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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 06/07/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Giammarioli (Mes): Se l’Italia userà quel Fondo né clausole né austerity
L’eventuale utilizzo del Mes da parte dell’Italia non comporterà né clausole né austerity. Lo afferma Nicola Giammarioli segretario generale del Mes, il numero due dell’istituzione guidata dal tedesco Klaus Regling, intervistato da Alberto D’Argenio per la Repubblica. L’Italia potrebbe chiedere al Mes fino a 36 miliardi per coprire le spese sanitarie legate al Covid-19: a che tasso di interesse potrebbe ottenerle? «Alle attuali condizioni di mercato, i tassi di interesse sono negativi. Quindi non solo l’Italia non pagherebbe alcun costo aggiuntivo, ma si troverebbe a rimborsare una cifra inferiore a quella ricevuta». Il governo quanto risparmierebbe rispetto all’emissione di un uguale ammontare di Btp? «Oggi l’Italia risparmierebbe 500 milioni all’anno, ovvero 5 miliardi nei 10 anni coperti dalle nostre linee di credito. Sono soldi che potrebbero essere impiegati per finanziare altre politiche a beneficio dei cittadini». Il governo quanto risparmierebbe rispetto all’emissione di un uguale ammontare di Btp? «Oggi l’Italia risparmierebbe 500 milioni all’anno, ovvero 5 miliardi nei 10 anni coperti dalle nostre linee di credito. Sono soldi che potrebbero essere impiegati per finanziare altre politiche a beneficio dei cittadini». Per diversi politici italiani, questi risparmi verrebbero bruciati dallo stigma, ovvero dal crollo di reputazione sui mercati causato dall’accesso al Mes che farebbe salire lo spread causando più danni che benefici. «Secondo le nostre analisi, che derivano anche dalle discussioni con gli investitori, l’accesso alla nostra nuova linea di credito non provocherebbe alcuno stigma, non ci sarebbero danni di fiducia sui mercati. Non si tratta di un salvataggio come quelli del passato, non è un soccorso lanciato durante una crisi finanziaria o per rimediare a scelte sbagliate di un governo. Si tratta di una linea di credito studiata per rispondere alla pandemia, fenomeno del quale nessuno ha colpa». Il Mes potrà imporre condizionalità, riforme, aggiustamenti macroeconomici o ristrutturazioni del debito ex post? «No, dobbiamo essere molto chiari: con le nuove linee di credito il Meccanismo non può imporre alcun genere di condizionalità ex post, austerity, troika, taglio delle pensioni o del settore pubblico. Siamo in un altro campo da gioco rispetto al passato: l’unica condizione da soddisfare è che i soldi siano usati per la sanità».
 
Franceschini: Per il Pd Conte non si tocca
Per il Pd il presidente Conte e questa maggioranza non si toccano. Lo afferma il ministro della Cultura, Dario Franceschini, intervistato da Lavinia Rivara per la Repubblica. Ministro Franceschini, il governo supererà le forche caudine di settembre? «Da tutte le crisi, anche dalle più drammatiche, possono emergere delle opportunità. Nel lockdown abbiamo visto un Paese coeso e solidale. Ecco, ora dobbiamo essere tutti capaci di essere così anche di fronte alla sfida della ricostruzione. Abbiamo molti elementi favorevoli, dalla svolta totale delle politiche europee, che sono certo la Merkel rafforzerà nel semestre di presidenza tedesca della Ue, alle risorse mai viste messe a disposizione dei singoli Paesi. Poi la consapevolezza delle forze sociali che non è tempo di contrapposizioni tra lavoratori e imprese ma di fare ognuno la propria parte per la crescita e la salvaguardia dei posti di lavoratori. Tutto questo non va sprecato». Conte sostiene che il governo ha preso decisioni ferme e risolute. Eppure il Pd - Zingaretti compreso - gli rimprovera i troppi rinvii su questioni cruciali e teme la palude. Chi ha ragione? «Il Paese ci chiede di essere all’altezza della sfida, accantonando toni rissosi e interessi di parte e lavorando come una squadra. Per questo confesso di essere molto stanco di retroscena che dipingono ogni fisiologica e utile discussione nel governo sul merito di norme e provvedimenti, come un agguato». Quindi non pensate che serva un altro premier? Stando alle cronache anche il rapporto con lei si sarebbe incrinato dopo la decisione del presidente del Consiglio di convocare gli Stati Generali senza avvertire nessuno. «Mai pensato. Anzi voglio dirlo senza margini di ambiguità: io apprezzo moltissimo il lavoro di Conte, come ha guidato il governo in uno dei passaggi più difficili della storia della Repubblica e come cerca sempre il punto di equilibrio in una coalizione inevitabilmente complicata, perché nata tra avversari alle elezioni. Anche per questo deve essere chiaro che per noi non esistono né un altro premier né un’altra maggioranza in questa legislatura. Ogni nostra parola, anche quando appare critica, è per migliorare l’azione del governo, non per indebolirla». Ma un rimpasto non potrebbe rilanciare il governo? Magari con l’ingresso di Zingaretti… «Mi pare che Nicola abbia detto con chiarezza che intende rafforzare l’azione di governo nel suo ruolo di segretario e di presidente di Regione».
 
Vescovi (Confindustria): Dal governo ennesimo proclama. Che fine ha fatto il piano Colao?
«Il Piano nazionale di riforma? Sono rimasto un po’ spiazzato da questa accelerazione. Di domenica. Abbiamo perso 10 giorni per gli Stati Generali sull’economia a Villa Pamphilj, ora abbiamo l’impressione di avere un altro piano minestrone. Sono ancora proclami. Prima bisogna fare, poi annunciare. La commissione Colao ha presentato un bel piano, l’ho letto tutto, c’erano molte cose interessanti: perché non se ne parla più? Mi dispiace dirlo, ma questo Paese si merita di avere i vincoli europei». Lo afferma Luciano Vescovi, presidente di Confindustria Vicenza, intervistato da Giuliana Ferraino per il Corriere della Sera. Secondo il ministro dell’Economia Gualtieri bisogna evitare che la crisi pandemica sia seguita da una depressione. Non c’è tempo. «Temo che la fretta sia legata al fatto che ormai siamo in campagna elettorale per le Regionali di settembre e c’è la pausa estiva. Ma in pausa da che, visto che siamo rimasti fermi per 3 mesi? Nel mondo non si ferma nessuno. La verità è che facciamo tanto gli schizzinosi sul Mes e invece dovevamo chiederlo un mese fa. Forse abbiamo la memoria corta: l’anno scorso per fare una manovrina da 14 miliardi, perché gli altri 16 dei 30 complessivi erano a debito, siamo impazziti. Ora abbiamo una quantità enorme di risorse, grazie all’Europa: vogliamo accontentare tutti?». Che cosa intende? «Mi può spiegare l’elargizione alle colf che abbiano lavorato oppure no? È l’ennesima lotteria. Come il clic day per i 50 milioni sulla sicurezza al quale hanno partecipato 240 mila contribuenti, ma la maggioranza è rimasta fuori perché le risorse sono andate esaurite nei primi due secondi. Ecco: sarò contento di una manovra quando davvero scontenterà tutti». Nel Piano di riforma si parla di alleggerimento fiscale per famiglie e imprese, di scuola, di lotta all’evasione, di investimenti, di sostenibilità. Non salva nulla? «È l’ennesimo piano di cui non sentivamo il bisogno. C’era il piano Colao, con molti elementi di visione di lungo periodo. Il governo sarebbe dovuto partire da quello. Facciano una cosa, piccola, visibile, misurabile, subito. Invece di annunci».
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