Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 14/07/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Toti: Chi gestirà la rete in caso di revoca della concessione?
«Vogliono cacciare i Benetton? Lo facciano pure. Però da domani voglio capire cosa succederà». Lo afferma il governatore ligure, Giovanni Toti, intervistato da Giuseppe Alberto Falci per il Corriere della Sera. non revocare la concessione ai Benetton? «Ne sento parlare da due anni e per adesso l’unico dato è che hanno stritolato la mia Regione. A questo punto la mia domanda è una soltanto: in caso di revoca chi gestirà la mia rete autostradale? E ancora: con quali regole?». Ma lei, Toti, è favorevole o contrario alla fine del rapporto dello Stato con Autostrade Spa? «Io sono perché un governo si prenda le sue responsabilità. E dico altresì che il colpevole del Ponte Morandi debba essere punito dalla giustizia. Però...». Cosa? «Però se c’è un colpevole e si chiama Aspi (Autostrade per l’Italia), c’è un ministero che non ha fatto quello che avrebbe dovuto fare». Si spieghi meglio. «Per farla breve: se si taglia definitivamente il rapporto con Autostrade, che cosa si farà per un ministero che non è stato in grado di controllare?». Se alla fine l’esecutivo propenderà per l’uscita dei Benetton, crede che ci sarebbe il rischio di ricorsi miliardari? «Non conosco i contratti. Il governo dopo aver parlato con grande approssimazione abbia le idee chiare».
 
Smolar: Voto in Polonia ridisegna i confini culturali del Paese
«Il voto ha ridisegnato le frontiere dell’antica spartizione. Tra Polonia occidentale annessa da imperialisti occidentali, cioè Prussia e Austria, e la parte orientale (esclusa nel voto di ieri Varsavia) occupata dalla Russia». Lo dice il professor Aleksander Smolar, massimo politologo polacco, intervistato da A. T. su Repubblica. Una democrazia cosí divisiva è ancora democrazia? «Ecco il punto centrale. Un certo livello di confronto e divisione sono fondamenta della democrazia. Interessi e opinioni diversi. Ma con l’eccesso di conflitto come oggi in Polonia la democrazia non può funzionare. Polarizzazione fino alle famiglie dove non ci si parla più». Come ha vinto il PiS? «Promettendo e realizzando un welfare di destra con una radicale redistribuzione di redditi e risorse. A favore dei ceti popolari specie di famiglie con molti bambini. E con una giustificazione religiosa e patriottica di questa politica. Hanno anche abbassato l’età di pensionamento, contro il trend mondiale nonostante i nostri problemi demografici siano simili a quelli dell’Occidente». E perché tanta violenza verbale omofoba e antisemita? «È lo scontro culturale tra valori tradizionalisti cattolici e valori costitutivi occidentali e individualisti, modernisti. Gran parte della popolazione ha sofferto economicamente e come shock culturale della transizione economica e dalla secolarizzazione, e il PiS ha capitalizzato su questo col quasi completo appoggio della Chiesa. E i media pubblici sono propaganda più che sotto i comunisti». E la mappa elettorale delle due Polonie, l’ovest e Varsavia coi liberalconservatori europeisti e l’est con i sovranisti, che significa? «L’eredità della spartizione tra Prussia, Austria-Ungheria e Russia, quest’ultima concesse ben meno tolleranza degli altri due occupanti. Poi c’è il fattore religioso: la parte orientale è la più cattolica tradizionalista, la divisione delle due Polonie è chiara». I populisti nel resto d’Europa da Salvini a Le Pen quanto si avvantaggeranno? «Al momento la pandemia premia chi gestisce bene l’emergenza in Europa occidentale. In massima parte i democratici a cominciare da Angela Merkel». 
 
Padoan: Recovery fund è una chance unica per tutti i paesi
«Spostare il controllo dei piani di riforma nazionale dalla Commissione al Consiglio è un segnale di scarsa fiducia nei rapporti tra Stati Ue e questo è preoccupante. Ma per l’Italia il Recovery Fund rappresenta un’occasione unica per fare le riforme: sarebbe imperdonabile farsela scappare. Siamo arrivati in una fase cruciale. Forse rispetto a qualche giorno fa è più chiaro che servirà un compromesso. Che molto probabilmente arriverà». Lo afferma l’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, intervistato da Marco Bresolin per La Stampa. Su quali basi? «Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha proposto di compensare con qualche taglio al bilancio pluriennale il fondo da 750 miliardi. Quello che ancora non è chiaro è il tema delle condizionalità, una questione sulla quale i Paesi sono ancora molto distanti. L’Olanda, ma non solo lei, chiede un controllo molto ravvicinato sui piani di riforma nazionali. Credo che questa sarà la chiave di volta nei prossimi giorni». Ormai sembra che si vada verso la soluzione indicata da Merkel: sarà il Consiglio a decidere sui piani nazionali di riforma, non la Commissione. Cosa ne pensa? «Il principio alla base della proposta fatta da Ursula von der Leyen sulla governance era che ci fosse un rapporto stretto tra la stessa Commissione e i singoli Stati membri per concordare i piani nazionali sulla base delle raccomandazioni-Paese. Lo spostamento verso una dimensione intergovernativa è invece un segnale di scarsa fiducia nei rapporti tra Stati Ue. Se si andasse in quella direzione sarebbe un segnale preoccupante. Ma al tempo stesso bisogna riconoscere che questa è un’occasione molto importante per l’Italia e gli altri Paesi». Le raccomandazioni-Paese vengono puntualmente disattese: forse il Recovery darà un vero incentivo ai governi? «Questo strumento permetterà di finanziare in maniera molto generosa riforme che spesso non vengono realizzate proprio per una mancanza di risorse. Sarà una spinta decisiva perché tutti gli Stati, anche quelli che all’apparenza stanno meglio, hanno bisogno di riforme. È un’occasione per tutti e sarebbe imperdonabile farsela scappare». Dica le tre riforme di cui ha bisogno l’Italia secondo lei? «Una riforma profonda del sistema dell’istruzione. Quella della Pubblica amministrazione, per favorire la digitalizzazione e formare il personale. E infine riforme per sostenere gli investimenti privati, come il rilancio di Industria4.0».
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.