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Con Cina e Russia torna il vecchio mondo post-bellico

Redazione InPiù 03/07/2020

Altro parere Altro parere Giuliano Ferrara, il Foglio
Sul Foglio l’ex direttore Giuliano Ferrara guarda agli accadimenti in Cina (Hong Kong) e Russia per auspicare nuovi scenari geopolitici: “Due presidenti a vita, in Cina e in Russia. Una oculata e feroce repressione a Hong Kong, un referendum brezneviano (Tony Barber, Financial Times) che eternizza il potere di Putin con i voti infantilizzati del paese profondo e contro le maggioranze adulte di Mosca e San Pietroburgo. Tutto legale, niente legittimità politica. Il Parlamento cinese approva la legge repressiva che scatta prima ancora di essere conosciuta e seppellisce il contratto per la liberazione di Hong Kong dallo status di colonia britannica basato sull’idea di ‘un solo paese e due sistemi’, mentre l’elettorato russo offre un massiccio sostegno a una possibile stabilizzazione istituzionale della democratura putiniana. Dal quadro manca del tutto la funzione di contrappeso di effettive libertà civili, formali e sostanziali, che solo la divisione dei poteri, solo la libertà di stampa e stretti limiti nel controllo di stato della vita pubblica e dell’opinione pubblica possono garantire. Inoltre, e questa è la sorpresa o la delusione cocente per chi crede nel nesso storico tra capitalismo e democrazia, si conferma che l’accumulazione del capitale e lo sviluppo delle forze produttive e della finanza possono prosperare, almeno relativamente, in un ambiente pluralista centralmente gestito e autoritariamente controllato, che non prevede una vera e funzionante democrazia politica. Il mondo globalizzato è diviso in due, un mondo due sistemi, il capitalismo con la democrazia liberale e quello senza. Putin e Xi sono due leader forti e geniali di temperamento e talento, che realizzano grandi progetti nazionali di stabilizzazione e consolidamento imperiale, l’uno con la gestione oligarchica delle immense risorse in petrolio, gas e materie prime della Russia, esposta a una dura recessione ma non alla contendibilità nella sfera del potere, l’altro con un turbocapitalismo di stato e commerciale che mantiene anche formalmente in vigore l’antica e corazzata dominanza del partito unico, senza per questo rinunciare ai benefici della ricerca avanzata, della tecnologia competitiva e dell’orizzonte inedito e formidabile dell’intelligenza artificiale. Se c’è una ragione affinché Trump si tolga dalla scena e sia in qualche modo ripristinata una autentica democrazia costituzionale in America e una politica di ricostruzione possibile dell’atlantismo come alleanza con l’Europa occidentale, eccola, squadernata nel soffocamento duro della protesta di Hong Kong e nella fine del suo eccezionalismo, con alti costi per tutti e per la Cina stessa, e nello zarismo postsovietico dell’autocrate intelligente venuto dalla scuola del Kgb”.
 
Andrea Lavazza, Avvenire
“Dopo più di otto anni il caso (drammatico) non è ancora chiuso. Ma la vicenda dei due "marò" che aveva diviso l’opinione pubblica è tornata ieri alla ribalta con una decisione importante che ne indirizza il corso verso la soluzione probabilmente più equa allo stato dei fatti”. Lo scrive Andrea Lavazza sul Corriere della Sera. “L’arbitrato della Corte dell’Aja – sottolinea - è a doppio taglio: consegna ai protagonisti motivi di soddisfazione diversi e, al tempo stesso, riapre antiche ferite e amarezze. Ma soprattutto offre un’occasione propizia per cercare di apprendere una lezione più generale: le controversie, anche quelle venate dal nazionalismo – com’era diventata la partita giudiziaria tra India e Italia sui fucilieri di Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre – possono sempre trovare una composizione nei fori del diritto internazionale. Non è stata una conciliazione semplice, e ci si è arrivati dopo un braccio di ferro condotto a forza di smentite pregiudiziali sul fatto (gli spari dalla nave ‘Enrica Lexie’ che hanno ucciso due pescatori a bordo del ‘St Anthony’ nelle acque del Kerala) e di un arresto arbitrario, operato con l’inganno e in violazione dell’immunità di cui godevano i due membri del San Marco. Sarà ora un processo nel nostro Paese, cui è stata assegnata la giurisdizione, a decidere quale potrebbe essere stata la qualità dell’errore compiuto da due dei sei componenti della scorta assegnata alla petroliera in base a una legge emanata nel 2011 su impulso dell’Onu. I due fucilieri di Marina non sono certo dei "giustizieri", bensì militari che rischiavano la vita per difendere l’equipaggio, e la parola finale della vicenda potrebbe anche essere un’assoluzione. Resta il dolore delle famiglie indiane colpite da un irrimediabile e ingiusto lutto e pure di quelle italiane, a lungo forzatamente separate e ancora oggi incerte sul futuro. Le guerre, pure a bassa intensità, lasciano sempre vittime sul campo. Un simbolico riavvicinamento tra Italia e India, uno scambio rinnovato di messaggi fra chi ha vissuto la vicenda in prima persona sarebbero il segno che guardiamo avanti e tentiamo di non ripetere gli sbagli del passato”.
 
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