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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 03/07/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Salvini: Si vada ad elezioni a settembre. Contro Berlusconi processo politico
Quello contro Berlusconi è stato un processo politico. Si vada ad elezioni a settembre. Lo afferma il leader della Lega, Matteo Salvini intervistato da Amedeo La Mattina per La Stampa. Quello a Berlusconi è stato un processo politico? «Sono gli stessi magistrati nelle loro intercettazioni che parlano di processo politico. Dopo Palamara non ho più dubbi ma certezze. Ma io, comunque, il 3ottobre affronterò il tribunale di Catania con serenità. Ho la coscienza a posto». Pro Usa, contro la Cina: ieri era all’ambasciata per un flash mob di protesta contro gli arresti a Hong Kong. Combatte contro il regime comunista ma non condanna Putin che perpetua il suo potere all’infinito e ha annesso la Crimea. «Putin, come Trump e Bolsonaro, sono stati eletti dal loro popolo. La Cina è un regime, ha mentito sul coronavirus e sembra che abbia contribuito a diffonderlo. E poi viene in Italia a comprare i nostri porti, aeroporti e marchi alimentari. Lo sa che in commissione bilancio hanno bocciato un nostro emendamento per incentivare l’acquisto di monopattini e bici elettriche made in Italy? Questa maggioranza è inginocchiata alla Cina. Il regime comunista sta arrestando chi protesta ad Hong Kong mentre assistiamo al vergognoso silenzio di governo italiano e Europa. Non vorrei che in mezzo ci fossero interessi economici». Veniamo al rapporto tra governo e opposizione. Accetta l’invito del premier di un incontro a Palazzo Chigi? Conte ha detto che Fi è un’opposizione responsabile. «E io sarei invece irresponsabile? Abbiamo fatto 500 proposte su tutto. Non ci è stato accolto nulla. Più che dare voti all’opposizione, Conte dovrebbe garantire soldi alle imprese. Ho ricevuto una mail da Conte che annuncia un prossimo incontro, non dice né dove né quando, ma a me interessa sapere su cosa. Noi andremo insieme a tutto il centrodestra e proporremo le nostre priorità per l’ennesima volta». Berlusconi però è pronto a una nuova maggioranza, magari senza i 5S e con il Pd. «Io un governo con il Pd non lo faccio. La via maestra sono le elezioni a settembre, nel giorno del voto per le Regionali e le comunali. La parola agli italiani. Un governo che litiga su tutto, immobile, con i cantieri fermi, è un danno al Paese».
 
Bonino: Fu giusto chiedere l’arbitrato sui marò
«Questa è una vittoria politica per l’Italia e sono contenta perché da ministra ho preparato la strada a quanto è avvenuto». Lo afferma la senatrice Emma Bonino, a capo della Farnesina nel governo Letta a tra il 20 aprile del 2013 e il 22 febbraio del 2014 nel pieno della vicenda dei due marò, intervistata da Monica Ricci Sargentini per il Corriere della Sera. Chiedere l’arbitrato internazionale è stata la mossa vincente? «Io ho sempre pensato che fosse necessario seguire questa strada. Questa sentenza è anche un monito agli Stati. Dice loro: guardate che le leggi internazionali, i corpi internazionali valgono». Com’era la situazione quando si è insediata? «Ho preso in mano il dossier nel maggio 2013. Il precedente governo Monti aveva seguito la linea dell’accordo diplomatico, il 22 febbraio 2013 i due marò avevano ottenuto il permesso di rientrare in Italia per 4 settimane ma, l’11 marzo, l’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi si oppose al ritorno in India e poi si dimise. I due fucilieri fecero ritorno all’ambasciata italiana a New Delhi il 22 marzo». Era un momento molto difficile nelle relazioni con l’India. «Sì, la tensione era alta e la campagna stampa in Italia era molto forte. Il premier Letta nominò Staffan De Mistura inviato speciale d’Italia in India per risolvere la questione. A metà luglio incontrai in modo riservato il ministro degli Esteri indiano in visita a Budapest. Lui mi rassicurò: “Vedrà si risolverà tutto, abbiate pazienza”. Uscii da quell’incontro con la certezza che non si andava da nessuna