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Il rispetto delle regole deve valere anche per il Governo

Redazione InPi¨ 14/07/2020

Altro parere Altro parere Francesco Grillo, il Messaggero
Il rispetto delle regole che deve valere anche per il Governo. Lo scrive Francesco Grillo in un editoriale sul Messaggero a proposito della vicenda delle concessioni autostradali: “In un Paese mai davvero normale e nel quale la certezza del diritto è diventato un incertissimo simulacro, il rapporto con le imprese e con gli individui è stato, per anni, definito da grandi regali – come alcune concessioni di beni pubblici che hanno garantito rendite miliardarie a chi non si è neppure dovuto impegnare in grandi innovazioni; seguiti da improvvisi abusi, laddove il risentimento popolare per un privilegio mal celato, dovesse improvvisamente tracimare nella richiesta di vendetta rapida. Tuttavia, la battaglia cominciata due anni fa, quando uno dei ponti più imponenti della rete autostradale italiana si è polverizzato a Genova, è la rappresentazione – più tragica e meno seria – di una contraddizione che può, stavolta, segnare l’inizio dell’uscita del nostro Paese da un ‘sistema di governo’ (come lo chiamavano i filosofi del settecento) nel quale non ci riconosciamo più. E, tuttavia, la tragedia del Morandi rischia di portarci da un estremo ad un altro. E, persino, di farci fare un ulteriore regalo alla famiglia Benetton. Nonché di creare ulteriori danni al contribuente italiano, a chi, cioè, paga, alla fine, quasi sempre i conti. Ma c’è di più: l’Italia può – con una gestione sbagliata di un problema vero – perdere la fiducia nella capacità di rispettare i patti: fiducia di cui in questo momento, mentre l’Unione deve ancora approvare un vero e proprio Piano Marshall che farà la differenza tra recessione prolungata e cambiamento, abbiamo assoluto bisogno In effetti, la proposta fatta da Aspi non è quella migliore. Ma può essere l’occasione per rinegoziare – in maniera pragmatica e facendo gli interessi del “popolo” - l’intera concessione riflettendo su ciò che oggi significa gestire un’autostrada in un mondo atteso da sfide che viaggeranno su infrastrutture diverse. E per ottenere una soluzione che sia giusta e veloce per le vittime, per i contribuenti, per le generazioni future che si aspettano modalità di trasporto più intelligenti. Che finisca la stagione della privatizzazione dei profitti e della pubblicizzazione delle perdite. Ma che ne cominci una nuova nella quale nessuno più è esposto all’arbitrio che temevano gli illuministi”.
 
Agostino Giovagnoli, Avvenire
Avvenire dedica l’editoriale firmato da Agostino Giovagnoli allo storico incontro tra il presidente  Mattarella e il premier sloveno Pahor a Basovizza: “Un grande evento europeo. Un passo deciso verso il futuro, in uno dei luoghi dove il passato ha pesato di più. I massimi rappresentanti istituzionali d’Italia e Slovenia hanno così preceduto le rispettive società civili sulla strada di una riconciliazione che ha valenze, appunto, europee. Davanti alla foiba di Basovizza, per la prima volta un Capo di Stato della ex Jugoslavia ha reso omaggio alle vittime dei miliziani comunisti di Tito. Si è molto discusso se si sia trattato di pulizia etnica o, come appare più fondato, di violenza politica, ma da ieri ciò che più conta è che gli eredi istituzionali di chi ha compiuto quel massacro hanno realizzato un gesto pubblico di riparazione. Non meno importante, è stata la restituzione del Narodni dom alle comunità slave di Trieste, altro gesto riparatore, nel ricordo dell’incendio della ‘Casa della cultura slava’, battesimo di quello squadrismo che, secondo gli storici, ha costituito il vero fascismo. Con furia xenofoba, cento anni fa venne scavato un abisso insuperabile tra italiani e slavi: l’intento era colpire a morte la convivenza tra popoli diversi proprio a Trieste, uno dei luoghi simbolo del cosmopolitismo europeo. Riconsegnando le chiavi del Narodni dom, Mattarella ha restaurato idealmente la natura multinazionale di questa bellissima città. Oggi, negli Stati Uniti e in altri Paesi del mondo si tende ad azzerare la storia distruggendo statue e memorie di tempi diversi dal nostro. È una rimozione che non libera il presente dalla violenza e non costruisce un futuro pacifico. Mattarella e Pahor hanno invece esercitato al meglio l’arte europea di maneggiare con sapienza i contenuti potenzialmente esplosivi della storia. Mattarella e Pahor, infine, hanno vigorosamente contrastato la maledizione dei nazionalismi. Hanno infatti preso posizione su una grande questione dei nostri tempi, spesso alimentata da usi impropri della storia: quella dei confini. In tutto il mondo, le spinte nazionaliste – o, come si dice oggi, sovraniste – cercano di trasformare spazi di sovrapposizione e di incontro tra popoli diversi, le frontiere, in barriere insuperabili che contrappongono i popoli. I due presidenti hanno invece mostrato la via maestra della relativizzazione dei confini entro un comune spazio europeo. Lo hanno fatto in un momento particolarmente opportuno, mentre l’Unione sta mostrando segni di inattesa vitalità. Le radici profonde dell’unità europea, infatti, non coincidono con un progetto economico condiviso, ma si collocano anzitutto nel rifiuto della violenza che ha insanguinato l’Europa”.
 
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