differenze che dividevano i due partiti, ma si è affidata alla speranza dell’oblio. Puntualmente, però, l’emergenza si ripropone. E non poteva che essere così: si tratta di un fenomeno globale, epocale, che non può essere occultato. Va gestito e amministrato. Va, cioè, governato. E invece la situazione da quando si è insediato il Conte 2 è stata ignorata. Senza dubbio l’esecutivo è stato investito dal coronavirus. Ma basta a giustificare l’assenza di qualsiasi decisione? La verità è che questa coalizione ha paura di affrontare l’argomento. Teme di ricadere nella trappola del leader leghista che ha costruito la sua crescita elettorale esclusivamente su quel terreno. Il centrosinistra e gli alleati grillini si sono sentiti incapaci di porre argine a quell’onda. Hanno nominato un’ottima ‘tecnica’ al Viminale e poi hanno scaricato su di lei tutto il peso della faccenda, rimettendo le lancette indietro. Così i decreti sicurezza sono rimasti al loro posto. L’accordo siglato a Malta con altri quattro partner europei a settembre scorso è rimasto lettera morta. La trattativa con Bruxelles è caduta in secondo, o forse in terzo piano. La maggioranza giallorossa inizia a definirsi un’alleanza – conclude Tito -. Lo sono se concordano in questo caso di coniugare il principio di umanità con quello di sicurezza. Se non mettono la testa sotto la sabbia come gli struzzi perché paralizzati dalla propaganda demagogica di Salvini”.
 
Massimo Franco, Corriere della Sera
Massimo Franco firma l’editoriale in prima pagina sul Corriere della Sera dedicandolo alle scelte complicate che dovrà fare il premier. “In teoria la posizione di Giuseppe Conte è invidiabile. Siede su duecento miliardi di euro e viene accarezzato da sondaggi che lo innalzano a picchi imprevisti di popolarità. Eppure, la settimana appena iniziata potrebbe trasformare questi due vantaggi in altrettanti limiti. Al momento, non è chiaro che cosa Palazzo Chigi potrà e vorrà fare con gli aiuti europei. Le rivendicazioni parallele del Parlamento, dei ministeri, di chi propone commissioni ad hoc, degli enti locali, mostrano una moltiplicazione degli attori che alla fine stordisce” e genera “un senso di confusione che può diventare l’ennesimo alibi per non scegliere. Oltre tutto, il premier si trova a zigzagare in un labirinto parlamentare di maggioranze diverse: sul prolungamento dell’emergenza; sull’approvazione di uno scostamento di bilancio; sull’utilizzo del Mes e sulla riforma elettorale. E’ difficile prevedere come il governo riuscirà a navigare in questo ingorgo. L’ipotesi che sopravviva appare quasi scontata. Il problema è come, e con quale segnale all’Europa. Un tatticismo esasperato in una fase di emergenza economica sarebbe un azzardo. La situazione dovrebbe suggerire scelte nette, non un galleggiamento privo di approdi. D’altronde, ormai la Commissione Ue ha dato all’Italia quello che poteva. Le responsabilità a questo punto ricadono sul nostro Paese: non ci sono più alibi. Si tratta di dimostrare di avere progetti di riforme chiari e di saperli mettere in pratica in modo rapido. Il rischio che tutti temono, ma non sembrano in grado di sventare, è quello di un’ennesima politica del rinvio. Oggi più che mai – conclude Franco - la tenuta sociale e la ripresa economica dell’Italia dipendono da quanto dimostrerà di saper fare un governo al quale è vietato il narcisismo della popolarità”.
 
Michele Brambilla, Quotidiano Nazionale
Il direttore del Quotidiano Nazionale, Michele Brambilla, riscontra un’analogia tra il “caso camici” in Lombardia e quello dei consiglieri regionali toscani che durante il lockdown hanno continuato ad incassare i rimborsi chilometrici. “Il succedersi dei fatti dimostra una tale goffaggine, un tale distacco dalla realtà che ci fa chiedere in quale mondo vivano certi amministratori pubblici - scrive Brambilla -. Vediamo di ricapitolare sommariamente i fatti. E partiamo dalla Lombardia. C’è bisogno di camici e la Regione ne acquista 75 mila dall’azienda di proprietà del cognato del presidente Fontana. Il quale, accortosi dell’inopportunità, chiede al cognato di trasformare la vendita in una donazione; quindi, da un suo personale conto svizzero lo risarcisce parzialmente con un bonifico di 250mila euro. E’ dunque perfino possibile che Fontana ci abbia rimesso di tasca propria. Ma il problema è che a un pasticcio del genere non ci si doveva neppure arrivare. Si doveva capire subito che i parenti, dagli appalti pubblici, devono stare fuori. E magari capire anche che non è neppure bello fare bonifici da conti svizzeri regolarizzati da uno scudo fiscale. Sono cose che i cittadini non digeriscono da un pezzo; e tantomeno le digeriscono ora che sono alle prese con una crisi che ricorderemo a lungo. I rimborsi chilometrici possono sembrare una ancor più piccola cosa. Ma agli occhi degli italiani resta, giustamente, l’immagine di una classe di amministratori che in un periodo di sofferenza, di paura e di perdite di posti di lavoro pensa a fare la cresta sulla nota spese. Ed è penoso che la restituzione di questi rimborsi avvenga solo perché la notizia è finita sui giornali. Goffaggine, mancanza di sensibilità, distacco dalla realtà: chi non capisce che certi pasticci non si possono nascondere, e soprattutto che si pagano in termini di credibilità, ha probabilmente perso, a furia di stare nel Palazzo, la percezione di quel che c’è fuori”.
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