Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Sindrome da trincea

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 14/07/2020

In edicola In edicola Antonio Polito, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Antonio Polito si occupa della questione del prolungamento dello stato di emergenza e inizia con un parallelo storico: “Non si può avere nostalgia di un’epidemia, come non si può averne della guerra. Ma – scrive - anche chi ha vinto una guerra, come Churchill, ha avuto nostalgia dello stato di emergenza che essa portava con sé, perché consentiva di chiedere al popolo «sangue, lacrime e sudore». La storia ci dimostra che questa nostalgia è perniciosa, e che a volerla prolungare oltre il dovuto si può finire per perdere le elezioni dopo aver vinto la guerra, come accadde proprio allo statista inglese nel 1945. In tale compagnia, Giuseppe Conte può dunque essere scusato se, annunciando la proroga dello stato d’emergenza, ha dato la sensazione di trovarcisi a suo agio. I critici potrebbero notare che «emergenza» è qualcosa che emerge, un problema che si appalesa all’improvviso, ma purtroppo per noi il Covid-19 è tutt’altro che questo, nel senso che è emerso da tempo, viene da lontano e va lontano, ne conosciamo la pericolosità e abbiamo anche imparato a combatterlo molto meglio. Si potrebbe anzi dire che continuando a proporlo come un’emergenza il premier sottovaluti la capacità mostrata dal suo governo e dalle istituzioni pubbliche italiane nel fronteggiarlo e rinchiuderlo in sacche e focolai. Ciò che sta «emergendo», piuttosto, è la crisi economica e sociale; ma quella non si risolve con i Dpcm. Qui non è in discussione se il Covid sia oppure no ancora attivo e pericoloso: lo è eccome, visto che ha appena fatto il record mondiale dei contagi in un giorno. È del resto lo stesso governo a dirci che dobbiamo imparare a conviverci, che sarà ancora lunga. Ma se la convivenza è la nuova normalità, come si concilia con lo stato d’eccezione? C’è davvero bisogno di uno stato di emergenza per far rispettare norme già esistenti ma ormai dimenticate, come il divieto di assembramento e l’uso della mascherina? Il guaio è che lo stato di emergenza è l’humus ideale per i rischi di «dispotismo democratico», per quanto benevolo esso possa apparire; perché è la situazione tipica in cui «chi rifiuta di obbedire alla volontà generale vi sarà obbligato, lo si forzerà a essere libero», e per cui si può chiedere a ogni cittadino «l’alienazione totale, con tutti i suoi diritti, alla comunità». Sono, come è noto, frasi tratte da Il Contratto sociale di Rousseau. E spiegano bene perché la piattaforma dei Cinquestelle non si chiami «Voltaire» o «Kant»”.
 
Luigi Manconi, la Repubblica
“Penso che quanti, ad Amantea (Cosenza), hanno bloccato una strada provinciale per protestare contro l’arrivo, in un vicino centro di accoglienza, di tredici migranti positivi al virus, non siano razzisti. Ci sarà pur stato qualcuno seriamente convinto dell’inferiorità genetica degli asiatici ma, a muovere la gran parte di loro, è stata, presumo, una condizione di ansia. Tanto più intensa quando la minaccia dell’epidemia appare destinata a insidiare la propria comunità dall’esterno”. Così Luigi Manconi su Repubblica parla del “sospetto oscuro sui migranti e aggiunge: “Dall’esterno: questo è il cuore della questione. Perché, altrimenti, non si spiegherebbe come mai analoghe manifestazioni, con relativo blocco stradale, non siano state organizzate contro gli spettatori — “poche le mascherine” — del più importante concorso ippico nazionale; o contro i 300 partecipanti alla festa notturna tenutasi a Porto Ercole sabato scorso; o, ancora, contro i bagnanti che hanno “assaltato” le spiagge romane senza il minimo rispetto delle misure di sicurezza. In ogni caso, al netto di un’ombra di antico pregiudizio xenofobo, va notato che il rapporto migrante — pandemia sembra costituire un nuovo motivo di allarme sociale. Dunque, non si può parlare in alcun modo di “invasione”. Tuttavia, quella della prevenzione, del contenimento del contagio e dell’isolamento dei positivi è una questione molto seria. Ma essa si pone — non è un paradosso — nei confronti degli italiani con altrettanta, e forse maggiore, urgenza di quanto si ponga per gli stranieri. D’altra parte, ad avviso del governo, più preoccupanti sarebbero i focolai che si accendono tra la Croazia e la Bulgaria, dovuti non a extracomunitari clandestini, bensì a cittadini europei scarsamente responsabili. Per quanto riguarda chi arriva via mare, la possibilità di controllo sanitario è agevolata dal fatto che a condurli sulle nostre coste sono navi mercantili, militari o delle Ong (più difficile il monitoraggio di quanti arrivano in piccoli gruppi sui cosiddetti “barchini”). In proposito giova ricordare che il pericolo rappresentato dai bengalesi risultati positivi si deve, in primo luogo, a una clamorosa falla del nostro sistema di prevenzione: ovvero il tardivo blocco dei voli provenienti dal Bangladesh. Tutto ciò per dire che siamo in presenza di problemi e di umori e sentimenti — anche questi possono essere pesanti come pietre — molto seri, ma risolvibili grazie a provvedimenti razionali e intelligenti”.
 
