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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 07/07/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Ruffini: prima di tutto tagliare le tasse alle imprese
Per fa ripartire il Paese bisognerebbe prima di tutto tagliare le tasse alle imprese. Lo pensa Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate, intervistato su Repubblica da Roberto Petrini. Direttore, se fosse per lei cosa sceglierebbe: tagliare l’Iva o l’Irpef? «Non è un derby di fronte al quale dobbiamo scegliere da che parte stare. Non ci sono due curve che tifano. C’è la politica o meglio le politiche come ripeteva Andreatta e il fisco è la madre di tutte le riforme, a mio avviso. Serve una visione globale, anche se capisco che il tema aliquote Irpef sia il più sentito perché va diretto nelle tasche di tutti noi, delle imprese, delle famiglie. Non guardiamo solo al rigore, ma a tutta la partita. Non esiste un Var per la politica, ma la storia». Ma qual è il primo punto al quale mettere mano? «Rimango convinto che un buon punto di partenza per giocare questa partita sia dare ordine e disboscare le leggi esistenti che vanno poi raccolte in testi unici». E poi? «Quel che è ormai chiaro a tutti è che è necessario far ripartire la locomotiva. La locomotiva sono le imprese. Il taglio deve andare a loro beneficio perché creano lavoro, il lavoro produrrà i redditi e i redditi alimenteranno il consumo e i servizi». Come fare? «I modi possibili per ottenere questo risultato sono vari. Una possibilità è tagliare il principale costo delle imprese riducendo il cuneo fiscale sul lavoro. Ma c’è anche un’altra possibilità. Prendiamo le piccole e piccolissime attività d’impresa, che sono la grande maggioranza delle partite Iva. A loro dovrebbe essere esteso il sistema di tassazione per cassa consentendo l’immediata deducibilità degli investimenti, invece di diluirla nel tempo con gli ammortamenti. Questa sorta di cash flow tax potrebbe essere un buon strumento per far ripartire gli investimenti e quindi la produzione».
 
Castelli: il cuneo fiscale l’abbiamo già ridotto
Da qui a fine anno si imposterà il lavoro per realizzare la riforma del fisco. Parola del viceministro dell’Economia Laura Castelli, intervistata sulla Stampa da Ilario Lombardo. Come farete? Carlo Cottarelli dice che nel Pnr le idee sono troppe e confuse, anche sulle tasse. «Il Pnr fornisce le linee generali di indirizzo di un governo. E’ chiaro che poi vanno attualizzate in misure concrete. Prendo a prestito proprio qualche proposta di Cottarelli che ha calcolato in totale 117 tasse che si pagano in Italia. Un’enormità. Ci sono 19 micro-imposte che possono essere abolite. Come quella sulle patenti, o sulla raccolta dei funghi. La riforma deve essere un’occasione anche per fare pulizia di quanto in 40 anni si è accumulato: semplificare e poi mettere le norme in ordine in un Testo unico del contribuente». E sull’Irpef? «Il M5S punta a tre scaglioni. L’imposta sulle persone fisiche va rimodulata, superando le detrazioni attraverso un assegno familiare, già avviato da questo governo, senza più differenze tra il lavoro autonomo e quello dipendente. Va cambiato il paradigma». In che senso? «Dobbiamo ribaltare l’impostazione che poneva al centro del fisco lo Stato e non il cittadino, il lavoro dipendente più di quello autonomo. Dopo dieci anni di lotta all’evasione bisogna farne vedere i frutti riducendo davvero le tasse». L’evasione è ancora enorme. «E noi continuiamo a combatterla. La fatturazione elettronica è stata un successo. Lo scontrino elettronico ripartirà. Ma adesso vanno tagliate le tasse ad artigiani, commercianti e autonomi». Il Pd continua a insistere sul taglio del cuneo fiscale. «L’abbiamo fatto. Il tema del lavoro va affrontato nella sua complessità, pensando a un processo di defiscalizzazione per le imprese, per far ripartire la curva occupazionale ed evitare il ricorso continuo alla cassa integrazione».
 
Marcucci: per le Regionali meglio non cambiare i nomi
«Gli accordi dell’ultimo momento rischiano di essere poco credibili». E’ l’opinione del capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci, intervistato sul Corriere della Sera da Maria Teresa Meli in merito alla scelta di eventuali candidati unici del centrosinistra e del M5s alle prossime Regionali. Senatore, come funziona questa coalizione giallorossa? Vale per il governo nazionale ma non per le Regionali? «Esistono due piani diversi. Uno è quello nazionale, l’altro è quello locale. Alle elezioni regionali credo che le coalizioni servano se c’è un’intesa forte sul programma. Per questo dico: se Pd e M5S trovano una quadra con i loro candidati presidenti è un bene, se non la trovano non cascherà il mondo. La maggioranza parlamentare sta vivendo una fase molto delicata, meglio non aggiungere altre frizioni». Si parla di un possibile intervento di Beppe Grillo sui 5 Stelle per convincerli alle intese con il Pd per le Regionali. Secondo lei potrebbe fare la differenza? «Le faccio l’esempio della mia regione, la Toscana. Il nostro candidato, Eugenio Giani, a suo tempo ha fatto un appello a tutti, tanto è vero che la coalizione che lo sostiene è molto ampia: va dal Pd a Italia Viva, da gruppi di sinistra a esperienze civiche e ambientaliste. Il M5S a suo tempo ha ribadito la propria contrarietà. Grillo, nel caso, si dovrebbe rivolgere ai propri militanti. Il Pd è disponibile ad accogliere tutti gli alleati, ovviamente compresi i 5Stelle. Temo però che le forzature non portino i risultati attesi». Marche e Puglia sono due regioni in cui i grillini potrebbero far vincere o perdere la coalizione di centrosinistra. Ma lì voi del Pd avete già i vostri candidati. Sareste disposti a cambiarli per avere un accordo con il M5S? «Accordi dell’ultimo momento rischiano di essere poco credibili, siamo alle porte con la campagna elettorale e credo che non ci sia il tempo necessario per cambiare i programmi che i candidati presidenti hanno già presentato all’elettorato».
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