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La cascata di regole

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 06/07/2020

In edicola In edicola Sabino Cassese, il Corriere della Sera
Il paradosso della semplificazione e della burocrazia. Ne parla Sabino Cassese sul Corriere della Sera facendo riferimento a una ‘cascata di regole’: “Combattere l’evasione fiscale, ridurre l’erosione tributaria, semplificare l’amministrazione. Tutti ne parlano, nessuno ci si impegna. Ma «ora è il momento del coraggio» — ha proclamato il presidente del Consiglio dei ministri. Parte la «madre di tutte le riforme»: «tagliare la burocrazia». Ce n’era bisogno, visto che il decreto legge «semplificazione» stesso segnala che la valutazione di impatto ambientale si conclude talora in dieci anni. Il decreto legge “semplificazione” tradisce sia promesse, sia attese: mette solo qualche ‘cerotto’, come ha detto un imprenditore. Consta di 48 articoli, riguardanti l’universo mondo. Semplificare vuol dire innanzitutto decentrare. Invece, il presidente del Consiglio dei ministri è nominato circa 70 volte in questo decreto, che gli attribuisce compiti immani, dagli interventi infrastrutturali da commissariare fino alla determinazione dei compensi dei commissari e al monitoraggio degli investimenti pubblici. Viene così creato un nuovo collo di bottiglia, perché la Presidenza del consiglio non è attrezzata per gestire e a mala pena riesce a svolgere il compito di indirizzare l’azione governativa. Per semplificare si dovrebbe innanzitutto deregolare, mentre, invece, il decreto legge in corso di approvazione prende la strada opposta: regola troppo, prevede cascate di altre norme e regolamenti; affianca alle procedure normali procedure speciali, complicando la vita dei gestori; non elimina i troppi compiti (che non hanno nulla a che fare con la corruzione) dell’invadente Autorità anticorruzione; contrabbanda interventi di emergenza (destinati a durare brevemente) come misure di semplificazione; compensa una limatura dei poteri della Corte dei conti in materia di responsabilità dei funzionari con l’ampliamento dei suoi compiti di controllo concomitante (con il quale la Corte diventa l’angelo custode della burocrazia); affianca ai tempi previsti dalle norme quelli effettivi, richiedendo agli uffici di compararli: un invito a non rispettare la legge. Da ultimo, consiglio ai semplificatori improvvisati di rileggere Michelangelo: «la scultura non è un fare, ma togliere materia». Impariamo a togliere il superfluo”.
 
Massimo Cacciari, La Stampa
Sulla Stampa Massimo Cacciari sottolinea come per il Paese sia meglio andare al voto piuttosto che vivacchiare con un ‘governo senza forma’: “Ancora, chi sognava, e ben prima della mossa suicidaria di Salvini la scorsa estate, l’inizio di un serio dialogo tra Pd e 5Stelle, pensava che un esperienza insieme di governo avrebbe condotto un po’ entrambi a rivedere il “modello”, per molti versi analogo, con cui avevano nei fatti affrontato il nodo fondamentale del rapporto tra politica e amministrazione della giustizia. Non c’è impresa, non c’è sviluppo economico e sociale, senza distinzione nei ruoli e senza un’idea di giustizia, che si opponga assolutamente a una sua riduzione a inflazione di norme e impulsi sanzionatori. Norme chiare, leggi leggibili e convincenti, che sappiano persuadere sulla propria efficacia, non l’oscillare perpetuo tra la infondatissima fiducia sulla paura della pena e il desiderio di premi (condoni). E radicale riforma della giustizia: si doti di tutti i mezzi necessari, ma basta processi mediatici, basta confusione di ruoli, basta magistrati che vanno e vengono dalla politica, basta procuratori che seguono processi avviati da loro stessi come pm. Sulla realizzabilità di una convergenza (magari come quella all’infinito delle rette parallele in geometrie non euclidee…) tra Pd e 5Stelle su tali, cruciali questioni, si poteva anche restare assai scettici – ma su un punto eravamo fiduciosi che l’intesa si sarebbe raggiunta, una volta insieme al governo, liberati da Salvini: sull’europeismo della coalizione. E invece, incredibile dictu, proprio qui il conflitto cresce, e non sui grandi problemi, dove anche sarebbe ragionevole, sulla riforma delle istituzioni, sulle linee di convergenza in materia di politica sociale e fiscale, ma follemente sul ricevere o meno gli aiuti previsti! Le spelacchiate bandierine del sovranismo sembrano servire ancora ai 5Stelle. O è la porticina che si tiene aperta per ritorni di fiamma? E il Pd anche su questo fatica a convincere l’’alleato’, e perciò a vincere i sospetti e le critiche che ci vengono da tanti Paesi, con i ben noti effetti su spread e debito. Neppure la drammatica esperienza del Covid è riuscita a dare una “forma” al governo. Una “figura” sola è sembrata emergere: quella di Conte – e c’è da temere molto effimera, se a settembre, sui nodi che ho indicato, al quotidiano dissidio dal sapore sempre più elettoralistico non si sostituiranno volontà e programmi comuni. Non ci sarà più un minuto da perdere: o Pd e 5Stelle dimostrano che la loro è una coalizione di governo, oppure a questo punto si affronti la catastrofe del voto. Hic Rhodus, hic salta”.
 
