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La forza di Angela e le paure di Conte

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 07/07/2020

La forza di Angela e le paure di Conte La forza di Angela e le paure di Conte Veronica De Romanis, La Stampa
Sulla Stampa Veronica De Romanis parla del diverso approccio alla trattativa sul Recovery Fund scelto dai leader di Germania e Italia. “Per chiudere il negoziato la Merkel è consapevole che deve convincere soprattutto i suoi concittadini. Ha quindi sottolineato che «ogni Paese deve fare la propria parte» e, in particolare, «un grande Paese come la Germania deve saper reagire in maniera straordinaria». La Cancelliera aveva già seguito questa linea quando nel 2015 aprì le porte ai profughi siriani. «Ce la faremo», disse. «Ce la faremo» è una frase davvero poco utilizzata dalla politica italiana. In diverse occasioni il messaggio è stato, persino, opposto, ossia «siccome non ce la faremo, dobbiamo essere trattati diversamente». Basti vedere come il governo ha impostato il negoziato del Recovery Fund. Il premier Conte insiste sui trasferimenti a “fondo perduto”. In questo modo, però, trasmette l’immagine di un Paese non in grado di gestire al meglio le risorse europee e, quindi, incapace di restituire i fondi ricevuti. Eppure, l’Italia è la terza economia dell’area. Un altro dossier su cui l’esecutivo continua a dare segnali che rischiano di essere interpretati in maniera negativa è quello del Mes. Conte e il M5S non vogliono ricorrere al Mes perché sono convinti che ci saranno condizioni ex-post. Questa scelta indebolisce enormemente la posizione dell’Italia. Se l’esecutivo teme che il Paese possa essere messo sotto osservazione è perché ritiene che un miglioramento in termini di crescita e di finanze pubbliche non sia possibile. In pratica, fa passare l’idea che nonostante l’azione governativa, l’economia italiana non si risolleverà e, pertanto, l’Europa dovrà imporre delle sanzioni. Per cambiare il Paese – conclude De Romanis -, il premier Conte dovrebbe rivedere totalmente la propria strategia negoziale in Europa”.
 
Massimo Franco, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Massimo Franco offre una lettura politica della riunione del Cdm di ieri sera. “Il timore diffuso è che, dietro la lunga sfilza dei provvedimenti annunciati, si annidino altri mesi di immobilismo e che il cosiddetto Dl semplificazioni sia condannato a esaltare un governo timoroso di scegliere per non frantumare l’equilibrio precario che lo sorregge. Registrando scarti e tensioni ora del M5S, ora del Pd, con Iv mercuriale nelle sue vere intenzioni, Conte potrebbe essere tentato di fare il meno possibile; di rinviare i dossier più divisivi, sperando che le cose si risolvano quasi per inerzia. Ma si tratta di una scommessa ad alto rischio. Finora, ha dato una buona prova quando si è trattato di imporre le regole contro il coronavirus. In più, ha imbastito una trattativa difficile con l’Europa quando guidava un esecutivo populista con dentro M5S e Lega; e l’ha condotta con successo. Oggi il raccordo con le istituzioni di Bruxelles è meno complicato, ma sarebbe miope indebolirlo con una politica dilatoria sul prestito del Mes, indispensabile per puntellare il sistema sanitario. Rifiutare il Mes significherebbe non solo rinunciare a 37 miliardi di euro. La conseguenza peggiore sarebbe quella di trasmettere alle altre nazioni europee il messaggio di un’Italia contraddittoria. Il nostro è un Paese bisognoso di aiuti, eppure esitante quando deve dare garanzie sulla loro destinazione. Il tema, però, oggi riguarda la capacità del governo di mostrarsi competente, mentre il suo ruolo cresce. Le critiche al modo di agire dell’esecutivo si saldano al rinvio di un decreto per il rilancio privo di coperture finanziarie. E’ un viatico scoraggiante per l’ennesimo Cdm notturno di ieri, concentrato su una serie infinita di misure di «semplificazione», tanto ambiziose quanto sfuggenti”.
 
Andrea Bonanni, Repubblica
“Il primo governo dell’Europa post lockdown nasce in Francia pensando al panorama politico profondamente trasformato che si prefigura per il prossimo futuro sul Continente”. Così, su Repubblica, Andrea Bonanni parla del nuovo esecutivo voluto dal presidente Macron, che “ha spostato a destra l’equilibrio della lista dei ministri del governo Castex in funzione di quella che immagina sarà la geografia elettorale delle prossime presidenziali, nel 2022. Il presidente francese registra un’emorragia di consensi apparentemente inarrestabile. La sua unica speranza di essere rieletto è quella di arrivare al ballottaggio contro la destra populista e anti-europea di Marine Le Pen. Per questo, mentre lascia che a sinistra socialisti e verdi si contendano i voti, cerca di occupare saldamente lo spazio politico del centro-destra moderato, prevenendo una rinascita dei gollisti. Macron si trova in una situazione paradossale. Dopo tre anni all’Eliseo il suo ambiziosissimo progetto europeista, lanciato con il discorso della Sorbona del novembre ’17, comincia finalmente a trovare nella cancelliera Merkel un interlocutore disponibile e attento. La proposta franco-tedesca del Recovery fund ha riportato l’asse Parigi-Berlino al centro dell’elaborazione politica europea. Ma, proprio mentre la sua agenda esterna comincia a dare i frutti lungamente attesi, sul fronte interno Macron vede in seria difficoltà il tentativo di radicare il proprio movimento nella cultura politica dell’elettorato francese. Perché lo schema che dovrebbe riportarlo al ballottaggio contro la destra anti-europea funzioni, egli ha bisogno di incassare sul fronte europeo quella svolta che ha sempre invocato e che ora sembra diventata finalmente possibile. Solo se il dibattito politico del 2022 sarà monopolizzato da un’Europa in piena trasformazione il presidente uscente potrà distribuire le carte sul tavolo elettorale”.
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