Massimo Cacciari, La Stampa
Sulla Stampa Massimo Cacciari parla di una “illogica dittatura democratica” a proposito delle misure di controllo della Pandemia in Italia e della loro proroga: “Forse - scrive - sarà davvero necessario proseguire a lungo sotto una forma di “democratica dittatura” da parte di Presidenza del Consiglio e Consiglio dei ministri. Auguriamoci non per ritorni alla grande della pandemia, che essendo tuttora in corso in buona parte del mondo potremmo importare se mancassero, su questo fronte sì, adeguati controlli. Un perdurante ‘stato dell’emergenza’ risulterà probabilmente necessario per far fronte alla drammatica crisi economica e sociale che investirà il Paese in autunno. Quando tutti, di fronte al crollo di reddito, di occupazione, alla chiusura di migliaia di imprese, si chiederanno se era proprio inevitabile che noi uscissimo o attraversassimo o convivessimo con questa peste peggio di qualsiasi altro nostro partner europeo. Sarà molto dura, come qualche ministra consapevole e responsabile all’interno della compagine governativa va ripetendo da mesi, mantenere l’ordine pubblico. si intende non tanto per qualche manifestazione di protesta, ma per il colossale rafforzamento del business delle organizzazioni criminali che per sua natura questa catastrofe favorisce. Oggi avrei una sola modesta preghiera da rivolgere ai nostri Cincinnato: ci risparmino il protrarsi dell’inflazione di norme sgangherate, evitino l’irrazionale ‘controllismo’ che impedisce ogni effettivo controllo, provino a considerare i loro concittadini animali dotati di ragione. Ma è stato qualche scienziato a consigliare un tale profluvio di norme cosi evidentemente prive di ogni logicità? Se lo scienziato c’è sarei felice di essere ‘spiegato’. Temo invece che l’unica spiegazione sia la seguente: dobbiamo continuare a limitare i contatti, a difendere il ‘social distancing’ - ma da che parte cominciare? O si decide di uccidere il Paese in nome della sua salute, oppure le attività devono ripartire. Quali sono quelle che possiamo impunemente bloccare? Ovvio: scuola e università anzitutto – meglio in generale riorganizzarla a distanza (quanti anche miei colleghi pendolari ne sarebbero entusiasti!) – e poi musei, mostre, teatri, insomma attività culturali in genere. Vi saranno, sì, degli addetti anche qui in sofferenza, ma il loro peso nel pubblico sentire è indifferente. Tutti gli altri Paesi hanno iniziato il dopo-emergenza aprendo le scuole, noi i bar – e, ripeto, per fortuna lo abbiamo fatto. È un modo di concepire il ruolo di formazione e cultura, prendiamone doverosamente atto. Come ha chiamato il nostro primo Ministro teatro e musica? Divertimenti. Vogliamo divertirci durante crisi simili? Sarebbe offensivo nei confronti di chi ha sofferto e soffre. D’accordo: siamo seri”.
Altre sull'argomento
Promemoria per la ripresa
Promemoria per la ripresa
A settembre dovremo correre per rispettare la tabella di marcia europea
La calda estate dell'America
La calda estate dell'America
Tutto va a rotoli, forse anche Trump
Le incognite sul Pil e sul rimbalzo di consumi e crescita
Le incognite sul Pil e sul rimbalzo di consumi e crescita
Ma finchÚ non sarÓ risolta la crisi sanitaria tutte le previsioni ...
Altro parere
Altro parere
Non Ŕ colpa del digitale
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.