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Redazione InPiù 02/07/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Berlusconi: La crisi è grave. Pronti a entrare al governo con una nuova maggioranza
La crisi del Paese è grave e Forza Italia è pronta ad entrare nel governo con una nuova maggioranza. Lo afferma Silvio Berlusconi intervistato da Carmelo Lopapa per la Repubblica. Presidente Berlusconi, un “plotone di esecuzione” dietro la sentenza Mediaset: sono le parole del defunto giudice Franco. La Cassazione che l’ha condannata smentisce totalmente quella ricostruzione. «Questa volta non sono io a dirlo. È l’estensore di quella stessa sentenza. Spero che questo convinca anche chi, in buona fede, ha creduto impossibile che in seno all’ordine giudiziario accadessero davvero cose di questo tipo. Fare chiarezza su fatti così gravi penso vada nell’interesse della credibilità della stessa magistratura: molti magistrati sono persone serie e perbene che non meritano di essere accomunate con quel gruppo di loro colleghi che si sono prestati ad operazioni politico-giudiziarie come quella condotta ai miei danni». Voterete lo scostamento di bilancio, come avete già fatto? A quali condizioni? «Noi non contrattiamo l’interesse degli italiani. Però vogliamo capire cosa intende fare il governo. Abbiamo già votato due volte gli scostamenti e siamo stati decisivi. Questa volta lo voteremo, senza porre condizioni, solo se avremo la garanzia che serva a dare ossigeno all’economia, liquidità alla produzione e ai consumi». Secondo lei, il governo Conte resisterà all’impatto della crisi economica d’autunno? «Mi pare sempre più difficile, ma la voglia di sopravvivenza del ceto politico dei Cinque Stelle può fare miracoli. Il presidente Conte ha dato prova di sapersi destreggiare con abilità fra le contraddizioni della sua maggioranza. Peccato che tale abilità sia utile solo a lui e non all’Italia». La maggioranza ha numeri sempre più risicati. Pensa che altri senatori abbandoneranno, fino a far venire meno il sostegno al governo? «Credo che fra i parlamentari, anche fra quelli della maggioranza, sia diffusa la consapevolezza del fatto che il paese su questa strada va incontro al disastro economico. Non escludo affatto che in alcuni di loro prevalga l’amore per la nazione rispetto agli interessi personali o di partito». In caso di crisi, voi invocate elezioni. Non pensa che invece, alla luce dell’emergenza economica, si creerebbero le condizioni per un governo di unità nazionale? Voi ci stareste? «Non credo che ne esistano le condizioni e non credo servirebbe all’Italia un governo con forze politiche antitetiche fra loro. Noi e i 5Stelle, per esempio, abbiamo una visione diametralmente opposta su tutto. Se però in questo Parlamento si creassero davvero le condizioni per una maggioranza diversa, più efficiente, più rappresentativa della reale volontà degli italiani, andrebbe verificata, naturalmente prima di tutto con i nostri alleati».
 
 
Lupo: Se il giudice Franco non era d’accordo con sentenza Berlusconi poteva non firmare
«Si aspetta la morte di una persona per tirar fuori sue dichiarazioni di cui non potrà più rendere conto. Siamo all’inciviltà più totale». Lo afferma Ernesto Lupo, 82 anni, primo presidente della Cassazione dal 2010 al 12 maggio 2013 (andò in pensione tre mesi prima che Silvio Berlusconi venisse condannato dalla Suprema Corte per frode fiscale), intervistato da Virginia Piccolillo per il Corriere della Sera. Ma è vero che Franco la chiamò per lamentarsi della «condanna a priori»? «Telefonava per tutt’altro». Ovvero? «Si lamentava che il Csm non voleva promuoverlo presidente di sezione e chiedeva a me, che avevo lavorato con lui per 5 anni, di testimoniare che era tecnicamente preparato». E lo era? «Molto. Lavorava tanto e bene. Era preciso, pignolo». Nella registrazione si sente invece Franco riferire a Berlusconi che tentò di dirle che la sentenza era una «porcheria», ma lei lasciò cadere. E’ così? «Sì. Ma c’è un motivo». Quale? «La camera di consiglio è segreta. Sarebbe stata una scorrettezza grave per lui violare quel segreto e anche per me se lo avessi indotto a farlo. E la mia correttezza è famosa. Per questo cambiavo argomento e tornavo sul motivo delle chiamate ripetute: la sua promozione. Non per sviare». Assegnò lei il processo alla sezione feriale? «No, avevo già lasciato il mio posto a Santacroce». Si meravigliò di quella scelta che secondo Franco fu voluta «dall’alto» per sottrarre Berlusconi al suo giudice, la terza sezione penale? «No, i processi per cui la prescrizione è imminente si assegnano sempre alla sezione feriale». Ma non è affidata agli ultimi arrivati, «ragazzini», come diceva Franco? «Dipende. Cambia di anno in anno. Può essere che in quell’anno lo fosse. Io avevo lasciato e non sono in grado di dire chi vi partecipasse». C’è chi ritiene il colloquio con Berlusconi un’anomalia. Lei? «E certo! Non è che il giudice parla con l’imputato, sia pure dopo la sentenza, e dice che quella che ha firmato è una schifezza. Se Franco fosse vivo, io per primo lo interpellerei su questo. Invece mi è impedito dalla tardività delle rivelazioni. Una cosa veramente assurda».
 
Moussa: Egitto e Italia devono collaborare per arrivare alla verità su Regeni
“Egitto e Italia devono collaborare è l’unico modo per arrivare alla verità sul caso Regeni”. Lo afferma Amr Moussa in Egitto è stato ministro degli Esteri di Hosni Mubarak e per anni segretario generale della Lega araba, intervistato da Vincenzo Nigro per la Repubblica. Da 4 anni il caso di Giulio Regeni è entrato nei rapporti fra Italia ed Egitto. Sembra che la cooperazione giudiziaria non faccia passi avanti. «Le relazioni fra Italia ed Egitto sono antiche, tutti sappiamo cosa sono stati i due paesi nel Mediterraneo negli ultimi 30-40 anni. Dobbiamo inquadrare queste relazioni in un contesto del Mediterraneo attuale molto teso per una serie di crisi, a partire da quella in Libia. Italia ed Egitto hanno un obbligo a cooperare su tutto: lotta al terrorismo, coronavirus, sviluppo economico». Ma il caso Regeni rimane sostanzialmente irrisolto: cosa potrebbe fare il governo egiziano per sostenere le indagini? «Tutti in Egitto, come da voi in Italia, siamo colpiti da questa tragedia: voglio esprimere le mie condoglianze alla famiglia Regeni e al popolo italiano. L’unica maniera per arrivare alla giustizia è continuare a cooperare fra Italia ed Egitto. Non vedo alternativa, perché giustizia deve essere fatta. Le autorità stanno già facendo un lavoro comune, entrambi i paesi devono fare di più per raggiungere la verità, bisogna continuare per avere giustizia e verità. Insisto: le autorità in entrambi i paesi devono lavorare per rispondere alle domande della famiglia, del popolo italiano». Le autorità egiziane condividono la sua richiesta? Si impegneranno per ottenere la verità? «Non c’è ragione per l’Egitto per non cooperare con l’Italia. Bisogna fare chiarezza, mettere fine a questa tragedia e l’unica maniera per farlo è lavorare insieme. L’Egitto sta facendo la sua parte, e dovrà fare la sua parte nella collaborazione in questo caso».
 
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