Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 24/07/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Gentiloni: il Mes è vantaggioso per l’Italia
«C’è grande soddisfazione per un risultato arrivato dopo mesi straordinari. Di fronte alla peggiore delle crisi siamo passati dal rifiuto della condivisione dei rischi alla solidarietà». Lo afferma il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, intervistato su Repubblica da Alberto D’Argenio a proposito del Recovery Fund. Teme che durante il processo di ratifica qualche parlamento nazionale o un referendum possa bocciare il Recovery? «Sono sempre stato fiducioso sul fatto che i leader avrebbero approvato il Recovery sulla base della proposta della Commissione: sono altrettanto fiducioso che avremo la necessaria approvazione da parte di tutti i parlamenti». Quando inizieranno ad arrivare i primi fondi? «Le erogazioni inizieranno nella seconda parte del 2021 ad eccezione di un 10% che verrà anticipato con l’approvazione del Piano. Prima dobbiamo aspettare il percorso di ratifica dei parlamenti, quindi dovremo riuscire a rispettare il calendario con l’approvazione dei Piani di riforme dei singoli paesi entro aprile e andare sui mercati con titoli europei comuni. C’è una terza sfida decisiva, anche se successiva: dovremo essere in grado di approvare nuove risorse proprie dell’Unione, come la digital tax e la tassa sulle emissioni di CO2, per rimborsare il debito comune tra il 2026 e il 2056. In caso contrario, i singoli paesi si ritroveranno a dover restituire i soldi perché l’Europa non è stata capace di rimborsare il debito comune». In attesa dei fondi, consiglierebbe al governo di accedere ai 36 miliardi del Mes? «Il pacchetto europeo è composto in tutto 700 miliardi di prestiti. Se c’è un Paese in Europa che può trarre vantaggio da questi prestiti è l’Italia e all’interno di questo pacchetto uno strumento è già disponibile, ovvero il Mes. Abbiamo eliminato dalle sue linee di credito le vecchie condizionalità macroeconomiche e ora è chiaramente vantaggioso per un Paese con i tassi di interesse come quelli italiani. Ma la decisione ovviamente non si prende a Bruxelles».
 
Patuanelli: no a sovrastrutture, un tavolo con i ministri per tempi e investimenti
«Non c’è alcun litigio o volontà di creare sovrastrutture. Il governo deve trovare il miglior coordinamento possibile per gestire una fase storica del Paese che dovrà portarci a investire in modo efficace ed efficiente le risorse che caparbiamente il presidente Conte ha ottenuto in Europa». Lo afferma il ministro per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli a proposito di una eventuale cabina di regia per la gestione del Recovery Fund. «Per essere all’altezza di questo compito – spiega a Emanuele Buzzi che l’ha intervistato per il Corriere della Sera - tutti i ministri debbono avere un tavolo permanente di confronto politico e un supporto tecnico che ci permetta di rispettare un serrato cronoprogramma». Il problema ora è come spendere i soldi. A suo avviso quali sono le priorità? «I settori produttivi del Paese ci chiedono una detassazione degli investimenti, penso sia una strada corretta da seguire che può coniugare lo stimolo agli investimenti con la diminuzione della pressione fiscale. Per farlo ci sono varie ipotesi di cui abbiamo discusso con le categorie nel corso di questi mesi: il potenziamento di Transizione 4.0 e quindi delle aliquote è uno di questi, la sua resa strutturale su almeno un triennio è un altro step di politica industriale che può dare certezza al mondo dell’impresa. Al 4.0 devono unirsi le tecnologie di frontiera e un pacchetto di reshoring delle attività produttive. Sono misure attese dal mondo delle imprese e che avrebbero un impatto pressoché immediato, anche in termini di fiducia». E sul Mes? «Ci sono i 209 miliardi del Recovery ora a cui pensare». Dopo l’intesa su Autostrade il governo è stato accusato di statalismo. Ci dobbiamo attendere un ruolo centrale dell’esecutivo anche nella gestione della ripartenza? «Il caso Autostrade è una questione diversa: la vecchia concessione era davvero indegna. Sulle accuse di statalismo, penso che lo Stato debba avere un ruolo di accompagnamento, non di protagonismo».
 
Meloni: ecco le condizioni per il nostro sì alla nuova manovra
Aver sostenuto il governo nelle trattative in Europa, in nome «dell’Italia, non significa che Giorgia Meloni, leader di FdI, abbia cambiato idea: «L’accordo trovato a Bruxelles non mi piace, comporta rischi enormi: sui tempi, sull’entità dei finanziamenti, sulla condizionalità», dice a Paola Di Caro che l’ha intervistata per il Corriere della Sera. Anche per questo, inutile aspettarsi favori speciali al governo: «Non voteremo nulla a scatola chiusa». Nemmeno lo scostamento di Bilancio di 25 miliardi per il quale i voti dell’opposizione potrebbero essere essenziali? «Abbiamo già votato due volte per uno scostamento complessivo di 80 miliardi, senza essere consultati e con le nostre proposte buttate nel cestino. Abbiamo visto sprechi denaro per bonus ai monopattini e spese del tutto improduttive. Adesso basta. Poniamo condizioni». Quali? «Sono quattro i temi sui quali bisogna concentrarsi, con provvedimenti che noi mettiamo sul tavolo. Vedremo se saranno accolti. Già oggi invieremo le proposte agli alleati, per confrontarci. Spero che si possa arrivare ad un testo comune - coerente con la compatibilità economica - da presentare subito al governo». Che idee avete? «Il tema cruciale è il sostegno all’occupazione. Quando finirà la cassa integrazione rischiamo un’ecatombe occupazionale». La seconda condizione? «Bisogna intervenire in ambito fiscale: non si possono pagare tasse su soldi non incassati. Chiediamo di rinviare le scadenze e ricalcolare i tributi sulla base dei fatturati del 2019 e del 2020 unificati. Il terzo punto è il sostegno diretto al tessuto produttivo: servono contributi a fondo perduto». Infine? «Il tema della povertà, dell’aiuto alle persone in difficoltà». Quindi il governo dovrebbe accogliere il vostro piano? «Deve risponderci, nel merito. Oppure lo scostamento se lo votano da soli. Non vogliano essere corresponsabili dei loro errori».
Altre sull'argomento
Ischinger: i populisti sono pi¨ deboli ma l'Europa va rafforzata
Ischinger: i populisti sono pi¨ deboli ma l'Europa va rafforzata
Tonia Mastrobuoni, Repubblica, 24 settembre
Ischinger: i populisti sono piu' deboli ma l'Europa va rafforzata
Ischinger: i populisti sono piu' deboli ma l'Europa va rafforzata
Tonia Mastrobuoni, Repubblica, 24 settembre
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.