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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 10/07/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Sassoli: l’Italia si concentri sulle riforme
«In questo momento in Europa c’è grande fiducia verso l’Italia, perché l’Italia è davvero il termometro di ogni sforzo di ripresa dell’economia europea. Il governo riscuote fiducia. Quel che ci si aspetta è anche una velocità di interventi. E su questo forse una concentrazione maggiore servirebbe". Lo afferma il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, intervistato sul Corriere della Sera da Federico Fubini in merito alle trattative in corso sul Recovery Fund. I Paesi nordici chiedono un controllo sulle riforme che i beneficiari del Recovery Fund faranno. «Questa è una stagione di investimenti e riforme, e vale per tutti. Abbiamo bisogno di rilanciare l’economia e di un impegno dei governi con riforme che irrobustiscano e rilancino il mercato europeo». Non è che la riluttanza dei governi a usare i nuovi strumenti del Mes dà il messaggio che i prestiti non servono e allora la parte di prestiti del Recovery Fund può essere sforbiciata? «Un po’ c’è questa sensazione. Il piano punta molto sulla quota dei trasferimenti diretti e questo mette in secondo piano la questione dei prestiti. Ora, non basta dire che ci saranno i trasferimenti. Il punto è: per cosa? Io credo che debbano esserci dei giudizi sui piani nazionali perché, se non si allineano con le priorità europee, diventerebbero incompatibili. Si tratta di armonizzare le politiche dei 27 sulle sfide europee: digitalizzazione, Green Deal. Abbiamo bisogno di essere più autosufficienti, dobbiamo riportare molte produzioni in Europa. C’è un prima e un dopo il Covid, non so se tutti se ne sono resi conto...». La preoccupa che magari non tutte le forze politiche in Italia, anche di governo, hanno capito la sfida? «Non voglio entrare in questioni italiane. Mi chiedo solo dove sono i dibattiti sulle grandi riforme di cui anche l’Italia ha bisogno. Dov’è il dibattito sul sistema regionale, sul mercato del lavoro, sul green deal nazionale, sulla ristrutturazione del servizio sanitario? Ecco, credo che la concentrazione del Paese in questo momento debba essere sulle sfide che il Covid ci mette di fronte».
 
Boschi: su Autostrade il governo rischia
Sulla questione della possibile revoca delle concessioni autostradali il Governo è a rischio. Lo afferma la capogruppo di Italia Viva Maria Elena Boschi in un’intervista a Giovanna Vitale di Repubblica. Dal crollo del Morandi sono trascorsi quasi due anni e due governi, ma sulla revoca siete al punto zero. Conte e 5S insistono, voi renziani spingete per trattare coi Benetton. Perché? «Noi difendiamo l’interesse pubblico. E vogliamo una risposta politica, non populista. Se in due anni si è rifatto il ponte e non si è fatta la revoca è perché giuridicamente questa scelta è pericolosa. Espone gli italiani al rischio di un contenzioso miliardario, peraltro creando incertezza sulla gestione della rete autostradale e sui posti di lavoro. Io sono perché chi ha sbagliato paghi. E la sentenza la emetteranno i magistrati in tribunale, non i populisti su twitter». Che cosa deve fare Aspi per evitare la revoca? «Penso che Aspi non voglia evitarla, ma abbia tutto l’interesse di arrivarci per scatenare una guerra legale che durerà anni e si scaricherà sulle prossime generazioni. Forse anche nel governo c’è chi la pensa così: facciamo la revoca, tanto le penali le pagheranno i nostri nipoti». Conte porterà il caso in Cdm: riuscirete a convincere i 5S? Il governo rischia la crisi? «Nell’ultimo mese Italia Viva ha salvato l’esecutivo al Senato almeno 4 volte, senza contare il salvataggio di Bonafede. Dunque, sì: il governo rischia, ma perché rischia tutti i giorni. Nel merito: a noi non interessa convincere i 5Stelle, né siamo gli avvocati difensori dei Benetton. In una società di libero mercato chi vuole che i Benetton se ne vadano deve convincerli a vendere, più che inventarsi improbabili revoche». Non c’è un dossier – dall’Ilva al Mes – che il premier abbia chiuso. Di chi è la responsabilità? «Per il passato di tutti. Adesso però tocca a Conte. Sono stata tra quelli che in Italia Viva ha spinto per recuperare un rapporto positivo con il premier: ci siamo affidati a lui su Piano shock e Family act. Ma ora deve iniziare a chiudere, non solo Mes e Ilva».
 
Toti: su Autostrade serviva un governo serio
«La revoca? Il governo non sa di cosa parla: la sua o è propaganda oppure omissione». Lo afferma il governatore della Liguria Giovanni Toti il quale, intervistato da Mario De Fazio per La Stampa, ritiene «una follia» l’incertezza dell’esecutivo sul tema autostrade. Il governo ha affidato il ponte di Genova ad Autostrade. Scelta tecnica o brutto segnale per la Liguria? «Mentre qui a Genova si costruiva il ponte, si trovava una casa agli sfollati e si risarcivano le imprese, dal governo sono arrivate solo frasi belligeranti e minacce verso Autostrade». Si poteva fare diversamente? «Non ho una risposta, perché il contratto di concessione è molto complesso. So che la politica dovrebbe parlare il linguaggio della verità: se si dice che quel ponte non si darà mai più ad Autostrade, significa che ho studiato e sono in grado di mantenere quella promessa. Altrimenti è una fanfaronata di chi parla a vanvera». Come finirà la vicenda della revoca? «Io non so che colpe abbia Autostrade: essendo caduto un ponte che gestiva, ne avrà. In uno Stato di diritto, però, deve dimostrarlo la magistratura. Ma delle due l’una: o il contratto di concessione è scritto così male che non consente allo Stato di intervenire, e allora bisognava avere il coraggio di dirlo, oppure se si poteva intervenire e non lo si è fatto, abbaiando alla luna per due anni. In ogni caso o si tratta di pura propaganda o di omissione». Quale posizione prevarrà nel governo? «Ho sentito tutto e il contrario di tutto. Ma devono esserci i presupposti giuridici prima di fare giustizia sommaria di piazza e non riuscire neanche a mantenere la parola. Un governo serio avrebbe immaginato soluzioni alternative». Anas, ad esempio? «Nessuno si è premurato di rinforzare Anas, che tra l’altro ha ammesso di non avere interesse e risorse per gestire la rete. Se voglio fare la revoca, devo chiedermi dopo chi gestisce la rete. Altrimenti questo governo parla per dare aria alla bocca».
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