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Altro parere

I lager libici sono da svuotare

Redazione InPi¨ 09/07/2020

Altro parere Altro parere Paolo Lambruschi, Avvenire
“Le parole del Papa e uno spiraglio aperto dalla presidenza di turno tedesca della Ue illuminano il Mediterraneo ancora dilaniato dalle polemiche strumentali sui salvataggi di (pochi) migranti in mare”. Lo scrive Paolo Lambruschi su Avvenire. “Continuare a insistere sul problema dello ‘sbarco dei migranti’ in modo distorto e urlato – sottolinea - alimenta solo la xenofobia. La vita è sacra, in mare non si fanno referendum sull’opportunità di intervenire. E così tocca ancora una volta a papa Francesco ricordarci che il problema non è racchiuso in un braccio di mare, ma inizia sull’altra sponda del Mediterraneo, in Libia e poi giù lungo le rotte migratorie oggi parzialmente chiuse dal Covid-19, ma pronte a riaprirsi perché le tragedie che sradicano le persone dalla loro terra non sono finite. Ieri, settimo anniversario della visita a Lampedusa che inaugurò significativamente i viaggi di questo pontificato, Francesco ha ricordato le indicibili violenze e le privazioni subite da uomini, donne e bambini perlopiù africani detenuti nelle galere libiche. A lui le raccontò senza giri di parole una interprete etiope. Sette anni dopo non è cambiato nulla nelle luride prigioni gestite dai trafficanti in divisa e in quelle non ufficiali, come su queste pagine abbiamo più volte documentato con immagini e storie. Ma a tutta questa sofferenza si è purtroppo assuefatta buona parte dell’opinione pubblica europea e italiana, ingannata anche da chi ha definito in modo disumano e irresponsabile «centri benessere» i lager libici da cui vediamo scappare persone ridotte a scheletri. E’ tempo di tornare umani. Serve, perciò, uno scatto della politica per provare a porre termine al cortocircuito mediterraneo. Occorre che, non appena ragionevolmente possibile, venga messo in agenda un grande "corridoio umanitario" europeo e africano. Questo non significa portare i 48mila profughi registrati in Libia dall’Acnur/Unchr tutti nella Ue, ma coordinare l’accoglienza delle persone vulnerabili tra Paesi europei e partner africani disponibili, in dialogo con l’Unione Africana. Non è un progetto facile, e l’emergenza Covid non aiuta. Ma i numeri non sono giganteschi e l’emergenza finirà. La priorità è svuotare il più possibile i "lager libici ed evitare che i trafficanti continuino a guadagnare sulla pelle dei profughi”.
 
Davide Rondoni, il Giorno
Sul Giorno Davide Rondoni prende spunto dalla morte dei due 15enni di Terni per stigmatizzare “il silenzio del Governo sulla droga“. “La notte – scrive - li ha inghiottiti. Non la notte stellata di luglio, bensì quell’altra, opaca, feroce. La notte della droga. Due ragazzini, altri due tra i tanti, troppi, a cui la mano tenebrosa della droga ha tolto la vita o l’ha devastata. Una notte velenosa che si passa da mano a mano, facilmente, in un sacco di piazze, di discoteche, luoghi di ritrovo, angoli di città. I due ragazzini, Gianluca e Flavio, venivano inghiottiti dalla peggiore e più assurda notte, mentre una mia giovane amica veniva aspramente redarguita e multata perché non indossava una mascherina pur essendo a ben più di un metro di distanza da altri passeggeri su un bus. Mentre il Paese è assediato da controlli e leggi in nome della salute, non esiste una chiara pronuncia e soprattutto una chiara azione politica e sanitaria di contrasto alla droga. Come mai? La droga uccide continuamente, liberamente arriva in «innocui» campetti di provincia come a Terni e fa male con le diverse mutevoli facce con cui si presenta. Ma la politica tace. Ha forse ragione Matteo Salvini, uno dei pochi a sollevare il tema, quando dice che se si facesse un drug test in Parlamento si capirebbe perché? O forse non si ci si impegna davvero ad afferrare questo buio virus che ammazza i ragazzini poiché la ragione della sua esistenza, il vuoto, coincide ormai con la nostra cultura più diffusa, con la nostra stessa società? Lo diceva ieri, intervistato da questo giornale, Paolo Crepet. La familiarità con la droga nasce dal vuoto, dalla mancanza di valorizzazione. Forse non siamo contro la droga perché pensiamo che la vita sia vuota e dunque sia cosa da drogati. Pensiamo che per vivere occorre drogarsi poiché solo lì, negli effetti che vanno dal procurato «relax» fino allo sballo e alla allucinazione sta qualcosa che ci offre beatitudine, un finto pieno in una vita vuota. Una beatitudine da schiavi. Le percentuali della diffusione in ogni classe sociale, età e mestieri mostrano la pervasività del fenomeno, grazie a potentati economici e a una microcriminalità contro cui non vediamo droni volare. Ma come, non si tratta di salute? Forse la lotta al virus e la contemporanea mancanza di lotta alla droga si spiegano smascherando il falso idolo «la salute». In gioco c’è un’altra questione: la libertà. Lo dice il poeta Baudelaire: se lo Stato vuole far sudditi i cittadini, liberalizzi la droga, lasci correre liberamente il suo virus”.
 
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