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I Benetton e la revoca impossibile

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 10/07/2020

I Benetton e la revoca impossibile I Benetton e la revoca impossibile Marcello Sorgi, La Stampa
"Promessa ormai da due anni da Di Maio come punizione per il crollo del Ponte di Genova, la revoca della concessione autostradale ai Benetton alla fine non ci sarà". Lo sostiene sulla Stampa Marcello Sorgi, secondo il quale "si delinea un compromesso che potrebbe vedere i Benetton scendere sotto la maggioranza nella Società Autostrade, e il governo subentrare in una gestione mista pubblica-privata. Un passo indietro a cui avrebbe contribuito anche la sentenza della Consulta, sfavorevole alla famiglia veneta. Che l’inchiesta giudiziaria abbia confermato i dubbi sulla mancata o inadeguata manutenzione di un tratto autostradale nevralgico come lo snodo di Genova, purtroppo è un dato di fatto. Ma di qui a estromettere i Benetton, prima dell’inizio del processo che molto probabilmente li vedrà imputati, ne corre. E Conte, da avvocato, è il primo a saperlo. Così nell’ultimo anno, pur non smentendo la durezza dei suoi alleati grillini, ha cercato una composizione con gli imprenditori che dal 1999 gestiscono la maggior parte delle autostrade italiane, con profitti mai visti e una cura delle stesse assolutamente insufficiente. Aver lasciato andare in malora questo fondamentale strumento di progresso, averlo visto deteriorare è stata una responsabilità gravissima. Che per la verità non si può scaricare esclusivamente sui Benetton, e nemmeno sul governo incapace di liberarsene. Sono tutti colpevoli: dagli ultimi, paralizzati, esecutivi della Prima Repubblica, a quelli della Seconda. Ora un governo serio dovrebbe dire chiaramente alcune cose evidenti: la Liguria è in condizioni di emergenza da almeno due decenni senza che nessuno sia riuscito a invertire la tendenza. Prendersela solo con i Benetton si può. Ma al prezzo di un contenzioso che potrebbe rivelarsi infinito. Di qui le ragioni del compromesso che si delinea".
 
Raffaele Marmo, Quotidiano Nazionale
Il Quotidiano Nazionale affida a Raffaele Marmo un durissimo editoriale contro l’immobilismo del governo. "Se non fosse una tesi eccessivamente dietrologica si potrebbe sostenere che dietro l’accumularsi delle emergenze incancrenite ci sia una diabolica regia: quella dell’organizzazione del caos come fattore di stabilità del governo. La realtà è invece più prosaica e, al tempo stesso, drammatica. L’accumulo dei dossier non risolti, delle urgenze rinviate, dei nodi non sciolti è «solo» il frutto del più grave stallo decisionale degli ultimi decenni: tragico per il contesto in cui cade, esplosivo per le conseguenze che sta producendo. Dall’Ilva all’Alitalia, da Autostrade alla cig, dai cantieri alla riforma fiscale, dalla burocrazia al 5G è tutto un procedere per annunci e proclami, tra infinite tensioni e ininterrotti summit. E anche laddove si arriva a qualche provvedimento è, comunque sia, una decisione «salvo intese»: che è come dire non siamo d’accordo su che cosa fare, ma intanto approviamo almeno una copertina e poi si vedrà. Il dato di fatto che emerge, insomma, è che solo la spinta esterna o, come si dice, il vincolo esterno può «costringere» il premier Conte e il suo governo ad assumere qualche minima decisione. Prendiamo il caso di Autostrade: è solo la sentenza della Consulta che ha fatto riaprire la pratica. Come solo interventi della magistratura faranno mettere in agenda la chiusura del capitolo Ilva o la soluzione del disastro infrastrutturale della Liguria. E la stessa cosa accadrà per la partita, ancora più rilevante, del Mes e dell’utilizzo delle risorse europee del Recovery Fund. Di questo passo, con le non decisioni e con la paralisi delle scelte – conclude Marmo – andremo a sbattere contro l’iceberg della rabbia e della disperazione di larghissimi strati della popolazione impoveriti dall’emergenza Coronavirus e dai suoi effetti".
 
Luca Fraioli, Repubblica
"Inutile illudersi: il Covid 19 è ancora una minaccia". Su Repubblica Luca Fraioli lancia l’allarme sul rischio di una seconda ondata di contagi, sottolineando che "il pericolo può arrivare dall’estero, molto più di quando tutto questo è cominciato". "A gennaio – ricorda Fraioli - gli osservati speciali erano solo i cinesi, o chi era stato in Cina. Oggi che i focolai divampano in moltissime nazioni del mondo, da uno qualsiasi di quei Paesi può arrivare la scintilla capace di appiccare un nuovo incendio anche in Italia. La patogenicità del virus, cioè la capacità di farci ammalare, è rimasta immutata. Siamo però riusciti a ridurre la sua virulenza, la sua capacità di riprodursi e di trasmettersi da un individuo all’altro. Per farlo abbiamo pagato un prezzo altissimo: oltre 34mila morti, due mesi di lockdown e il drastico cambiamento dei nostri stili di vita, dalle mascherine al distanziamento sociale, fino allo smart working. Ci abbiamo messo settimane, ma con quelle misure abbiamo abbassato il picco dell’epidemia e ridotto il numero di persone infette che possiamo incontrare tornando alla ‘nuova normalità’. In altri Paesi non è stato fatto, o non ancora, ed è per questo che sono finiti sulla lista nera del ministero della Salute. Ma sarebbe sbagliato collocare la minaccia solo al di là delle nostre frontiere. I 200 nuovi contagi che ogni giorno si registrano in Italia ci ricordano che il coronavirus, quello stesso identico coronavirus che ha fatto strage tra febbraio e aprile, circola ancora nelle nostre città. Quella che stiamo vivendo dunque non è la pace che segue una vittoria. E' solo una tregua: dovremmo approfittarne per riorganizzare le difese. Soprattutto dovrebbe approfittarne la politica, per non farsi di nuovo trovare impreparata. E per non scaricare ancora una volta sui cittadini e sui loro comportamenti tutto il peso della campagna d’autunno".
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