Francesco Grillo, il Messaggero
Sburocratizzare il Paese in tre mosse. Lo propone Francesco Grillo che firma l’editoriale odierno sul Messaggero: "Lo scontro sul decreto semplificazione riflette la convinzione che questo Paese riparte solo se doma la Bestia (la chiamiamo burocrazia anche se Weber le attribuiva una definizione molto diversa) che rallenta risposte, grandi opere e piccole manutenzioni facendoci perdere occasioni e fiducia. In uno studio di qualche anno fa realizzato per il Dipartimento della Funzione Pubblica dal Think tank Vision si legge una sorpresa che potrebbe essere un punto di partenza di un’azione che punti alla semplificazione. Aggiornando e incrociando, infatti, i dati del World Economic Forum sulla rigidità delle regole di funzionamento del settore pubblico e quelli sui livelli di corruzione percepita in diversi Paesi di Transparency International, si scopre che a più alti livelli di complessità corrisponde una maggiore diffusione di azioni illegali finalizzate a condizionare le decisioni dello Stato. È, dunque, possibile semplificare e, contemporaneamente, rendere più forte la legalità. La realtà è che per vincere una battaglia che hanno perso quasi tutti negli ultimi vent’anni, è necessaria una strategia che si articoli nel tempo e in tre passaggi essenziali. Innanzitutto, è necessario abbandonare l’idea (che lo stesso Decreto Semplificazioni assume), che siano le sanzioni civili o penali erogate da un tribunale, ad essere l’unica improbabile clava per orientare il comportamento di un dirigente. Occorre – più laicamente e con maggior pragmatismo – far diventare parte integrante dei contratti di lavoro pubblico, un sistema di incentivi legati non più a prestazioni individuali ma di gruppi di lavoro con i quali negoziare – ogni anno – obiettivi misurati da pochi indicatori capaci, sul serio, di differenziare stipendi e prestazioni. In secondo luogo, lo stesso principio dovrebbe specularmente valere per l’assegnazione dei contratti pubblici: procedure esclusivamente fondate sul rispetto formale di regole sempre più incomprensibili, vanno progressivamente sostituite da meccanismi che legano il pagamento e la scelta dei fornitori ai risultati ottenuti e ai tempi. La terza mossa di una pubblica amministrazione moderna è, infine, quella di utilizzare molto di più le tecnologie per coinvolgere i cittadini nel controllo diffuso di come le risorse dei contribuenti vengono utilizzate (come per la verità intuisce la bozza del Decreto semplificazione a proposito delle opere di rilevanza nazionale) e, persino, nelle decisioni di investimento".
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