parte». A quel punto pensò di ricorrere all’Aia? «Sì, io e il mio capo di segreteria Filippo di Robilant pensiamo di seguire la strada dell’arbitrato. Ma nel frattempo la questione si inasprisce, i due fucilieri vengono accusati di terrorismo e rischiano la pena di morte. Massimiliano La Torre rientra perché colpito da ictus. A febbraio 2014 richiamo per consultazioni l’ambasciatore in India Daniele Mancini cui era stato proibito di muoversi. De Mistura, però, continua a insistere sulla via diplomatica ma io ero sicura che rivolgersi all’Aja avrebbe depoliticizzato la situazione e bloccato il processo in India». Passerà ancora un anno prima che l’Italia attivi l’arbitrato internazionale. Come mai questo ritardo? «Con Di Robilant e altri esperti internazionali avevamo messo a punto un dossier perfetto e inattaccabile sulle ragioni positive per ricorrere all’Aja ma, quando l’ho portato a Letta, lui era sulla soglia delle dimissioni e ha preferito lasciare la decisione al governo Renzi. Io ero d’accordo». Perché questa insistenza sulla via diplomatica? «Allora si pensava che un accordo politico avrebbe risolto la situazione in modo più veloce ma il problema è che non è mai sicuro che funzioni. Anche in India c’era l’opinione pubblica che premeva e le elezioni. Quello che io andavo ripetendo è che questi organismi esistono esattamente per depoliticizzare attriti internazionali, per sottrarli ai furori dell’opinione pubblica e riportarli sulla strada del diritto. E non precludono i rapporti diplomatici fra gli Stati».
 
Gianotti: La scienza è decisiva per emancipare le donne
La scienza può essere un fattore decisivo per l’emancipazione delle donne. Lo afferma la direttrice del Cern, Fabiola Gianotti, intervistata da Luca Fraioli per la Repubblica. Fabiola Gianotti, perché una task force di donne sulle Pari opportunità nel pieno dell’emergenza Covid-19? «Il timore è che la crisi economica scatenata dalla pandemia abbia un impatto maggiore sulle donne, la componente più fragile del mercato del lavoro. Ma c’è anche un’altra ragione: come tutte le crisi, anche quella legata al Covid offre l’opportunità di un rilancio economico, sociale e culturale del Paese. Rilancio che però deve prevedere un rafforzamento della presenza femminile in tutti i settori lavorativi, per una società più sostenibile e inclusiva». Lei guida un laboratorio con 18 mila scienziati e non accetta facilmente altri incarichi. Come mai questa volta ha detto sì? «Perché rafforzare la presenza femminile nei vari settori lavorativi e nelle posizioni decisionali del Paese richiede sforzi speciali: non accadrà come risultato di un’evoluzione naturale». C’è un problema specifico di pari opportunità nel mondo della scienza? «Sì, nelle università italiane le donne sono circa il 36% dei docenti e ricercatori in aree Stem (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) e meno del 20% dei professori ordinari. Bisogna quindi attirare le bambine e le ragazze verso le materie Stem e assicurare le stesse prospettive di carriera per uomini e donne». Come task force, quali ricette avete individuato? «Abbiamo avanzato una serie di proposte concrete, ma voglio ricordare l’istituzione di un fondo per sostenere la micro-impresa femminile, un piano per creare 100mila posti in più negli asili nido nei prossimi cinque anni, incentivi per le donne che tornano al lavoro dopo il periodo di maternità, proposte per aumentare la presenza femminile in organi decisionali». Cosa si può fare per ridurre il gender gap nell’università italiana? «La task force raccomanda il monitoraggio delle carriere universitarie per uomini e donne; l’introduzione di incentivi economici e fondi supplementari per atenei e dipartimenti che dimostrano di fare sforzi concreti per promuovere una presenza equilibrata di uomini e donne nel corpo docente; un’adeguata rappresentanza di donne negli organi decisionali accademici; il prolungamento di borse di studio e assegni di ricerca nel caso di interruzione per maternità e cure familiari».
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