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L'alibi (per tutti) di Salvini

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 03/07/2020

In edicola In edicola Venanzio Postiglione, Corriere della Sera
“Un alibi si aggirava nei cieli d’Italia nel lontano anno 2019. Matteo Salvini”. Così Venanzio Postiglione sul Corriere della Sera in un editoriale che inquadra la situazione politica italiana: “Alibi per il centrodestra: «C’è solo un Capitano», come urlano i tifosi di calcio, inutile affannarsi su squadra, programmi, scenari. Alibi, ancor più, per l’alleanza (se è un’alleanza) tra Pd e Cinque Stelle, nata proprio per arginare il leader leghista. L’atto fondativo, non a caso, è stato il discorso di Giuseppe Conte contro Salvini, in Senato, il 20 agosto dell’anno scorso. Il grande strappo. Che in poche ore ha chiuso una stagione e ne ha aperto un’altra: stesso premier, nuovo governo. Salvini contro tutti, tutti contro Salvini. Troppo facile. Ma l’Italia è un luogo creativo e così per i suoi politici ha inventato l’immortalità breve. Sono onnipotenti. A tempo. Da Arcore a Rignano. Il leader che spacca il Paese: di qua o di là, lo ami oppure lo detesti, in una dinamica che diventa una delega in bianco. A favore di chi sta con lui e di chi lo contrasta. I primi quattro partiti divisi da appena otto punti, distanze più corte, una sorta di anticipo di proporzionale prima ancora che esista una legge proporzionale. Ma non è un gioco dire che Salvini è stato anche l’alibi di sé stesso. La lotta più che il governo, la propaganda battente e permanente, il bagno di mare e di folla come cifra politica. Una stagione che forse è finita. Da quando entrò nel consiglio comunale di Milano con 194 voti e Formentini sindaco, a vent’anni, nel giugno del ’93, Salvini ha vissuto quasi tutti i giorni in campagna elettorale (e potrebbe essere un record mondiale). Con la forza di prendere un movimento del Nord per il Nord e di trasformarlo nel primo partito italiano, ma anche con la difficoltà o impossibilità di tradurre gli umori, le proteste, le ansie, in una vera proposta di governo. In un’estate con meno piazze, meno spiagge, addirittura meno selfie, gli toccherà fare politica e cercare la centralità smarrita. Se ne sarà capace”.
 
Tito Boeri, la Repubblica
Su Repubblica Tito Boeri analizza i numeri sul lavoro invitando a “salvare il lavoro dei giovani”: “I dati su occupati e disoccupati resi pubblici ieri dall’Istat - scrive - ci dicono quale sia l’altra faccia della medaglia del blocco dei licenziamenti in vigore fino a metà agosto: concentra le riduzioni dell’occupazione interamente sui più giovani. Durante le recessioni i giovani sono sempre penalizzati sul mercato del lavoro perché la prima reazione delle imprese è quella di congelare le assunzioni e questo non può che ritardare l’ingresso nel mercato del lavoro. Ma non si era mai vista in Italia una recessione con andamenti così fortemente asimmetrici per fascia d’età e che ha un impatto così forte e immediato sul mercato del lavoro dei giovani, con riduzioni percentuali dei posti di lavoro superiori alle due cifre in solo tre mesi dall’inizio della crisi. Di solito i giovani quando si trovano di fronte a un mercato del lavoro difficile decidono di investire in capitale umano continuando i propri studi. Questa volta si sono trovati la porta sbarrata dal lockdown. Dopo decenni abbiamo finalmente una ministra della Pubblica istruzione interamente dedicata alla scuola. Dovrebbe finalmente informare il Parlamento e le famiglie su cosa è avvenuto in questi mesi ai maggiori investimenti in capitale umano del nostro Paese. Le indagini condotte dal suo ministero non sono informative: considerano come didattica a distanza anche il solo completamento del registro elettronico dopo aver assegnato dei compiti a casa. Dato che docenti e studenti devono accedere alla piattaforma online del ministero per svolgere le lezioni a distanza, basterebbe estrarre un campione rappresentativo di scuole e studiare gli accessi al sito per avere una misura oggettiva dei ritardi nell’apprendimento accumulati in questi mesi. Dobbiamo fare l’impossibile per permettere a queste generazioni sfortunate di recuperare. Altrimenti si troveranno doppiamente svantaggiate: entreranno più tardi nel mercato del lavoro e con un capitale umano inferiore a chi li ha preceduti. Diversi studi epidemiologici documentano come i rischi di contrarre in modo grave il Covid 19 siano sensibilmente più bassi tra i giovani che tra le altre fasce di età. Paradossale che siano proprio loro ad essere esclusi dal lavoro in questa fase”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
“Per qualche verso, bisogna riconoscerlo, Giuseppe Conte comincia a ricordare i vecchi democristiani di una volta, ne sta diventando una specie di parodia involontaria. Quei presidenti del consiglio, tipo Rumor, incaricati di farsi un ultimo giro a Palazzo Chigi, avendo come unico compito di temporeggiare, senza decidere nulla, o fare spostamenti minimi, di centimetri, dall’estrema sinistra della destra all’estrema destra della sinistra del partito, restando in pratica assolutamente immobili”. Sulla Stampa Marcello Sorgi dipinge così l’(in)azione del presidente del Consiglio ricorrendo a un paragone storico: “Che il leader del Pd, da tempo inquieto per l’andamento del governo, possa ritenersi soddisfatto, non sembra, a giudicare dalle esortazioni che ha ribadito, sottolineando l’eccezionalità della situazione post-emergenza. Una situazione che richiederebbe scelte rapide e non continui rinvii. Ce n’è abbastanza per dire che, al di là della buona volontà e della probabile approvazione entro la prossima settimana di un depotenziato decreto semplificazioni, la situazione è rimasta quella di prima, e non poteva essere altrimenti, in costanza della campagna elettorale e dello stato di confusione che regna tra i grillini. Con una differenza che non tarderà a emergere, se la situazione dovesse mantenersi così. Nel Pd sta montando una crescente insoddisfazione che potrebbe arrivare a mettere in discussione la scadenza del 2022 dell’elezione del Presidente della Repubblica come data limite per non rompere l’alleanza con il Movimento. Inoltre Conte e M5S continuano a nicchiare sulla legge elettorale proporzionale, che il Pd vorrebbe a tutti i costi approvare almeno in uno dei due rami del Parlamento prima della pausa estiva, perché è l’unica in grado di evitare la vittoria di Salvini e Meloni in caso di voto anticipato, che a questo punto torna ad essere un’eventualità da non escludere. Il ritorno al proporzionale, però, al momento, conviene ai 5 stelle e forse al Pd. Ma certamente non a Renzi, il cui partito è molto in basso nei sondaggi e che solo dal mantenimento dell’attuale sistema, parzialmente maggioritario, potrebbe ricavare, grazie a un sacrificio che Zingaretti non ha alcuna voglia di fare, una rappresentanza parlamentare minima per continuare a restare in gioco”.
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