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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 01/07/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto De Guindos: temo una ripresa in Europa a due velocità
Come Bce «siamo pronti a ricalibrare le misure non convenzionali e i nostri programmi pandemici» ma «il principale antidoto» alla crisi innescata dalla pandemia «non sarà la politica monetaria, bensì l’azione di riforma e di bilancio dei governi». Lo afferma il vicepresidente della Bce Luis De Guindos, intervistato sulla Stampa da Marco Zatterin. Come si vede l’economia europea dalla prospettiva della Bce? «Il livello di incertezza è molto elevato, per cui bisogna ragionare su scenari diversi, ammettendo che fare previsioni è difficile. Abbiamo vissuto una forte caduta dell’attività economica. E’ stata molto rapida, molto intensa, concentrata in due mesi e mezzo. Quando i governi hanno iniziato a riaprire le economie si è cominciato a vedere una ripresa nelle attività». L’incertezza permane, tuttavia. «E’ normale che nel momento in cui le economie si riaprono ci sia una ripresa, come lo è non sapere cosa accadrà dopo l’estate. Restano numerose incognite e punti interrogativi. Ma l’elemento che più preoccupa è che si stia manifestando un principio di ripresa a due velocità. La caduta è stata grande ovunque, ma in alcuni Stati è stata più intensa. C’è un gruppo di Paesi più solidi che reagisce meglio di altri. Qui la risalita del Pil sarà più rapida. Il che può portare a una Europa della crescita a due velocità. E’ una prospettiva che dobbiamo seguire con attenzione». Qual è la lezione della pandemia? «Che, in linea di massima, i singoli paesi non erano pronti ad affrontarla e invece dobbiamo esserlo ora. E’ un compito che spetta ai governi e alle istituzioni sanitarie, non è solo una questione economica. La Bce ha agito rapidamente e in maniera efficace. Servono strumenti comuni europei, anche fiscali, perché non ci si faccia più cogliere di sorpresa. Abbiamo capito che l’unione economica e monetaria incompleta è un problema. Se avessimo finalizzato l’unione bancaria e avanzato verso un effettivo mercato dei capitali, se avessimo avuto uno strumento comune di bilancio per l’Eurozona, il colpo sarebbe stato più contenuto».
 
Stirpe: stop al decreto dignità fino alla fine della crisi
«Se si vuole prorogare la moratoria dei licenziamenti deve esserci una sovrapposizione perfetta con la Cassa integrazione, altrimenti si creerebbe un mostro giuridico e molte imprese sarebbero costrette a chiudere». Lo sostiene Maurizio Stirpe, vicepresidente di Confindustria con delega al lavoro e alle relazioni industriali, il quale, in un’intervista a Marco Patucchi di Repubblica, afferma di condividere l’orientamento del governo ad allungare fino al termine dell’anno la Cig Covid e lo stop ai licenziamenti. Stirpe è anche d’accordo sulla terza gamba che dovrebbe sostenere il decreto lavoro sul quale sta lavorando l’esecutivo, ovvero il mantenimento a tutto il 2020 del rinnovo dei contratti a termine senza l’obbligo delle causali: «Mi spingerei oltre rendendo questa misura strutturale. Il decreto Dignità – spiega - è stato pensato in un’epoca di ordinaria amministrazione, dunque l’obbligo delle causali andrebbe sospeso fino a quando non saremo fuori dall’emergenza economica». Il governo pensa ad una riforma più complessiva degli ammortizzatori sociali, al di là dell’emergenza. Cosa si attende e cosa propone la Confindustria? «Un ammortizzatore sociale Covid che, considerato il perimetro occupazionale attualmente sostenibile per l’impresa, consenta di sospendere per un massimo di 19-24 mesi, il rapporto di lavoro per tutto il periodo necessario a recuperare il mercato perduto. Durante la sospensione il lavoratore sarebbe assistito con gli strumenti attuali di integrazione del reddito. Al termine del periodo, se l’emergenza occupazionale è reversibile entra in gioco il Mise con gli attuali strumenti, altrimenti la gestione passerebbe al Ministero del Lavoro con altri strumenti, magari di politiche attive del lavoro, complementari al contributo che le imprese potrebbero fornire insieme ai fondi Interprofessionali ed alle agenzie di somministrazione. Così, peraltro, il Reddito di cittadinanza diverrebbe, giustamente, solo strumento temporaneo di contrasto alla povertà».
 
Toti: sì al Mes ma impariamo a spendere i soldi
«Va bene il Mes, ben venga. Così come il Recovery fund. Io, però, sono impressionato…». Giovanni Toti, presidente della Liguria, intervistato sul Corriere della Sera da Marco Cremonesi, si dice stupito della discussione politica che divide al loro interno maggioranza e opposizione sul Mes. Che cosa la impressiona? «Mi fa impressione un Paese che discute su come aumentare il debito, cosa che oggi credo sia doverosa, ma non si premura affatto di capire come spendere le possibili risorse. Del resto, sta per andare in Cdm un decreto Semplificazioni che sarà un decreto complicazioni, cosa del resto sempre accaduta». Perché parla del decreto Semplificazioni? «Perché eravamo il Paese che ha costruito 800 km di Autostrada del Sole in 5 anni e siamo diventati quello in cui per aprire un cantiere pubblico servono dai 6 agli 8 anni. Per questo credo che la discussione più urgente sia quella su come spendere bene le risorse che arriveranno con il Mes e in altri modi». Il suo alleato Salvini teme che il Mes apra la strada alla troika e a scenari greci. Lei no? «Io francamente non temo l’arrivo di troike, ho paura della troika che è in noi stessi. Già oggi abbiamo fermi tra ministeri, bollinature ed enti vari qualcosa come 120 miliardi. Io faccio una domanda agli amici che, come me, pro tempore, si occupano di politica: noi eravamo i campioni d’Europa nelle costruzioni, ora abbiamo una sola impresa, peraltro controllata dalla Cdp. O gli imprenditori sono diventati tutti somari, oppure c’è qualcosa che non va nel nostro sistema degli appalti». Il modello Genova che lei incarna può essere un modello per tutta Italia? «Credo di sì, ma il problema è che viene visto come fumo negli occhi da chi sguazza nell’immobilismo stantio. Peraltro, non è che a Genova siano saltate le regole: sono state applicate quelle europee».
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